Viaggio – 32

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

I racconti della scimmia

I mondi ultraterreni sono vari, ed eventuali. Fu in uno di questi che li incontrai, nel centro dei centri commerciali.

Per sua natura, il centro dei centri ha molti piani; lui stava per lo più in articoli da mare. Lei in abbigliamento donna. Si incontravano sulla scala mobile, poco dopo la pausa pranzo.

Non seppi mai quando si fossero conosciuti. Un giorno, vidi lui sulla scala con un mazzo di rose. Lei arrossì già tra il quarto ed il quinto piano. All’altezza delle idee regalo lo baciò appassionatamente, con tutto l’amore che il nero corrimano fra loro permetteva prima di allontanarli, fastidioso.

Non seppi mai neppure se si vedessero fuori dal centro del centro dei centri commerciali. Lui dava l’impressione di non muoversi mai molto da lì. Lei, forse, ogni tanto usciva.

Lui iniziava a parlarle non appena la vedeva spuntare, anche se era distante, anche se sentivano tutti tranne lei; quando era vicina vicina, parlava anche lei. Poi i due si riallontanavano, e qualche volta un avventore impietosito dava a lui le risposte che non aveva fatto in tempo a ricevere.

Ogni tanto lo facevo io, scimmia in prestito.

«Com’è andata ieri sera? A che punto sei con il libro? Faceva caldo, oggi, da te? Domani ci vedremo o fate inventario?»
«Facciamo inventario, quindi non mi sposto dal reparto. Il libro è bellissimo, poi ti racconto!»
Lei avrebbe voluto continuare, glielo si leggeva in faccia, ma il tempo era quello che era e la scala mobile piuttosto solerte. Lui era deluso, quindi intervenivo timidamente: «Ieri sera è andata ad una conferenza sul realismo russo. E’ una che legge cose impegnate, sai? E da lei faceva un po’ caldo. Però non ha ascoltato tanto, durante la conferenza. Mi ha detto che non pensava ad altro che a te.»
Lui stava un po’ meglio. «Davvero non riusciva a seguire? Perché pensava a me?»
«Eh, già. Te lo dirà lei stessa domani, se avrà tempo, vedrai. Anzi, dopodomani perché domani c’è inventario.»

E via così, di anno in anno. Il dialogo era breve ma indispensabile. Ogni tanto lui girava con spillette “Ti amo” rubate al reparto idee regalo, per risparmiar parole e poter chiedere qualcosa sul giorno prima, o per raccontare aneddoti sugli articoli da mare. Quando raccontava aneddoti lo preferivo, perché non dovevo inventarmi nulla per riempire i vuoti che le scale mobili lasciavano nella vita di lei. O meglio, nella di lui percezione della vita di lei.  Insomma, avrete capito che le scale mobili sono delle stronze come non ce n’è.

Il momento più commovente della loro telegrafica storia d’amore? Quando un lunedì mattina mancò la corrente e le scale mobili si fermarono per dieci, lunghissimi minuti. Lui non riusciva a smettere di parlare mentre la riempiva di baci, e lei era davvero stata alla conferenza, e davvero non aveva pensato ad altro che a lui.

Non seppi mai se la storia della conferenza l’avessi azzeccata per caso o chissà.

Un giorno, al posto delle scale mobili installarono degli ascensori gialli e di loro non ebbi più notizie.

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