Banalità

19/1/2010

Sotto ‘l velame de li versi str*

Tag:, , — oracolo @ 1:16 am

Perdo tempo a scriver tre parole
pensando possa esser cosa lieta
(eppure le persone restan sole)

d’altronde la decenza ben mi vieta
di creder d’aver qualcosa da dire
che renda te, lettor, persona quieta

togliendoti la voglia di morire.
Se salti sotto al tren non ti dissuado
ma chiedo per favor, fammi finire

nel volger d’un minuto a letto vado
per cui la sofferenza sarà breve.
Costretto dentro ai versi, ci ricado

e scrivo di coscienza un flusso greve
ch’ha pochi punti fermi, ma distrae
la mente del creator, ch’è affatto lieve

e da postacci tetri mostri trae
che soffocano il sole e pur la luna
qual strozza il p2p l’astuta SIAE.

Se cerchi una ragione che sia una
di questo scriver mio sì poco degno
non passa il tuo cammello dalla cruna

ma vedi dietro al mondo un gran disegno
per cui l’osservator ben si convinca
che la vita non sia degli altri pegno?

Non sembra il vaneggiar d’uno che trinca
con l’espressione scema mentr’aspetta
ch’al Superenalotto un dì si vinca?

Se ancora cerchi il treno, fallo in fretta
alle sette e trentuno l’Intercity
veloce ti trasfomerà in pappetta.

Se invece i tuoi pensieri son più miti
un poco sei incosciente, te lo dico
e forse a tue rotelle mancan viti

ma tanto non possiamo farci un fico
c’è sempre un pezzo ad esse, che non entra
nel tetrisian mosaico che, mio amico,

prepara la tua mano, e si concentra
come la testa mia (ma siamo in tanti)
nei posti puzzolenti ove s’addentra.

Allor tiriamo giù un bel po’ di santi
non ci spariam, per tema del rinculo
con far un po’ imbronciato, sempre avanti

tiriamo noi, testardi più d’un mulo,
sebben qualcuno dica ch’è scurrile,
gemiamo tutti insieme “vaffanculo”.

17/1/2010

2c

Tag:, , — oracolo @ 2:35 am

«Cosa fai con quella penna a punta sottile?»
«Un corridoio.»
«Lungo quanto?»
«Infinito. Vedi, se faccio le righe così, e poi sempre più vicine, e con la penna sottile posso farle proprio vicine, alla fine il corridoio diventa quel puntino nero. Ma non è finita lì! In quel puntino nero il corridoio continua, e se tu camminassi vedresti sempre queste righe, sempre più vicine, ed un puntino nero in fondo.»
«Perché ti piace?»
«Perché su questo foglio, che è piatto, ci sta una cosa profonda.»
«E quest’altro foglio, con i puntini blu ed arancioni?»
«E’ la polvere. Se metti gli occhialetti sembra polvere, con alcuni granelli vicini al tuo naso, altri sepolti dentro al foglio. Vedi? Sembrano nel tavolo. Ma è impossibile, non c’è un buco nel tavolo.»
«E questo ricciolo dorato?»
«E’ un ologramma. Lo fanno con il laser. Vedi come sembra sospeso nell’aria? Come sfugge dal vetro? Sono sicuro che è in un altro mondo, quel ricciolo. Se lo guardi e ti sposti a destra… ecco, così… vedi? Vedi quel riflesso? C’è qualcosa lì dietro, ma non riusciamo a vederlo bene perché la nostra finestra su quell’altro mondo è piccola come il vetro.  Ma nell’altro mondo è tutto collegato: il ricciolo, la piccola piramide circondata dalla sabbia dorata, i due dadi, il drago Elliot e la Crepereia Tryphaena del libro di educazione artistica.»
«Questi li conosco, invece. Stereogrammi, vero?»
«Sì, ho capito come si fanno. Tutto da solo, anni prima di Google e dei cellulari. Che bravo, eh? Altro che Gauss. Ma sono meno divertenti: quelli che li vedono, li vedono, gli altri ti guardano come se fossi scemo. Poi se dici alla gente “rilassati, fissa un punto distante…” ti prendono per Giucas Casella ed il gioco è finito. Tra l’altro il mondo degli stereogrammi è monocromatico ed a strati. Secondo me lì non ci arriva la sabbia dorata, e tantomeno il drago Elliot: solo un sacco di dinosauri e delfini.»
«Capisco. E perché mi stai raccontando tutto questo?»
«Non so. Credo perché un po’ ci ho sempre creduto, a questi mondi dietro ai foglietti, ai vetri, agli schermi. Ed ora la gente inizia a scoprirli. Ma non so se capisce quanta magia c’è in tutti quei posti nascosti alla vista, pieni di geometrie perfette.»
«E tu lo capisci?
«Io ci ho vissuto un sacco di tempo, alla luce dei fari alogeni, in mezzo alle illusioni dietro al vetro.  So che magari non è una gran cosa… Ma uno c’è stato, la bandierina non ha potuto mettercela, la macchina fotografica non l’aveva e le cartoline erano troppo piatte per raccontare. Ed allora ne parla come fanno i vecchi con la guerra, o con le ciliegie rubate d’estate.»

