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Prototipo altrui – 2

(o Il Grande Programmatore)

Salve! Ecco un mio script per salvare il contenuto di una cartella in un file, ho deciso di condividerlo con tutti voi:

ls > miofile.txt && echo "Fatto! :-)"

Copiate queste righe in un editor (di solito viene dettagliata tutta la procedura, ma ve la risparmio), salvate il file con il nome “mioscript.sh” ed eseguitelo con il comando:

sh mioscript.sh

e vi ritroverete  con un file, miofile.txt, contenente l’elenco di tutti i file della cartella corrente!!!

Seconda puntata. Sì, niente shebang, siamo superiori. Sì, non ci vuole Leonardo per distinguere un divieto di sosta dalla Gioconda.

Prototipo altrui – 1

Vim è un editor di testo veramente fikizzimo – intendiamoci, io non lo uso perché preferisco Word, ma i miei amici ne parlano benissimo!!!

Per installarlo sulla nostra Ubuntu Box digitate, da terminale:

sudo apt-get install vim

Buon divertimento!!!

Il giorno dopo…

XMMS è un player multimediale che tutti dovrebbero avere! Passiamo alle istruzioni dettagliate per installarlo:

sudo apt-get install xmms

ovviamente da terminale!

Il giorno dopo…

Chi di noi non ha sentito il bisogno di copiare file tra la nostra Ubuntu Box ed un altro pc? Da oggi possiamo farlo con rsync!!!

Ecco un rapido tutorial per installarlo in cinque secondi! Aprite un terminale (Applicazioni -> Accessori -> Terminale) e digitate:

sudo apt-get install rsync

Evviva!

Una discreta fetta di blog italiani dedicati a Linux (e ad Ubuntu, in particolare, ma ce n’è per tutte le distribuzioni) sono di questo tenore. Sì, al quarto giorno qualsiasi essere umano pensante ha capito come si installa un programma, ed ha intuito che il contenuto informativo di ogni post si riduce al nome del programma stesso. Ma questo non impedisce agli infaticabili autori di prodursi giornalmente in quelli che vorrebbero essere tutorial, guide, tips.

Chi pensa che io sia critico solo nei confronti dei poveri blogger linuxari, può tediarsi con i prototipi

Migrazione

Poniamo di aver acquistato un iMac (non l’ultimissimo, quello uscito ieri, ma il modello immediatamente precedente) per il nonno.

Poniamo di accenderlo: all’accensione, una schermata chiede: «Che c’hai della roba su un altro Mac che vorresti qui?»

Guardando l’iMac rosa lì accanto, risalente al 2000, pensiamo «e certo!» e clicchiamo su “Sì”.

Beffardo, quello nuovo ci dice: «Va bene: attaccami all’altro con il cavo firewire, e riavvialo tenendo premuto “T”».

Ipnotizzati, eseguiamo… ci vorranno circa venti minuti, dice.

Passati i venti minuti, ci chiede di scollegare il cavo firewire. Alla schermata di login, accediamo al sistema con le solite credenziali – come password, rigorosamente, la data di nascita – e ci ritroviamo di fronte al wallpaper che c’era sull’altro computer.

Beh, nulla di difficile.

Ed i documenti sono tutti al loro posto.

Che ci vuole, in fondo.

Anche la posta e le impostazioni di sistema, quindi siamo già in rete.

Beh, nulla di troppo complicato.

Anche tutte le applicazioni sono lì al loro posto, ed i collegamenti occhieggiano dal dock. Ne apriamo un paio: funzionano. Anche se alcune sono state compilate per un processore PowerPC, mentre adesso stanno girando felici su un Intel Core 2 Duo.

