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Asso di spade

L’asso di spade ti prende da parte e ti fa esaminare la situazione con occhio critico.

Come tutti gli assi porta con sé la spocchia che deriva dall’essere il numero uno, la radice delle forze del proprio seme e tutta quella roba lì. Le spade, ben lungi dall’avere legami con la tossicodipendenza, ce l’hanno con quel tipo di approccio alla Spock: ti mettono una mano sulla spalla e ti fanno svenire.

L’asso consiglia di smetterla di perdersi in stupidi sofismi dettati dalle emozioni per perdersi invece in stupidi sofismi basati sui fatti, su ciò che è oggettivo e verificabile.

Se l’asso di spade ti vede passare per strada con in testa un cappello a forma di banana ti ferma, ti insulta e vuole ancora aver ragione. Un tipaccio.

Tre di pentacoli

(In un mazzo relativamente recente, il Rider-Waite, i denari vengono chiamati pentacoli. La ragione c’è, ma mica posso dirvi tutto io.)

Il tre di pentacoli è quella cosa che ci si mette insieme ed ognuno fa la propria cosa per benino, non che fai tutto tu senza interpellarci e poi ancora rompi le scatole.

Si deve fare? Ed allora si fa. Un buon progetto, divisione dei ruoli, aderenza alle specifiche e quel genere di determinazione da mulo che compie miracoli – perché “è intelligente, ma non si applica” fa più figo ma alla fine della fiera perde da “è stupido come un panettone di cemento ma si impegna tantissimo”. Pare che, panettone su panettone, Melegatti abbia tirato su una piantagione di felini in Trentino (e con una mano sola!).

L’obiettivo è stato raggiunto, le aspettative sono soddisfatte. Cooperazione e lenta pianificazione sono le parole chiave. La cazzuola c’entra marginalmente, un pizzico di fard è proprio su un altro pianeta.

Otto di coppe

L’otto di coppe rappresenta quei momenti, nella vita, in cui è necessario alzarsi dallo scalino su cui ci si è seduti per sedersi su quello immediatamente antistante.

A chiunque è capitato, dopo aver ingoiato numerose caramelle gommose senza masticarle, di carpire i sottili segreti che differenziano lo stomaco animale da quello umano; ebbene, l’otto di coppe è quel momento di rassegnata consapevolezza, non già un’improvvisa illuminazione ma un lento manifestarsi di una realtà scomoda.

È la necessità di proseguire. Anche se questo comporta l’abbandono delle scarpe.

Grazie alla fluidità delle coppe ed alla doppia, tetragona concretezza dell’otto, l’otto di coppe si sposa bene sia in comune che da soli. È particolarmente apprezzato dall’associazione nazionale medici dentisti.

Tarocchi

Si può scovare, in varie, una pagina dedicata ai tarocchi.

Chi mi conosce sa che nei confronti del “sovrannaturale” ho posizioni radicalmente contrastanti tra loro, in funzione di parametri fortemente variabili quali il giorno della settimana o l’umore.

La tendenza predominante è quella di assassinare l’argomento con un po’ di razionalismo. Non è il caso di cercare improbabili correlazioni fra la scivolosità di un pavimento, una litigata, la posizione apparente di un paio di astri e la somma di un paio di quadrati perfetti, per quanto la mente ami cercare connessioni per dare a questo immenso baraccone un senso di unità strutturale che forse non esiste, o forse non siamo in grado di cogliere.

Qualche volta, invece, l’abuso di letture pericolose (che siano pseudoscientifiche, zen, umoristiche o altro) mi insinua nella testa l’idea che la nostra conoscenza del mondo si fermi dove si fermano questi cinque sensi. Facciamo quattro, visto che ho poca dimestichezza con gli odori.

In questi casi mi drogo con pensieri solipsisti, e colto dall’ebbrezza ipotizzo una fisica diversa, tanto improbabile quanto divertente, in cui gli eventi si formano in Yesod e si concretizzano in Malkuth.

E’ da questi stati mentali lievemente alterati che scaturisce il mio amore per i tarocchi. Amore che talora filtra anche nella mente puramente razionale: indipendentemente dall’assurdità di credere che girare delle carte possa essere una stima ottima della giornata, il meditare sui simboli espone ancora una volta il contenuto ed il funzionamento del mio pensiero. Mi mostra connessioni tra i neuroni (se sono i neuroni a pensare, e se davvero contano le loro connessioni) e, cosa più importante, tra i concetti che possiedo e le mie esperienze passate.

Questi li ho trovati di recente a Lucca, ed il loro fascino consiste nel mostrare il lato nascosto di ciascuna carta tradizionale. Se per tradizionale intendiamo i tarocchi Raider-Waite, ma qui il capello si spacca in quattro.
Dietro ogni simbolo altri simboli: una civetta dietro la Papessa, due schiavi dietro al Carro, il Matto che si getta in un vulcano… e, tra simbolo e simbolo, danza il segreto dell’uomo.