15/1/2010

Cappuccini – 2

Tag:, , — oracolo @ 4:47 pm

Attenzione: come forse si intuisce dal titolo, questo post è il seguito di Cappuccini. Andrebbero letti in sequenza. Ma anche no.

Web Application, versione “Il mondo è bello e colorato”
Cre.am (2.0) (Beta) fa i cappuccini online. Non c’è bisogno di registrazione e memorizza sul server fino a cinquanta cappuccini che puoi recuperare ovunque tu abbia accesso ad internet.
Se vuoi funzionalità avanzate, come la condivisione di cappuccini con gli amici e l’integrazione con Google Docs, puoi fare il login tramite OpenID (così non devi ricordare un altro username ed un’altra password).
E’ gratuito; pagando, puoi memorizzare sul server infiniti cappuccini anziché cinquanta.
Il sito ha una versione mobile ed un’applicazione gratuita per iPhone.

Web Application, versione “Alice ti fa i cappuccini”
Fai il tuo cappuccino con Alice è la web application del tuo provider che ti permette di fare deliziosi cappuccini!
Ti basta fare il login con lo username che usi per accedere ad internet, aggiungendo in fondo “@alicemifafareicappuccini.tin.it”, la password che usi per controllare la posta (mi raccomando: non quella che usi per accedere ad internet!) e le cifre dispari del tuo codice fiscale!
Potrai fare dieci cappuccini giornalieri e condividerli con tutti i tuoi amici che usano Alice Messenger. Richiede Macromedia Shockwave ed Internet Explorer 6; assicurati di disabilitare l’antivirus prima di usarlo. Se non risponde, ricarica la pagina e rifai il login avendo l’accortezza di usare le cifre pari del tuo codice fiscale anziché le dispari.

Facebook, versione “Finalmente l’applicazione che aggiunge al tuo profilo il tasto per i cappuccini! Funziona veramente!”
Se ti iscriverai anche tu a questo gruppo e scartavetrerai le parti intime di almeno trenta tuoi amici, invitandoli ad iscriversi, un narcotrafficante sudamericano suonerà domani mattina alla tua porta con le istruzioni per attivare il tasto “Cappuccino” nella tua chat di Facebook!
Accanto ad ogni contatto apparirà il tasto “Invia cappuccino”. Inoltre, potrai personalizzare lo sfondo del tuo profilo con delle simpatiche zebre!

Facebook, versione “Per quelli ke amano bere il cappuccino”
Boh. E’ un gruppo. Ti iscrivi. A te piace bere il cappuccino. Ghghgh, trpp forte.

Facebook, versione “Ehi, il tuo amico ha bisogno di te per fare un cappuccino alla melanzana: clicca qui per aiutarlo!”
CappucciniWorld – Zynga è un’applicazione per Facebook che fa cappuccini di ogni forma e dimensione. I caffè normali li puoi fare subito; per i cappuccini devi avere almeno dieci amici che usano l’applicazione, per quelli con guarnizione al cioccolato almeno cinquanta, per quelli con i disegnini cento amici.
Non temere: ci sono già gruppi e petizioni che chiedono a gran voce i disegnini anche per chi ha pochi amici. E’ solo questione di tempo: vedendo che ci sono tanti iscritti, senz’altro gli sviluppatori di CappucciniWorld verranno mossi a compassione. E, già che ci siamo, se aderisci alla petizione esprimi anche il tuo dissenso nei confronti di chi maltratta l’escherichia coli in Papuasia e chi scuoia i limoni senza pietà.
Ogni volta che fai un cappuccino, quest’ultimo viene fotografato e spedito a tutti i tuoi parenti ed amici; più cappuccini offri, inoltre, più puoi prepararne al giorno, in un’escalation caffeinica senza pari.
Per fare un cappuccino devi cliccare in media in dieci posti e confermare dodici volte, in modo da ricaricare la pagina di facebook almeno quattro volte per poi approdare sull’applicazione in flash che fa i cappuccini veri e propri. Per vedere decentemente l’animazione del caffè che si mescola con il latte è richiesto almeno un processore quad core.

