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Sotto ‘l velame de li versi str*

Perdo tempo a scriver tre parole
pensando possa esser cosa lieta
(eppure le persone restan sole)

d’altronde la decenza ben mi vieta
di creder d’aver qualcosa da dire
che renda te, lettor, persona quieta

togliendoti la voglia di morire.
Se salti sotto al tren non ti dissuado
ma chiedo per favor, fammi finire

nel volger d’un minuto a letto vado
per cui la sofferenza sarà breve.
Costretto dentro ai versi, ci ricado

e scrivo di coscienza un flusso greve
ch’ha pochi punti fermi, ma distrae
la mente del creator, ch’è affatto lieve

e da postacci tetri mostri trae
che soffocano il sole e pur la luna
qual strozza il p2p l’astuta SIAE.

Se cerchi una ragione che sia una
di questo scriver mio sì poco degno
non passa il tuo cammello dalla cruna

ma vedi dietro al mondo un gran disegno
per cui l’osservator ben si convinca
che la vita non sia degli altri pegno?

Non sembra il vaneggiar d’uno che trinca
con l’espressione scema mentr’aspetta
ch’al Superenalotto un dì si vinca?

Se ancora cerchi il treno, fallo in fretta
alle sette e trentuno l’Intercity
veloce ti trasfomerà in pappetta.

Se invece i tuoi pensieri son più miti
un poco sei incosciente, te lo dico
e forse a tue rotelle mancan viti

ma tanto non possiamo farci un fico
c’è sempre un pezzo ad esse, che non entra
nel tetrisian mosaico che, mio amico,

prepara la tua mano, e si concentra
come la testa mia (ma siamo in tanti)
nei posti puzzolenti ove s’addentra.

Allor tiriamo giù un bel po’ di santi
non ci spariam, per tema del rinculo
con far un po’ imbronciato, sempre avanti

tiriamo noi, testardi più d’un mulo,
sebben qualcuno dica ch’è scurrile,
gemiamo tutti insieme “vaffanculo”.

Viaggio – 22

Corrente alternata

«Studio il lento volver della ruota
calcolando l’attrito ed il momento
e la sua volontà tutta m’è nota.»

«Vedo» dico all’uomo «ed il lamento
che pare di sentire ad ogni giro?
Annega la mia strada il suo tormento

«Il mio cuore!» sbotta lui, «Né più io m’iro
né m’affanno, dal dì in cui lo gettai
nel marchingegno che tutt’ora ammiro

e studio. Geme, e non si ferma mai.»
«Pietra storta! Macini il tuo cuore?
Non provi amor, né sentimenti dai!»

«Rido di rime sì banali… muore
il saggio se ascolta la burrasca.
Fu mia scelta imposta dal dolore.

Or brilla la mia mente, così fresca
che penetra il deserto, e lo capisce.»
Com’uomo prigionier ch’infine esca

la ruota guardo, sulle pietre lisce
e il mastro, e le parole tetre
sussurrano una vita che finisce.