Mentre ce ne andiamo, ripensiamo ai brividi freddi che ci tormentano quando un amico compra un nuovo pc e ci chiede di trasportare i suoi dati. La mente corre a smontaggi e rimontaggi di hard disk, a cercare di trasferirli via rete ma no, non si può fare perché il vecchio pc non aveva una scheda di rete, o ce l’aveva troppo lenta, oppure quei cavi usb che esportano usb-storage da entrambe le parti ma no, perché sul vecchio c’era solo una usb 1.1. E quando il problema del collegamento fisico dei due computer viene in qualche modo risolto, siamo nelle mani di “Trasferimento guidato file ed impostazioni”, un programmino scritto in fretta, con il nome più lungo di quello che fa.
Anche se saremo riusciti a trasferire i dati, l’amico ci informerà che lui usava sempre “FlipperSheet”, un bellissimo foglio di calcolo con flipper treddì integrato che aveva sul pc vecchio, e lo vorrebbe anche sul nuovo. Alla richiesta del cd di installazione ci ride in faccia, ed iniziamo a trasferire a mano file, chiavi di registro e dll, nella speranza che vada… speranza vana, dopo mezz’ora di ricerche in rete scopriamo che non gira con XP.

Per fortuna gli amici che usano Linux non ci chiamano per migrare i loro dati… ma se chiamassero, una copia bruta della home basterebbe. Se servisse avere subito tutti i programmi già installati, probabilmente una copia dell’intero hard disk farebbe il suo lavoro – metodo crudo, ma efficace per riavere il sistema esattamente com’era. Anche se occorrerebbe aggiornare almeno il bootloader ed eventualmente il kernel… ma ci siamo capiti. Più plausibile che l’incubo Windowsiano, ma comunque distante dal “collega il cavo, riavvia premendo T ed aspetta”.

Uso principalmente un PC compatibile per un sacco di motivi; credo che di strada da fare, per avvicinarci all’immediatezza di casa Apple, ce ne sia ancora parecchia. E non basta scopiazzare gli effetti grafici: la differenza sta in piccolezze come questa della migrazione. Nel poter creare un array RAID trascinando le icone degli hard disk, nell’avviare apache e samba con una spunta, nell’avere la cartella home crittografata in modo trasparente con un paio di clic.

Linux “prende spunto” ed in qualche caso migliora. No, Compiz Fusion non ha più stile di Aqua, per ora è solo un’accozzaglia di effetti grafici carini e qualche volta utili. Un’accozzaglia che uso ed aspettavo da parecchi anni, ma è un altro discorso.

Windows si fa gli affari suoi, e quando scopiazza dimostra di non aver capito ciò che sta copiando. In qualche modo, però, evolve anche lui e sono curioso di vedere che piega prenderà negli anni a venire.

Interfacce – 3

La recente diffusione di Quicksilver per Mac – osannato dai suoi utenti come la panacea, Deskbar per GNU/Linux e l’Instant Search di Windows Vista (senza contare progetti di terze parti come Colibrì o Launchy) è la dimostrazione che l’interfaccia a linea di comando, ben lungi dal morire, sta vivendo una seconda giovinezza.

Per chi non avesse capito di cosa stiamo parlando: i programmi che ho citato sono cosiddetti launcher, ossia programmi che consentono di caricare altri programmi.

Cos’hanno in comune i launcher di cui sopra? Sono veloci e sono i diretti pronipoti dell’interfaccia a linea di comando, quella che molti utenti odierni conoscono solo in una delle sue incarnazioni più spartane: il famigerato “Prompt dei comandi” che ancora oggi occhieggia dal menù Avvio.

L’idea è semplice. Ho installato sul mio computer circa 300 programmi.
Quanto tempo impiego a trovare un’icona specifica fra 300 icone sul mio desktop (ammesso che ci stiano)? Parecchio.
Quanto tempo impiego a trovare una voce specifica in un menù che ha 300 voci? Se le voci sono almeno divise per categorie, meno tempo che a trovare l’icona sul desktop. Avrò bisogno di qualche secondo, se so già dove andare a cercare.
Quanto tempo impiego a scrivere il nome del programma che voglio avviare? Se lo devo scrivere per intero e senza errori di battitura potrei avere qualche difficoltà, specie se non ricordo il nome esatto o se nel nome c’è qualche carattere “strano”. Questo è il limite principale del Prompt dei comandi di Windows, cmd.exe.
Se, invece, dopo aver scritto ogni lettera mi viene presentata una lista di possibili programmi che iniziano con quella lettera (Autocomplete) o che contengono quella lettera, ogni tasto che premo ridurrà drasticamente le possibili scelte. Idealmente le possibilità si saranno ridotte ad una nel giro di cinque tasti.