iPhone, versione “Corri il rischio”
iCappuccino (1.59€) è esattamente identica a “Cappuccini”, “iCappuccio”, “CappPhone” e “Stongah!” (tutte presenti sull’App Store); non capisci bene perché costi 1.59€ mentre le altre oscillino tra i settantanove centesimi ed i dieci euro. Nelle recensioni, iCappuccini ottiene quattro stellette da un utente a cui ha cambiato la vita; un altro constata amaramente che le istruzioni non spiegano come accelerare e frenare nel muro bonus. Inveisce contro la Apple, Romano Prodi e gli zingari e minaccia di tornare a Nokia.

iPhone, versione “C’è anche il trial”
iCappuccio (0.79€) fa cappuccini esattamente come iCappuccino, ma c’è la versione LITE completamente GRATIS!
Dei curiosi banner promettono viagra a pochi centesimi, l’icona ha una scritta “GRATIS!!!” in sovraimpressione.
Le altre icone dell’home screen la schifano e si spostano sdegnose ad un quadretto di distanza per evitare la contaminazione, ma per il resto funziona.
Per non istigare la lotta di classe nella schermata principale dell’iPhone tiri fuori un euro e compri la versione full.
Il giorno dopo e per i prossimi sei mesi, grande offerta: l’applicazione diventa gratuita.

iPhone, versione “Doveva esserci il pacco”
Cappuccini (GRATIS!) fa un cappuccino. Una volta, poi basta.
Se ne vuoi fare altri, li puoi comprare tramite in-app purchase.
Però sfrutta l’accelerometro e la bussola in modo da calcolare correttamente il riflesso del sole sulla schiuma, quindi richiede un iPhone 3GS.
Ovviamente non puoi offrire a nessuno i cappuccini che acquisti, ma puoi inviar loro una tua foto mentre li bevi. E postarla su Facebook, Twitter, Flickr, MobileMe e YouPorn (per i feticisti).

iPhone, versione “Viscida pubblicità”
Stongah! (GRATIS!) fa i cappuccini. Per arrivare al tasto delle opzioni, devi prima passare attraverso tre schermate pubblicitarie relative ad altre tre applicazioni della stessa software house.
La prima promette le donnine più nude e più hard dell’intero App Store; la seconda le più hard e le più belle, la terza le più belle e le più nude.
Incuriosito, compri quella delle più belle e le più nude. E’ uno slideshow di ragazze anni ‘80 in bikini, cotonate & spixellate, accompagnato da una bizzarra musica tedesca. Ah, wunderbar!

iPhone con jailbreak, versione “La filibusta non ha confini”
Scarichi iCappuccino, crackato. Ah, ora si dice “con la cura”.
All’avvio, vieni salutato da una schermata multicolore: “cracked by pistolo85″. I bootloader dei giochi piratati per Amiga si rivoltano nella tomba, borbottando qualcosa sul cattivo gusto.
Per il resto fa quello che deve fare, quando non si pianta. Ogni volta che colleghi l’iPhone ad iTunes ti sembra di sentire una voce minacciosa in lontananza e le luci di casa lampeggiano brevemente. La prima domenica del mese nella rubrica appare il contatto “Satana”; ieri mattina hai dovuto ripristinare tutto perché iTunes sosteneva che l’iPhone fosse un iPod shuffle di prima generazione.
Ma hai risparmiato un euro e mezzo e te la ridi di gusto alla faccia di Steve Jobs e di chi spende un sacco di soldi in cose inutili. Tipo gli smartphone costosi.

iPhone con jailbreak, Cydia, versione “come ti smonto e rimonto il SO”
Cappucciner fa i cappuccini. Opzionalmente, aggiunge agli sms un pulsante “invia anche un cappuccino”. Scrive il numero di cappuccini preparati nella barra di stato. Può cambiare il comportamento del tasto “Home” in modo che quando premuto faccia un cappuccino invece di espletare la sua normale funzione.
Tramite pacchetti separati cambia lo sfondo in modo che sia un cappuccino, rende tutte le icone cappucciniformi, sostituisce il font di sistema con un font cappuccinesco e può generare un gorgoglìo cappuccineo durante le telefonate.
E’ l’applicazione perfetta.
Purtroppo ieri la Apple ha reso disponibile una nuova versione del firmware per il tuo iPhone: hai aggiornato, hai installato da capo Cappucciner ma ora se provi a fare un cappuccino il telefono si pianta uggiolando.

