Viaggio – 35

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

La vita del maestro è più ardua di quanto diresti.

Libero da scimmie, mi imbatto in un paio di individui giallovestiti che la scimmia ce l’hanno, eccome. Non so se come la mia, ma non siamo mica qui a vedere chi l’abbia più esteso in lunghezza.

Uno dei due sta piangendo amaramente sui cocci di un coccio, evidentemente rotto di fresco.

«Serve un recipiente?» chiedo, con non ligure disponibilità. «Ne ho qui uno che risale a Diogene: se servisse ad alleviare la Vostra sofferenza…»

«Lei non capisce!», interrompe l’altro sfoggiando un monosopracciglio accigliato che neppure Élio. «Non è per questo coccio! È perché la rottura del coccio lo fa riflettere sulla precarietà della vita.»

«Eh?»

«Sua madre perì, uccisa da un Bricco delle Feste del Mulino Bianco sfuggito al controllo. Da allora ogni oggetto che si rompe è per lui nefasta cifra di quel funereo evento. Ora, se lei…»

«Aspetti! Mi scuso, ma la mia offerta di un recipiente…» e qui mi fermo, perché il pianto del disgraziato raggiunge vette imbarazzanti. Indago: «Sì, ma ora che succede?»

«Ancora non capisce? Prima, mentre parlavo, lei mi ha interROTTO. Questo è sufficiente.»

Esterrefatto, guardo i due giallovestiti.

Arrotolo la manica destra, mi gratto l’avambraccio; mi fermo quindi per alcuni secondi, batto il piede sinistro tre volte a terra, esclamo: «FRUTTA!». Poi mi giro, gettando dietro di me un biglietto del treno usato ma mai obliterato.

Entrambi mi guardano: alla grattatina, quello che ancora non piangeva inizia. Alla frutta, il disperato sviene, come crepato dal crepacuore. Dopo il biglietto, anche l’altro è ridotto così male, ma così male che quando mi grida: «Lei, SIGNORE, è davvero malvagio, davvero malvagio!» mi fa quasi pena.

Baah. Che si impicchino.

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