Ci sono strategie per accelerare ulteriormente il processo.
Quicksilver, ad esempio, ricorda quali programmi uso più spesso: dopo un po’ di allenamento è probabile che sia sufficiente scrivere “f” per evidenziare come scelta più probabile Firefox, il che equivale ad aver creato automaticamente una scorciatoia per avviare il programma.

Estendendo questo concetto non ai soli programmi ma a qualsiasi documento presente nel disco rigido (integrando, cioè, gli applicativi di cui sopra con altri come Spotlight, Beagle/Tracker, Google Desktop Search) otteniamo un’utopia da tempo cercata: l’accesso a qualunque risorsa si traduce in sequenze di pochi tasti, senza bisogno di ricordare con precisione nomi, categorie o percorsi.

Attenzione agli estremismi: l’interfaccia a linea di comando non è sempre la più adatta. Ci sono casi in cui un mouse è un complemento irrinunciabile alla tastiera, come nel caso dei programmi di grafica e fotoritocco. O per gli sparatutto in prima persona, sempre siano dannati i joypad quando usati a tale scopo…

Cappuccini

Ti serve un programma che prepari il cappuccino. Tutti i tuoi amici preparano cappuccini con il computer, quindi non dovrebbe essere difficile trovarlo.

Windows, versione “Il mondo è bello e colorato”
CappuccinoMaker è un unico .exe di 200k, distribuito insieme al sorgente con licenza GPL. Fa il cappuccino.

Windows, versione “Il mondo è bello e colorato ma devi fare scelte responsabili”
CappuccinoMakerPlus è un fork non ufficiale di CappuccinoMaker. Ha un’architettura completamente a plugin: questo gli consente di fare molto più del normale CappuccinoMaker.
Ogni giorno vengono scritti circa trenta plugin. Due funzionano ottimamente, diciotto rendono il sistema pericolosamente instabile ed i restanti dieci fanno piantare silenziosamente il programma senza nessun risultato apprezzabile.

Windows, versione “Il dio denaro”
EasyCappuccino fa esattamente quello che fa CappuccinoMaker, ma per qualche motivo non sai dell’esistenza di quest’ultimo.
EasyCappuccino svolge egregiamente il suo lavoro, ma è shareware: appena 29.99$. Finché non lo registrerai, in media un cappuccino su tre avrà un lieve retrogusto di fogna.

Windows, versione “Il dio denaro è subdolo”
EasyCappuccinoFree è COMPLETAMENTE GRATUITO!
Installa una decina fra trojan/spyware/adware, e per usarlo hai bisogno di un account su SmileyFaces.com (appena 4$ al mese, e ti inviano anche sfondi e suonerie).

Windows, versione “Professssionaaaleeeeeeee…”
MasterCappuccinoXP è la perfetta soluzione integrata per ogni sorta di bevanda calda.
Si basa su AJAX e .net, richiede XP SP 2 ed 1.2 gigabyte su disco rigido. Il demone che si occupa della certificazione d’autenticità del programma può essere condiviso tra tutti i programmi della MasterSoftwareXP, e purtroppo ha qualche lieve incompatibilità con Esplora Risorse e Prato Fiorito.

Windows, versione “Professssionaaaleeeeeeee – la filibusta ci aiuti!”
Scarichi su eMule MASTER_CAPPUCCINO_XP_FULL_PLUGINS_V3.30_BY_SMANACCIONE.zip. Unzippi, e ti ritrovi con MasterCappuccinoXPComplete.rar ed un file di testo che inneggia ai Warez ed alle droghe leggere. Unrarri, e ti ritrovi con CappuccinoMaster_FULL.ace ed un tetris psichedelico. Unacci (!) e ti ritrovi con sette file:

MASTCAPP.cul
MASTCAPP.seg
MASTCAPP.vip
MASTCAPP.coc
MASTCAPP.suv
MASTCAPP.ror
MASTCAPP.lbm

Dopo qualche ricerca scopri che si tratta di un’immagine cd di MASTERBURNER, programma di masterizzazione con snowboard incluso che va per la maggiore tra i bimbi. Ti procuri quest’ultimo (passando attraverso un’inversa sequenza di .ace, .zip e .rar) ed ottieni finalmente il tuo programma.
Installato, scopri che rallenta il sistema fino allo svenimento e che usi esclusivamente due funzioni:

"File -> Perform -> Create -> Cappuccino"

e

"Save".