24/12/2009

Viaggio – 28

Tag:, , — oracolo @ 12:51 am

Sono molto più ascetico, da quando è morta la scimmia.

Ogni tanto la sogno. Come questa notte.

Siamo seduti al tavolo bianco, ho in mano “L’arte della guerra” di Lao-quel-che-è. L’edizione condensata ed illustrata, per bimbi bellicosi.

La luce fredda della lampada a LED ci intirizzisce come un bianco Natal in costume da bagno. Mi guarda. La guardo.

«Senti, io e te siamo la stessa persona, no?»

Ahia. So cosa significa quando inizia così. Poso la lettura erudita – benché puerile – e faccio due flessioni per riscaldarmi e prepararmi alla discussione.

«Beh, proprio la stessa persona… non saprei. Diciamo che siamo molto legati. Mi fai un po’ da coscienza, grillo parlante, specchio specchio delle mie brame, fai tu.»
«Ti facevo da coscienza, vuoi dire. Non ci sono più. Questo è un trito espediente narrativo per permetterti di incontrarmi ancora. Se ci fosse da qualche parte un logo Marvel™ potrebbe spuntare un mio clone da qualche parte, o la mia coscienza potrebbe essere stata registrata su un cristallo, o una distorsione del continuum spazio-temporale…»
«Taglia.»
«Il logo non c’è. Io non esisto più. Capito? Ti sveglierai ed io non ci sarò.»
«Sì, ma ora ci sei: stiamo parlando. E come è successo questa volta, potrà succedere altre volte. Non è che lo sceneggiatore sia un mostro di originalità, intendiamoci.»
«Sì, ma io sento la tua mancanza. Magari vorrò farti un discorsone sulla salsapariglia, e tu non potrai ascoltarlo perché non potrò più fartelo.»
«Puoi parlarmene adesso, della salsapariglia…»

Silenzio.

«Cosa fai?»
«Leggo. E’ un classico. Penso abbia a che fare con i sudoku o con la torre di Hanoi.»
«Oh. Sai, pensavo che potremmo fare qualcosa insieme, invece. Quello potrai leggerlo dopo. Sarai triste quando non ci sarò più.»
«”You’ll be lost, and you’ll be sorry when I’m gone”. Dai, lo diceva anche quello là e guarda com’è finito.»

Silenzio.

Rincaro la dose: «Quello che non capisci è che non possiamo farci niente: non ci sarai più tu, non ci sarò più io, non ci sarà più niente. Non c’è controllo su queste cose. Quindi, se vuoi vivere nel presente e parlarmi della salsapariglia ora, te ne sarò grato. Se invece vogliamo crogiolarci nel disappunto per quello che accadrà domani, ignorando il fatto che tutto è ciclico e quindi ci saranno altri mille sogni come questo per parlare della salsapariglia…»
«Sì, scusa.»

Alla fine mi sono svegliato. Non mi ha detto della salsapariglia ed una curiosità pungente mi rode.

O forse non è curiosità. E’ un po’ come fosse… mancanza.

16/10/2009

Giovani Marmotte – 2

Tag:, , , , — oracolo @ 2:38 pm

Come testimonia il post a cui freghiamo il nome, sono già tre anni che il Vostro fa con il cellulare tutte quelle cose che una volta erano considerate cool mentre adesso sono quasi di ordinaria amministrazione: ascoltare musica, navigare sul uèb, inviare e ricevere e-mail, chattare sporadicamente ed a colpi di t9, leggere ebook, creare hotspot WiFi per far navigare gli amicici con portatili ma senza chiavette, abusare di corsivo… ah no, il corsivo no: quello è ancora bandito dalla maggior parte dei dispositivi mobili. Pensateci.

Nel frattempo il software si è potenziato, ed ora Google Maps è abbastanza bravo da dirvi dove siete con una discreta approssimazione e da trovarvi le pizzerie nei dintorni. Sì, anche senza GPS, maggia maggia.

Insomma, il succo è che ormai la battaglia non è più sulle funzionalità. Un Nokia N70, che probabilmente troverete in giro a meno di cento euri – se sapete dove guardare – fa quasi tutta quella roba là sopra. E faticando un po’ troverete applicazioni che ne estendono ulteriormente le potenzialità.

