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Information Overload

Ne parlano un po’ tutti, ultimamente: la Repubblica, Gina, io

Il bombardamento di stimoli è diventato imbarazzante: c’è sempre un’altro feed da consultare, un altro forum in cui rispondere, un’altra e-mail da leggere, un altro sms in arrivo, un altro tormentone web nato dal nulla ed autoalimentato. La concentrazione diventa difficile perché il mondo non vuole saperne di stare al proprio posto là fuori: continua ad invadere le fragili barricate del nostro spazio mentale.

Per fortuna, pare che qualcuno abbia finalmente trovato una cura al sovraccarico di informazioni

(Nota per gli assidui lettori: uno è divertente. Due molto meno. Tre fastidioso. Da cinque in poi si passa al tormentone, e se non ti piace è la fine.)

Ordine a posteriori

Eh, ma quanto tempo.

Ci tenevo a precisare che l’ordine mentale non esiste: le idee giacciono alla rinfusa, è l’atto di richiamarle in sequenza che dà loro una parvenza di struttura.

Casomai non si fosse già capito, eh…

Inespresso

pluf

Come una rete neurale il pensiero approssima e, interpolando, ricrea i dati mancanti. Ma non ricrea a caso, si basa sull’ideale o sul suo esatto contrario, in funzione dell’estro del momento.

E’ la base dell’erotismo e della paranoia.

Sovraesposti a stimoli plurimi, ogni tanto amiamo perderci in un libro dalle pagine bianche o in un minuto di silenzio, per potere leggere o ascoltare le parole che sussurra l’io.

Handle

Dalle nostre parti, chiamiamo handle (letteralmente maniglia) un riferimento a qualcosa, l’entità fantoccio che ci permette di agire su ciò a cui si riferisce.

La memoria sfrutta, consapevolmente o meno, delle maniglie: Pascoli è quello fissato con la morte, Leopardi quello dell’infinito ed Ungaretti si illumina di immenso. Due parole che si agganciano a catene di concetti: giusto per dare un nome a nubi di pensiero.

Gli individui ad m elevato e k basso (come me, per amor di precisione) collezionano, nella loro vita, un elevato numero di handle: corrono il rischio di soddisfarsi del numero, dimenticando che ad ogni handle corrisponde un contenuto informativo misero, e tendono a considerarsi esperti.

Considerazioni come queste contengono un numero di riferimenti a sproloqui precedenti ai limiti dell’onesto, ma ogni tanto si ha bisogno di riorganizzare le idee.

Grafo

Un modello, neppure troppo originale, per la mente: un grafo. Il pensiero si sposta sugli archi, seguendo percorsi quasi sempre uguali. Anzi, i percorsi più gettonati sono quelli già percorsi; quando uno di questi ultimi è ciclico, c’è il rischio che il pensiero ci si affezioni al punto da percorrerlo ogni volta che può.

L’uomo razionale lotta per mantenere, ad ogni bivio, il controllo sulla scelta. Di solito non ci riesce, o si convince di aver scelto un percorso che invece segue meccanicamente.