E’ così professionale, però, che pare brutto disinstallarlo.

Windows, versione “Professssionaaaleeeeeeee – la filibusta ci frega”
Come sopra fino alla masterizzazione, ma poi scopri che è la versione demo. Per avere il codice di registrazione devi andare su un warezsito indicato da un readme.txt, navigare attraverso trenta popup non disabilitabili e scrivere a Rasmus Lino inviandogli cinque dollari.

GNU/Linux, versione “Il mondo è bello e colorato”

apt-get install cappuccino-prepare

Il programma fa quello che ti serve, si configura tramite un semplice file di testo, ha un’interfaccia grafica piacevole ed integrata nel tuo destop environment ed una a linea di comando per soddisfare le tue esigenze di scripting.

GNU/Linux, versione “Il mondo sembrava bello e colorato”
Come la precedente, ma dopo l’installazione scopri che il programma si compone di tre eseguibili (milkboil, coffeeboil e liquidjoin) ed un demone (cappuccinod). Per specificare come vuoi il cappuccino devi modificare due file di configurazione in xml e scriverne uno in un meta-linguaggio di scripting molto in voga negli anni 80. Poi dovrai lanciare gli eseguibili nel giusto ordine dopo aver avviato il demone ed averlo dissuaso dall’usare la porta tcp 80 per interfacciarsi con i client – hai l’assurda pretesa di usarla per Apache.

GNU/Linux, versione “Coloriamo il mondo”
Come la precedente, ma

apt-get install gnome-cappuccino

installa il frontend grafico. Si interfaccia con milkboil, coffeeboil e liquidjoin e lancia cappuccinod alla bisogna.
Funziona perfettamente, ma con la versione 0.07-license-to-kill di cappuccino-maker: nella tua distribuzione, al momento, è disponibile solo la 0.05-trip-to-mars.

GNU/Linux, versione “Chi fa da sé fa per tre”
Scarichi svariate centinaia di megabyte di tool di sviluppo, assurdi toolkit e librerie improbabili e ti prepari a compilare la versione 0.07-license-to-kill di cappuccino-prepare. Ti fermi dopo appena un paio d’ore, quando scopri che richiede la versione “bleeding-edge” di libpango, che richiede l’ultima versione del server X, che gira solo con i driver più aggiornati della tua scheda video che necessitano di una patch apposita applicata ad un kernel del tree -mm2…

GNU/Linux, versione “Il mondo è bello e colorato ma non libero”
Dopo aver installato una versione funzionante di cappuccino-prepare scopri che fa solo il thé verde.
Per poter fare anche il cappuccino devi scaricare CappuccinoMaker.exe ed usare un tool binario che estrae parti di codice e crea, tramite un wrapper, una libreria che cappuccino-prepare può utilizzare per fare i cappuccini. Il thé verde è libero, il cappuccino no; bevi solo thé verde e lamentati personalmente con le ditte che producono cappuccino e non spiegano come fanno.

GNU/Linux, versione “Il mondo è bello e colorato ma litigioso”
Scopri cinque differenti fork del programma originario per fare i cappuccini, ciascuno con una licenza diversa e con bug e punti di forza differenti. Tre dei fork sono inclusi nella tua distribuzione, due no ma tutti si vergognano di dire il perché – pare ci sia di mezzo una storia di corna. Nessuno dei fork sembra più aggiornato dell’altro, e quando chiedi quale sia il migliore tutti iniziano a litigare e ti danno del nazista.
Prendi parti a caso del codice dei cinque progetti ed inizi a scrivere YITBCM, YITBCM Is The Best Cappuccino Maker.