Il succo, dicevamo, è che il “fa questo, fa quello” oramai non ha quasi più senso. Si dà per scontato che quasi tutti i cellulari di un certo prezzo facciano quasi tutto.

Il succo è che aspettare venti secondi perché carichi Opera Mini e chieda quale APN usare o due secondi per avere Safari già pronto fa differenza.
Vedere che è arrivata una mail ed iniziare la litania “sblocca basso basso seleziona lista messaggi basso seleziona aspetta… connessione al server in corso… ecco la mail leggi basso… aspetta… leggi basso… aspetta… opzioni basso elimina destra dal server aspetta…” o aprire Mail, scorrere con un dito e trascinarla nel cestino fa differenza.
Vedere gli ultimi sms in una lista striminzita o organizzati per conversazione, botta e risposta, in un bel font su uno schermo ampio fa differenza.

In altre parole: sì, l’interfaccia utente fa una enorme differenza e preparare il sushi con il coltellino svizzero è una sofferenza.

7/9/2009

Link

Tag:, — oracolo @ 7:47 am

Alludo a qualità liquide nella tortuosa struttura della memoria per cui ritornano esperienze remote – ed in una caramella mou si fondono insieme.

Non è “come quella volta che”: è quella volta che. Che la coscienza abbia una struttura compatta è un’illusione neppure troppo credibile. Al me che si arrabbia perché gli han fregato il posto in fila non importa nulla del me che mastica wasabi; al più revisiona strategia di guerra sulla base dei posti fregati in precedenza. E se il momento è giusto – e la luce anche – le differenze tra un posto in fila e l’altro e tra un masticamento e l’altro diventano insignificanti dettagli in un mare di esperienze ripetute, e ripetute, e ripetute. Come dici? Ripetute, sì.

E quelle irripetibili pure, ché ogni tanto suona la sveglia nel bel mezzo del mezzo e torna un me estratto a sorte che sembra uscito bel bello dalla naftalina in cui era stato incartato al momento dell’irripetibile. Con tanti saluti ed i miei omaggi.

Poi se ne va, tracciando un parallelo con i cellulari che si accendono da soli all’ora della sveglia e quelli che rimangono spenti perché si aspettano di essere sempre accesi.

31/8/2009

Viaggio – 27

Tag:, , — oracolo @ 2:24 am

Reduce da un tragico incontro e con la sensazione di essermi perso qualcosa per strada, cammino sulla sabbia al tramonto. Il piede sinistro sostiene che il mare, l’ultima volta, fosse giusto un po’ meno salato: messo di fronte al fatto che l’aveva assaggiato dopo i pop-corn (e quindi non conta), tace malcelando una punta di stizza.

Il venditore ambulante numero dodici mi ferma e punta il dito accusatore: con ascetico cipiglio sposto il dito, ma non l’accusa.

«Neppure una settimana fa tu mi hai privato del mio più caro fratello!», biascica il mentecatto. «Ti si era avvicinato con aria amichevole ma tu l’hai picchiato selvaggiamente, gli hai rotto due costole e l’hai buttato in mare. E’ morto annegato di lì a poco.»
«Ah, sì?»
«Già. Non potrai ridarmi mio fratello, ma almeno condividerai un po’ della mia sofferenza: indosserai queste infradito taglienti et urticanti e con esse percorrerai ogni giorno il litorale.»

Non mentiva: indossare infradito taglienti et urticanti e con esse macinare kilometri e kilometri è una sofferenza forse più volgare rispetto alla perdita di un consanguineo, ma non priva di una sua dignità beffarda e redentoria. Pratico per almeno sei mesi l’esercizio della dolorosa passeggiata, sino a trasformarmi i piedi in un paio di prosciutti sanguinolenti, quando ti incontro – chi l’avrebbe detto? – il venditore ambulante numero dodici, che le circostanze e l’ora tarda hanno trasformato nel numero cinque appena dopo cena.

«Oh, numi!», incalza, «potrai mai perdonarmi? Mesi e mesi fa ti ho accusato dell’assassinio del mio prediletto fratello, e ti ho costretto a calzare il supplizio! Ma proprio ieri sul litorale ho incontrato il vero assassino: ti assomiglia così tanto da avermi tratto in errore. Ti prego, restituiscimi le infradito, ché io possa infliggerle a lui; e perdonami, se puoi, poiché sono stato così avventato ed ho fatto patire ad un innocente le pene dell’inferno!»
«Ah, sì?»

