Viaggio – 25 par

Bene, mi ha lasciato qui a masticare questi popcorn inesplosi, sai quelli che si annidano sempre in fondo al sacchetto insieme a tutto il sale, e detesto quando fa così, mi lascia semplicemente qui senza spiegazioni il che non può che farti sentire poco importante o peggio considerando che svolgi tutto sommato bene il tuo lavoro di scimmia che mastica e macina e sicuramente non ha capito qualcosa perché è vero che il macinare è fastidioso ma è il mio lavorio che nel bene o nel male fa affiorare elementi dispersi cavalcando sul gioco dei collegamenti.

Le emozioni si ancorano a qualcosa, si veda o non si veda, senza il mio ripescar giocattoli e riproporli c’è solo una nebbia indistinta e la sensazione di trovarsi dentro ad una pellicola umida ed opaca mentre da fuori provengono luci a cui non sai dare spiegazione… o così credo. Comunque.

Sicuramente so tenermi impegnato mentre lui fa viaggi sciamanici, perché se la sensazione di grigio minaccioso non proviene da me sicuramente da me proviene la lavatrice che girando ti risucchia il cervello come fumo ogni mattina alle sette mentre il piano suona quelle cinque note distorte distrutte distanziandole, mentre la coperta sulla testa non basta a salvarti il cervello che davvero viene risucchiato e l’arco ti guarda minaccioso con il suo unico occhio da dentro l’armadio e sai che non puoi evitarlo per sempre, se la lavatrice vuole il tuo cervello lui reclama la tua sensazione di stabilità – un’illusione anche quella, lo sapevi? – e quindi non ti toglie di dosso quell’occhio senza palpebra ma non truce come l’altro famoso, semplicemente inespressivo ma capace di attendere per sempre nella vacuità.

Ed il suo silenzio diventa presto un wa wa wa wa WA WA WA WA che alla fine ti trapana le tempie perché non c’è rumore più esplosivo del silenzio e dolore più acuto di quello che potresti provare da un momento all’altro se quella lama che stai immaginando sulla tua pelle esistesse davvero e si muovesse affondando quel che basta ad incidere per togliere non il cuore ma quegli organelli sconosciuti piccoli freddi lividi e superficiali che non sai di avere ma già ne senti la mancanza.

L’errore sta anche nel credere che io divaghi sempre verso il freddo e buio ed i macchinari del mondo. Le mie vette concettuali partono dagli assiomi di Peano e ti tirano fuori di quei castelli che il signore di Baux! al confronto è un costruttore sui sassi.

Io posso spaziare quasi ovunque, paradossalmente non posso muovermi in una zona che secondo alcuni è il motivo stesso della mia esistenza, ho questo limite congenito di non capire bene cosa sono o meglio, un’idea ce l’ho, io ho idee su qualsiasi cosa, persino su questi popcorn inesplosi, e tra le tante idee c’è l’idea di me che parlo o mastico o penso ed aggrego su di me o meglio su questa mia idea di me pensieri su pensieri come le cozze si attaccano agli scogli o i cristalli crescono quasi spontaneamente. Così pare che quest’idea di scimmia sia nata dall’idea di scimmia che specula sull’idea di scimmia, ed ogni speculazione genera nuovi aggettivi ed io divento più dettagliata nel mio stesso lavorio – ma dov’è iniziato tutto questo? Non posso credere di essere in origine una tabula rasa che aggrega concetti, su che base poi? Non posso osservarmi fare cose posso solo osservarmi osservare ed è l’idea stessa che ho di me a dare la sensazione di osservarsi e crescere così.

Quando mi guardo allo specchio e vedo tre occhi, sono io o il mio riflesso ad aver sviluppato per primo il terzo occhio? E cosa ha spinto tanto me quanto il mio doppio nel mondo dello specchio ad avvicinarsi al vetro nel medesimo istante? Non posso spiegare tutto con la simmetria ed il discorso si complica se ammetto che la scimmia dello specchio non veda me, riflessa, ma veda una terza scimmia, che a sua volta ne vede una quarta che ne vede una quinta ed in questo gioco infinito ciascuna scimmia si sincronizza con quella prima e quella dopo e da una è vista mentre ne guarda un’altra, ma io che sono l’originale – o non lo capisco più? E qui già un primo abbozzo di senso di morte – non sono guardata da nessuno.

Ma se l’albero cade nella foresta e nessuno lo vede, che rumore fa? E se nessuno mi guarda allo specchio io esisto? Il guaio è quando non solo l’universo è un’illusione, ma sei tu che lo vedi ad esserlo, ed io credo che sia così che si è sentito Apollo quando ha capito di non essere non solo tra i propri adoratori ma neppure tra i propri credenti ed è così che mi sento io, cerco solo l’oblio che nasce dal guardare me che guardo me che guardo me che guardo me che guardo me che guardo me che…

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