OS X, versione “Il mondo è bello e colorato”
Cloudy è un’applicazione vagamente basata sul codice di cappuccino-prepare con interfaccia Aqua. Scarichi, trascini in Applicazioni e te ne dimentichi finché non vorrai fare il cappuccino. Quando pronunci la parola “cappuccino” si avvia da sola e mostra la finestra “Hai parlato di cappuccino: ne vorresti per caso uno?”.
Include un’icona esotericamente bella e la possibilità di regolare la trasparenza della tazzina.

OS X, versione “Il mondo è bello ma fa Aqua”
CappuccinoX è un port brutale di cappuccino-prepare. Per compilare lui e gnome-cappuccino avrai bisogno, oltre che di XCode, di una dozzina di pacchetti di sviluppo del progetto Fink. Il frontend grafico girerà solo dopo aver avviato il server X, e le meraviglie dell’interfaccia Aqua verranno accantonate per far posto a tasti e menù di un grigio indefinibile e font assolutamente privi di antialiasing.
Avere un Mac e dover usare un simile obbrobrio ti provoca un grande sconforto.

OS X, versione “Il dio denaro”
iCapp condivide il 90% del codice di Cloudy, ma per qualche motivo non sai dell’esistenza di quest’ultimo.
iCapp svolge egregiamente il suo lavoro ed ha un’interfaccia davvero stilosa, ma è shareware: appena 29.99$. Finché non lo registrerai, in media un cappuccino su cinque avrà un lieve retrogusto di fogna ed una finestra ironica alluderà con classe alla tua taccagneria.

OS X, versione “Il dio denaro… ma la filibusta?”
Cerchi un seriale per iCapp su serialz.to e ti imbatti in un file di testo:
“Caro piratone, iCapp è utilizzato da trenta persone in tutto il pianeta: quindici sono parenti dell’autore, gli altri quindici devono fare cappuccini per lavoro ed hanno regolarmente pagato. Visto che l’Apple Cinema Display su cui leggi tutto questo ti sarà costato 2.299 €, che ne diresti di tirarne fuori altri 29.99 e COMPRARTI IL PROGRAMMA, BARBONE?”
Il messaggio continua con un delirio che fatichi a comprendere e che si può sintetizzare in “Ho di meglio da fare che crackare questa roba”. La firma in calce ti paralizza: un certo “SMANACCIONE”.
In preda ai sensi di colpa ed allo sgomento per l’assurdità della situazione, estrai la carta di credito e paghi.

OS X, versione “Vintage”
MacCapp è un ottimo programma per fare i cappuccini ma farfuglia di carbonlib ed estensioni.
Gira solo sotto MacOS Classic: per fortuna lo hai lasciato pacificamente convivere con OS X per casi come questo.
Caricare MacCapp richiede tre minuti di intenso lavorio, ed alla fine del caricamento sembra di usare Windows XP su una calcolatrice scientifica Sharp. In compenso è shareware, e ci puoi fare ben dieci cappuccini: sul sito non c’era scritto poiché il fatto che il software che si scarica gratuitamente sia shareware è implicito.

Google
Google Cappuccino (Beta) fa cappuccini usando solamente il browser. Chiede solo di sapere quanti cappuccini fai e quando; se vuoi puoi anche offrirli via gmail. Tutto misteriosamente gratis.
I cappuccini, per altro, sono ottimi: c’è qualcosa che non ti convince, ma non sapresti dire cosa…

Segue…

Che ne sai dell’Ubuntu?

Frase percepita durante Veronica Mars, questa sera:

«Che ne sai dell’Ubuntu se non l’hai provato? Il nucleo del sistema operativo è a 2.6, ha il lettore cd diretto e aveva il sistema operativo a 2.0 quando è uscito il Warty Warthog.»

l’originale:

«If you haven’t even tried Ubuntu how can you say you don’t like it? It had the 2.6 kernel and Gnome 2 on the day Warty Warthog was released.»

l’opinione di Babelfish:

«Se neppure non avete provato Ubuntu come potete dire non lo gradite? Ha avuto il nocciolo 2.6 e Gnome 2 il giorno Warty Warthog è stato liberato.»

Su, non perdiamoci in dettagli. Siamo ancora più efficienti di Babelfish, seppur di poco.