Devo dire che senza infradito nefaste la vita si apprezza anche un po’ di più.
Un paio di giorni dopo incontro il venditore ambulante numero due tra colazione e pranzo.

«COCCO! COCCO FRESCOO! TRE PEZZI, MILLE LIRE!»
Lo uccido.

28/8/2009

Satori da (altro) osservatore passivo

Tag: — oracolo @ 2:27 am

Non sta succedendo davvero a me. Questa stanza è assurda, dal colore delle pareti all’idea che io abbia bisogno di respirare per vivere.

Ricorderò di essere un gruppetto di atomi tenuti insieme da una manciata di forze nei pressi di una qualche stella e, seduto, farò finta di avere un battito cardiaco e di essere coinvolto in una sequenza di avvenimenti scritti da qualcun altro ma che in ultima analisi non cambieranno la mia vera natura di roccia bislacca.

26/8/2009

Flasback – B

Tag:, — oracolo @ 2:07 am

La serata è calda. Sarebbe silenziosa se non fosse per il suono del cannone laser, generosamente offerto da Paula.

Guarda cosa si inventano. Nel bel mezzo di un platform (ma uno figo, eh, niente animaletti con gli occhioni… un certo Turrican II) tre livelli di sparatutto a scorrimento orizzontale. Il dischetto, piratato con la solita disinvoltura la settimana scorsa e dotato dell’etichetta bianca di rito, gira tranquillo nel drive. Poi c’è questo muro bonus: per superarlo l’hai imparato a memoria. Non c’è altro modo.
La mente è completamente sgombra mentre muovi il joystick con gli occhi fissi nei fosfori di un televisore a 17″. Chissà, forse ricorderai l’esatta sequenza che ti consente di non schiantarti contro le pareti – basso, alto, basso, alto, BASSO!, IN BASSO CI SONO LE VITE!, accidenti qui si muore sempre – tra dieci anni. O quindici. Facciamo diciotto.

I piani per domani mattina sono diversi. Ci si deve liberare di quei dannati chierici. Non una o due volte. Cinquanta o sessanta, almeno, così si sale di livello e si può lanciare Power Word Kill. Non sei tu ad essere maniacale, sono loro che si ostinano a resuscitare ogni volta che passi in quel corridoio… oddio, non proprio ogni volta che passi in quel corridoio. Ogni volta che ci passi dopo essere saltato almeno tre volte (avanti e indietro, come uno scemo) nel teletrasporto. Dettagli.

Comunque la serata è calda. Il dischetto non proviene dal pirata di fiducia, per una volta, ma da una riunione conviviale con i compagni del corso di inglese. L’originale (il dischetto, non la riunione né il corso né l’inglese né tantomeno il pirata) non era stato ritenuto degno dell’etichetta bianca: qualcuno aveva inciso a fondo il nome del gioco direttamente sulla plastica, probabilmente con una matita 20 o 30h. La tua copia è ovviamente più chic e custodita nell’apposito raccoglitore.

Ma è tardi. Tempo di spegnere tutto ed iniziare il rituale serale – anche quello, magari destinato a rimanere immutato per i prossimi dieci. O quindici. Facciamo diciotto anni.

E giù sotto le lenzuola. Ma proprio sotto, ché all’ombra dalla pelle bianca e senza lineamenti non venga in mente di fare scherzi durante la notte.

7/6/2009

Viaggio – apologo

Tag:, , — oracolo @ 2:49 pm

Il bradipo sonnecchia. Lo risveglia un dialogo:

«Che è un apologo?»
«Non lo so.»
«Un apolide è uno senza nazionalità…»
«Non c’entra niente, quella è la “a” davanti.»
«C’è da guardare sul dizionario.»

Il bradipo vede passare barellieri che trasportano una scimmia. Butta un occhio ad una lettera che gli è appena arrivata:

Direi che l’articolo è un ottimo esempio del suo stile, se ti ritrovi con il suo tipo di introspezione leggi anche il libro, se ti viene voglia di bruciarlo, no :P
(Non ci provare: i tuoi apologhi sono molto migliori e più sofisticati del suo pippone sulla buca)

Prende distrattamente un grosso dizionario, lo apre a caso:

Sincronicità: Breve racconto, in cui si fanno parlare cose e animali, e dal quale si deduce una verità morale.

Poi ricorda di essere un bradipo e di non saper leggere; torna a dormire.

Lo spirito della scimmia, tassonomicamente scocciato, urla: «”Gli animali non parlano” è un cliché, non un viaggio! E che diamine!»

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