Viaggio – 33

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

Ancora separato da una certa fastidiosa presenza e pertanto in stato di perenne, estatica illuminazione, reputo doveroso rivelare i dettagli di una nuova religione.

Lo faccio sotto un albero binario, discretamente bilanciato. Per sfuggire ai morsi del freddo mi son buttato qualcosa sulle spalle. Due fette di prosciutto, Dio ci Salvi.

C’è qui il mio principale ed unico discepolo, il signor medico generico. E’ lui che fornisce l’incipit appropriato: «Dica trentatré!».

Non me lo faccio ripetere, per paura di Luciano Onder.

«Il punto di partenza è che è difficile fornire credenze che funzionino per tutti: propongo quindi che ognuno adotti le proprie, in accordo con la constatazione pratica che in qualcosa bisognerà pur credere o i tramonti diventano noiosi e le separazioni più dolorose di quanto umanamente accettabile, a prescindere dall’allenamento.

Si parta dalle proprie conoscenze scientifiche, se ne identifichino rapidamente i limiti e si interroghi il circondario per espanderle quanto basta. Si raggiunga quindi un asintoto conveniente, poiché lì ci si dovrà fermare per avere un punto di partenza.

Se si ritiene, ad esempio, che le stelle cadenti siano scarabei arroventati che Belzebù scaglia sul pianeta per provocare disagi e desideri, sarà opportuno interrogare un numero congruo di amici e/o parenti in modo da mettere alla prova questa personale convinzione e mutarla progressivamente in una tesi che raccolga più consensi. Nel caso delle stelle cadenti, probabilmente si giungerà a qualcosa come “scogli che vagano per l’universo e sporadicamente si abbattono sul nostro pianeta in preda alla noia e ad un certo, titanico senso di sfida”. Questo sarà il punto di partenza.

Dal punto di partenza si potrà ricamare in diversi modi in modo da appagare i propri desideri esistenziali. Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che il moto dei meteoriti non sia completamente deterministico: microfluttuazioni nella loro traiettoria potrebbero essere strettamente collegate con la data del nostro ultimo pianto di gioia, cosicché la collisione di una di esse con l’atmosfera terrestre sarebbe foriero di un periodo di prolungata prosperità emotiva.

Non importa che la teoria venga rasata senza pietà dal rasoio di Occam, ancorché privo di doppia lama. L’importante è che contenga abbastanza pseudoscienza da non poter essere confutata in un minuto dalla nostra cerchia di amici e conoscenti.»

«In concreto?»

«In concreto niente, insolente medico generico. Per qualche motivo siamo forme di vita a quattro dimensioni con una coscienza che ne percepisce al massimo tre contemporaneamente, ed ha un vago intuito della quarta ma la può osservare in una sola direzione. Questo conferisce alla bizzarra struttura autoreferenziale che chiamiamo mente una curiosa ossessione per i limiti, sia di spazio che di tempo, e fa sì che continuiamo a sbatterci contro – nelle tre dimensioni come nella quarta – ignorando la banale verità: questi fastidiosi limiti ci definiscono, se non ci fossero non saremmo qui a porci il problema. Incidentalmente, ogni tanto il castello di carte viene giù ed abbiamo una breve percezione della coesistenza di tutti i momenti: accade quando il mal di stomaco attiva certe risonanze sinaptiche, e la nostra memoria genetica recupera barlumi della coscienza delle amebe che, seppur solitamente mute, avrebbero un sacco di cose interessanti da dire»

«Sembra complicato ed ha un gusto stantio e già sentito.»

«Non hai capito niente, poco ascetico medico generico: hai chiesto un esempio, ti ho mostrato cosa può andar bene per me. Sta lì la rivoluzione: fatti la tua, di religione!»

«Quando delle persone si vogliono bene, le frequenze dei loro respiri sono tutte divisori dello stesso numero divino e lo rimangono anche se sono distanti tanti kilometri; emettono una luce buona ed invisibile, che si propaga da chi ne ha di più verso chi ne ha di meno in quel momento, anche se sono distanti parecchi quartieri; ogni venti minuti uno stesso pensiero rimbalza da uno, all’altro, ad un terzo e si esprime nelle loro menti come immagini diverse ma con un profumo simile; i sorrisi sono gratis ma gli screzi si pagano.»

«Ma mi ascoltavi mentre parlavo?»

«Ti voglio bene. 1404585 diviso 1365.»

«Eeeh?»

«In respiri all’ora, ho sempre detestato gli Hertz.»

Dopotutto è un bravo medico generico, anche se la storia dei sorrisi non l’ho capita. Ora sarà meglio che mi faccia crescere i capelli, mi tagli la barba e mi cerchi una croce comoda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *