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Giovani Marmotte – 2

Come testimonia il post a cui freghiamo il nome, sono già tre anni che il Vostro fa con il cellulare tutte quelle cose che una volta erano considerate cool mentre adesso sono quasi di ordinaria amministrazione: ascoltare musica, navigare sul uèb, inviare e ricevere e-mail, chattare sporadicamente ed a colpi di t9, leggere ebook, creare hotspot WiFi per far navigare gli amicici con portatili ma senza chiavette, abusare di corsivo… ah no, il corsivo no: quello è ancora bandito dalla maggior parte dei dispositivi mobili. Pensateci.

Nel frattempo il software si è potenziato, ed ora Google Maps è abbastanza bravo da dirvi dove siete con una discreta approssimazione e da trovarvi le pizzerie nei dintorni. Sì, anche senza GPS, maggia maggia.

Insomma, il succo è che ormai la battaglia non è più sulle funzionalità. Un Nokia N70, che probabilmente troverete in giro a meno di cento euri – se sapete dove guardare – fa quasi tutta quella roba là sopra. E faticando un po’ troverete applicazioni che ne estendono ulteriormente le potenzialità.

Il succo, dicevamo, è che il “fa questo, fa quello” oramai non ha quasi più senso. Si dà per scontato che quasi tutti i cellulari di un certo prezzo facciano quasi tutto.

Il succo è che aspettare venti secondi perché carichi Opera Mini e chieda quale APN usare o due secondi per avere Safari già pronto fa differenza.
Vedere che è arrivata una mail ed iniziare la litania “sblocca basso basso seleziona lista messaggi basso seleziona aspetta… connessione al server in corso… ecco la mail leggi basso… aspetta… leggi basso… aspetta… opzioni basso elimina destra dal server aspetta…” o aprire Mail, scorrere con un dito e trascinarla nel cestino fa differenza.
Vedere gli ultimi sms in una lista striminzita o organizzati per conversazione, botta e risposta, in un bel font su uno schermo ampio fa differenza.

In altre parole: sì, l’interfaccia utente fa una enorme differenza e preparare il sushi con il coltellino svizzero è una sofferenza.

Ubiquity

Continua il rimbalzo di articoli tra me ed USERinterfaccia.

Parliamo sempre del ritorno dell’interfaccia a linea di comando: all’aumentare del numero di opzioni possibili, in molti si rendono conto che un graduale (molto graduale, e lento, e calcolato, e semplificato e condito di trasparenze e colori pastello) ritorno alla linea di comando può semplificare la vita dell’utente perso tra decine di menù.

Oggi tocca a Mozilla Labs.
Ubiquity fa del suo meglio per scalzare dal mio browser la supremazia di YubNub. Punti di forza? In primis la preview in tempo reale di cosa sta succedendo. Il concetto è sempre quello: combinazione di tasti (Alt+Space di default, se usate Linux probabilmente dovrete cambiarla in fretta perché è usata dai gestori di finestre) ed appare l’interfaccia, poi digitate il comando e vedrete apparire una lista di possibili autocompletamenti. Usando YubNub devo premere invio, per avere un’idea dell’output: qui mi basta scrivere “w<spazio>quaternion” e già appaiono, in un riquadro, i risultati della ricerca. Questo consente di cogliere al volo eventuali refusi e di avere un’idea di massima dei dati che si otterranno.

Ubiquity consente anche di operare direttamente sul testo delle pagine web, gestendolo e trasformandolo. Si può inviare una selezione di testo dalla pagina corrente per e-mail, tradurla in loco o elaborarla con tutta una serie di servizi (facilmente estendibili) già inclusi.

Il neo principale, per ora, è lo scarso supporto a Linux: le notifiche – praticamente, l’output dei comandi che non portano ad un indirizzo web o non modificano il contenuto della pagina – vengono gestite tramite Growl in OS X e tramite un sistema interno in Windows, ma non vengono gestite in Linux. Ci stanno lavorando, pare…
Errata corrige: funzionare funziona, solo non usa le notifiche di sistema. E definire delle “notifiche di sistema” è arduo, perché sia GNOME che KDE ne hanno di proprie (libnotify/knotify). Oppure ci sarebbe DBus, oppure… beh, “Linux e le alternative” sarà l’oggetto di un altro post, immagino.

Prima parte con domande, laddove l’autore specula sul futuro con pesanti derive non-sense

Queste evolute linee di comando spuntano come funghi, ma il dilemma rimane: avranno davvero successo o rimarranno utilizzate da una minoranza?
Non solo: meglio vi o emacs? La pizza alta e soffice, o la pizza bassa e croccante? E come si fa a non sognare, la notte, il grottesco gatto Virgola (la stella del telefonino?)

Quello che può far riflettere, semmai, è la progressiva duplicazione di elementi dell’interfaccia dentro e fuori dal browser. Firefox 3.1 avrà una nuova interfaccia per il tab switching, che probabilmente verrà adattata per renderla conforme a quelle già presenti nei vari sistemi operativi; già adesso, poi, ho due combinazioni di tasti diverse che avviano due launcher diversi, uno “di sistema” (GNOME Do, per i curiosi) e l’altro solo per Firefox. Ovviamente c’è da prevedere che le due interfacce inizieranno a pestarsi i piedi, visto che entrambe si basano su plugin: già ora, GNOME Do permette di fare ricerche su servizi web, e non mi stupirei che Ubiquity venisse “potenziato” fino al punto da poter avviare eseguibili esterni – ammesso che la cosa sia fattibile senza generare troppi problemi di sicurezza.

Ormai il browser sta crescendo sino a diventare un sistema operativo multipiattaforma, un layer virtuale verso gli applicativi web. I tentativi di migliorare le prestazioni di Javascript vanno senz’altro in questa direzione.

Seconda parte con domande, laddove l’autore specula nuovamente sul futuro con lievi derive non-sense

Che il futuro ci riservi la lenta trasformazione dei sistemi operativi odierni in un sottile strato di interfaccia tra l’hardware ed il browser? Photoshop CS10 sarà un’estensione di Firefox? Quanti strati può avere la cipolla prima che il cuore diventi irraggiungibile? Ed un giorno, a qualcuno fregherà di dove stia il cuore, o ci si accontenterà di sentirlo pulsare in lontananza, e rianimarlo all’occorrenza?

YubNub

Chi segue i miei tecno-deliri saprà che guardo con simpatia alle interfacce a linea di comando (ed al loro riaffacciarsi sulla scena, in quest’epoca di punta-clicca-drag’n’drop) e che faccio un uso smodato delle keyword di ricerca in Firefox.

In pratica uso la barra degli indirizzi di Firefox tanto per scavare nell’history, grazie alle recenti migliorie in Firefox 3, quanto per fare le ricerche, usando una sequela di keyword (gg zinco per cercare zinco su google, wp ackermann per cercare ackermann su Wikipedia, dm obsoleto per cercare obsoleto sul sito del dizionario De Mauro Paravia).

Tutto bello e colorato, se non fosse per un dettaglio: mi capita spesso di usare pc diversi dal mio. Per quanto la maggior parte dei miei segnalibri siano on line su del.icio.us, non posso fare altrettanto con le keyword di ricerca. Quindi, a meno di non configurare a mano ogni volta su ogni nuovo browser una dozzina di bookmark di ricerca, mi vedo costretto a fare a meno delle mie comode keyword.

Almeno, fino a quando non ho scoperto YubNub. La descrizione dice tutto: “a (social) command line for the web”.

Come ho detto spesso, è inutile cercare di ricordare se il dominio di trenitalia sia .org, .com, .it o quant’altro: è sufficiente scrivere nella barra degli indirizzi “trenitalia”, ed automaticamente Firefox lancerà una ricerca e ci porterà al “mi sento fortunato” corrispondente, il che il più delle volte funziona.

Sfruttando questo trucchetto si può però modificare il comportamento di default della barra degli indirizzi nei confronti delle ricerche: se digiteremo qualcosa di diverso da un indirizzo, invece di partire una ricerca su Google partirà una ricerca su YubNub, con tutti i vantaggi connessi.

Quali? Beh, basterebbe dare un’occhiata alla command list (accessibile tramite il comando “ls”) per avere le idee chiare, ma per fare qualche esempio veloce…

gim peperone: cerca immagini di peperoni su Google Images
gmaps Bologna: cerca Bologna su Google Maps
yt sensualità a corte: cerca “sensualità a corte” su YouTube
flint tramonti: cerca su Flickr immagini interessanti con il tag “tramonti”
dmp scartamento: cerca “scartamento” sul De Mauro Paravia
Magic Serra Angel: cerca “Serra Angel” su magiccards.info
ascii Escher: provate
trenitalia Pavia Modena: cerca treni tra Pavia e Modena
splitv {url gim patate} {url flickr peperoni}: suddivide la finestra del browser verticalmente, e cerca a sinistra patate su Google Images ed a destra peperoni su Flickr

ovviamente le keyword sono centinaia, ed ovviamente potete aggiungerne di vostre al sito – questo è l’aspetto “social”.

Perfetto: ora che sappiamo come evitare di fare ricerche in due passaggi, andando prima sul sito e poi impostando la ricerca, non resta che trovare un modo per sfruttare il tempo extra a disposizione. Un suggerimento: scrivendo su un taccuino parole che iniziano con la “F”.

Interfacce – 5

Qualche aggiornamento relativo alla questione sollevata in Interfacce – 3:

  • Già da qualche mese uso esclusivamente Handy Task Manager per lanciare le applicazioni del mio cellulare. Indovinate un po’? Si digitano le prime lettere dell’applicazione che si vuole caricare, e… faccio comunque prima così, nonostante il t9, che a navigare tra i menù della piattaforma s60 Nokia.
  • Gnome-do, un clone un po’ spudorato di QuickSilver per Mac, è praticamente l’ultimo arrivato nella categoria dei launcher di questo tipo. Veloce e versatile quanto basta. Utente Linux appassionato di scorciatoie da tastiera, ricorda: hai due bei tasti Windows ai lati della barra spazio. Sfruttali e lascia in pace control ed alt.
  • Firefox 3, come fa notare anche Stefano, integra il meccanismo con cui vi ho frantumato le scatole nel post di cui sopra direttamente nella barra degli indirizzi. Questa caratteristica, unita alle keyword di ricerca (peste colga chi non le usa e preferisce, invece, la scomoda barra di ricerca! Correte a farvi una cultura!) vi assicurerà nella maggior parte dei casi la possibilità di arrivare dove volete nel giro di tre o quattro caratteri digitati, usando la barra degli indirizzi come una vera e propria linea di comando – oddio, c’è anche chi esagera.
    La diabolica barra cercherà di intuire cosa vogliate scrivere pescando a piene mani nella cronologia (indirizzi e titoli delle pagine) e nei preferiti, memorizzando altresì quali siano le vostre scelte più frequenti. Risultato? In poco tempo si generano degli shortcut completamente automatici, per cui “bl” mi porta su questo blog, “la” al mio profilo di last.fm, “fl” a quello di flickr e chi più ne ha più ne metta.
    E, cosa molto importante, non ho dovuto impostare nulla a mano; l’utente occasionale deve solo essere pigro, scrivere qualche lettera nella barra degli indirizzi e vedere la magia.
    Rimangono purtroppo fregati gli utenti medio-pigri ma organizzati, quelli che hanno pazientemente catalogato in menù i propri preferiti. Costoro continueranno a raggiungerli con il mouse e non si renderanno conto della potenza della nuova urlbar. E’ la vita.

Ah, già: spacciare quello che dico per verità assolute non è nel mio stile.
Per questo motivo, dopo che ho cercato di convincervi che è molto più veloce usare la tastiera che il mouse, vi propino questo bell’articolo di Coding Horrors che sfata il mito:

We’ve done a cool $50 million of R & D on the Apple Human Interface. We discovered, among other things, two pertinent facts:

  • Test subjects consistently report that keyboarding is faster than mousing.
  • The stopwatch consistently proves mousing is faster than keyboarding.

This contradiction between user-experience and reality apparently forms the basis for many user/developers’ belief that the keyboard is faster.

Per finire: anche qui WordPress 2.5, blah blah blah.
Non so se sia più noioso vedere invasi i propri feed da annunci che sbandierano l’uscita della nuova release del software xyz o vederli invasi dagli aneddoti dei blogger che hanno installato l’ultima release di xyz e dicono “troppo più figo” o “non si capisce niente, era meglio prima” o “nel tentativo di installare ho fatto un macello, non fidatevi”.
Ringraziatemi per aver fatto la mia parte nell’aver riempito i vostri feed di noia.

E… sì, ogni tanto il livello di acidità dei post di questo blog si alza. Ma su, in fondo lo sapete che non sono terribile come sembra.

Interfacce – 4

Breve vademecum per non impazzire di fronte alle interfacce ostiche

Può capitare – e di solito capita spesso, per i motivi più disparati – che siate costretti ad usare proprio quel programma dall’interfaccia scomodissima, che avete accantonato e deciso di non usare mai più perché vi provocava una ferma volontà di suicidio.

Ecco una serie di domande che potrà guidarvi nell’esplorazione, cercando di salvaguardare la vostra sanità mentale.

Ma l’autore ha mai usato il programma che ha scritto?

Se la risposta è no, gettate pure la spugna: non è così raro imbattersi in programmi scritti in fretta e furia da qualcuno per qualcun altro, e non è neppure così raro che qualcuno e qualcun altro non si conoscano per nulla (e se si conoscessero passerebbero le giornate a sputarsi in faccia).
In simili condizioni non ha senso pretendere che l’interfaccia sia utilizzabile.
Se, invece, con buone probabilità l’autore è anche utente del programma, possiamo porci la seconda domanda.

Ma l’autore usa lo stesso sistema operativo/browser/ambiente che uso io?

Ecco il secondo scoglio. Quel sito completamente inutilizzabile con Firefox può essere un gioiello se visto con Explorer; l’interfaccia di iTunes o Safari sembra decisamente fuori posto in Windows, ma vi assicuro che quando queste due applicazioni girano “a casa loro” in OS X la musica è diversa.
Anche in questo caso c’è poco da fare: se non potete mettervi nelle condizioni ideali per far girare l’interfaccia, probabilmente la scomodità non se ne andrà. Nel caso possiate, passiamo alla terza domanda…

Ma l’autore usa le stesse funzioni che uso io?

Domanda non del tutto scontata, ma rilevante. Perché il programma accende il modem e cerca di telefonare alla polizia quando scrivete una lettera accentata? Probabilmente perché l’autore non ha mai usato lettere accentate, ed ha previsto la possibilità di farlo solo per completezza o perché qualcuno come voi ha rotto le scatole con (non sufficiente) intensità.
Ma poniamoci nel caso migliore: sì, il programmatore usa le vostre stesse funzioni nello stesso ambiente operativo. Viene da chiedersi…

L’autore è masochista?

Nella stragrande maggioranza dei casi no, ed il problema è che l’interfaccia fallisce in un punto cruciale: comunicare la propria filosofia d’uso.
Perché è così scomodo spostare le finestre con il mouse? Forse perché non serve farlo.
Spesso, quando percepiamo un’interfaccia come scomoda, stiamo cercando di usarla impropriamente. Anni di Windows, ad esempio, ci hanno abituato all’idea che ogni finestra abbia un proprio menù… né OS X né, ad esempio, Amiga Workbench partivano da questo assunto – ed in effetti è più facile raggiungere un menù posto nella parte alta che uno condensato in una striscia di pixel in mezzo allo schermo, ma non divaghiamo.

Può capitare che, investendo un po’ di tempo per cercare di capire come il programmatore intendeva farci utilizzare la sua interfaccia, la stessa si dimostri meno ostica del previsto. Non è una ricetta universale, ma in qualche caso salva la pelle.

