Viaggio – 27

Reduce da un tragico incontro e con la sensazione di essermi perso qualcosa per strada, cammino sulla sabbia al tramonto. Il piede sinistro sostiene che il mare, l’ultima volta, fosse giusto un po’ meno salato: messo di fronte al fatto che l’aveva assaggiato dopo i pop-corn (e quindi non conta), tace malcelando una punta di stizza.

Il venditore ambulante numero dodici mi ferma e punta il dito accusatore: con ascetico cipiglio sposto il dito, ma non l’accusa.

«Neppure una settimana fa tu mi hai privato del mio più caro fratello!», biascica il mentecatto. «Ti si era avvicinato con aria amichevole ma tu l’hai picchiato selvaggiamente, gli hai rotto due costole e l’hai buttato in mare. E’ morto annegato di lì a poco.»
«Ah, sì?»
«Già. Non potrai ridarmi mio fratello, ma almeno condividerai un po’ della mia sofferenza: indosserai queste infradito taglienti et urticanti e con esse percorrerai ogni giorno il litorale.»

Non mentiva: indossare infradito taglienti et urticanti e con esse macinare kilometri e kilometri è una sofferenza forse più volgare rispetto alla perdita di un consanguineo, ma non priva di una sua dignità beffarda e redentoria. Pratico per almeno sei mesi l’esercizio della dolorosa passeggiata, sino a trasformarmi i piedi in un paio di prosciutti sanguinolenti, quando ti incontro – chi l’avrebbe detto? – il venditore ambulante numero dodici, che le circostanze e l’ora tarda hanno trasformato nel numero cinque appena dopo cena.

«Oh, numi!», incalza, «potrai mai perdonarmi? Mesi e mesi fa ti ho accusato dell’assassinio del mio prediletto fratello, e ti ho costretto a calzare il supplizio! Ma proprio ieri sul litorale ho incontrato il vero assassino: ti assomiglia così tanto da avermi tratto in errore. Ti prego, restituiscimi le infradito, ché io possa infliggerle a lui; e perdonami, se puoi, poiché sono stato così avventato ed ho fatto patire ad un innocente le pene dell’inferno!»
«Ah, sì?»

Devo dire che senza infradito nefaste la vita si apprezza anche un po’ di più.
Un paio di giorni dopo incontro il venditore ambulante numero due tra colazione e pranzo.

«COCCO! COCCO FRESCOO! TRE PEZZI, MILLE LIRE!»
Lo uccido.

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