Interfacce – 3

La recente diffusione di Quicksilver per Mac – osannato dai suoi utenti come la panacea, Deskbar per GNU/Linux e l’Instant Search di Windows Vista (senza contare progetti di terze parti come Colibrì o Launchy) è la dimostrazione che l’interfaccia a linea di comando, ben lungi dal morire, sta vivendo una seconda giovinezza.

Per chi non avesse capito di cosa stiamo parlando: i programmi che ho citato sono cosiddetti launcher, ossia programmi che consentono di caricare altri programmi.

Cos’hanno in comune i launcher di cui sopra? Sono veloci e sono i diretti pronipoti dell’interfaccia a linea di comando, quella che molti utenti odierni conoscono solo in una delle sue incarnazioni più spartane: il famigerato “Prompt dei comandi” che ancora oggi occhieggia dal menù Avvio.

L’idea è semplice. Ho installato sul mio computer circa 300 programmi.
Quanto tempo impiego a trovare un’icona specifica fra 300 icone sul mio desktop (ammesso che ci stiano)? Parecchio.
Quanto tempo impiego a trovare una voce specifica in un menù che ha 300 voci? Se le voci sono almeno divise per categorie, meno tempo che a trovare l’icona sul desktop. Avrò bisogno di qualche secondo, se so già dove andare a cercare.
Quanto tempo impiego a scrivere il nome del programma che voglio avviare? Se lo devo scrivere per intero e senza errori di battitura potrei avere qualche difficoltà, specie se non ricordo il nome esatto o se nel nome c’è qualche carattere “strano”. Questo è il limite principale del Prompt dei comandi di Windows, cmd.exe.
Se, invece, dopo aver scritto ogni lettera mi viene presentata una lista di possibili programmi che iniziano con quella lettera (Autocomplete) o che contengono quella lettera, ogni tasto che premo ridurrà drasticamente le possibili scelte. Idealmente le possibilità si saranno ridotte ad una nel giro di cinque tasti.

Ci sono strategie per accelerare ulteriormente il processo.
Quicksilver, ad esempio, ricorda quali programmi uso più spesso: dopo un po’ di allenamento è probabile che sia sufficiente scrivere “f” per evidenziare come scelta più probabile Firefox, il che equivale ad aver creato automaticamente una scorciatoia per avviare il programma.

Estendendo questo concetto non ai soli programmi ma a qualsiasi documento presente nel disco rigido (integrando, cioè, gli applicativi di cui sopra con altri come Spotlight, Beagle/Tracker, Google Desktop Search) otteniamo un’utopia da tempo cercata: l’accesso a qualunque risorsa si traduce in sequenze di pochi tasti, senza bisogno di ricordare con precisione nomi, categorie o percorsi.

Attenzione agli estremismi: l’interfaccia a linea di comando non è sempre la più adatta. Ci sono casi in cui un mouse è un complemento irrinunciabile alla tastiera, come nel caso dei programmi di grafica e fotoritocco. O per gli sparatutto in prima persona, sempre siano dannati i joypad quando usati a tale scopo…

L’evoluzione del desktop

Io punto tutto su questo tipo di interfaccia, ma nel frattempo ci si sta muovendo in altre direzioni: ecco ad esempio un modo naturale di gestire i vostri documenti (vi consiglio caldamente di scaricare i video, se volete avere velocemente un’idea dell’innovazione) ed un primo tentativo di desktop 3d (nel vero senso della parola, non semplicemente un desktop 2d che sfrutti vari effetti grafici).

Contemporaneamente, qualcuno vorrebbe spostare direttamente tutto il sistema operativo all’interno del browser: sono quelli di YouOS. Provate la demo, e fate le considerazioni del caso: è questo il futuro? I documenti e gli strumenti per manipolarli su un server remoto, ed i computer casalinghi solo dei “terminali stupidi” per accedere al nostro spazio virtuale tramite banda larga?

Astenersi perditempo e pangolini.

(e ringrazio thedax per l’adozione)