Archivi tag: cliché

Viaggio – 26

Ho caricato la salma in una rete e la tengo in spalla. La rete. Cioè, anche la scimmia… dentro la rete.

Pare proprio andata. Non che sia un problema, intendiamoci… da principio credevo fosse preoccupante. Poi ho iniziato a credere che fosse preoccupante il fatto che avevo smesso di preoccuparmene. Ora penso, per lo più, che sia preoccupante il volersela portar dietro. Nel dubbio lo faccio, obbedendo ad un principio universale di conservazione e massima economia.

L’incontro con ManoDiBianco è storia moderna, anzi recente. Direi pochi minuti fa.

ManoDiBianco ha quella pelle dipinta di bianco che solo un mimo da strada sopporta senza lamentarsi e quegli occhi neri e languidi che sembra sempre ti frughino un po’ dentro. Parla per lo più con il suo (bianco) pennello, ed adesso (come dicevo, storia recente) anche con me.

«Lo vedi, il mio bianco pennello? Esso cancella!»
«Vedo, vedo. E’ molto grave?»
«Gravissimo! Le cose belle? Esso te le strappa via!»
«Tipo?»
«Dimostro!»

Il “dimostro” mi avrebbe gelato il sangue, se non fosse ormai da tempo ridotto a passato di pomodoro surgelato.

«Ricordi la ragazza dell’uvetta
«Francamente no, ManoDiBianco. E’ grave?»
«Allora non ti dispiacerà se imbianco!»

Il pennello scivola frusciando nella mia mente. Sento scivolare via qualcosa di importante e tenero, ma non importa né tenera.

«Ho capito, ManoDiBianco! Quelli della tua razza infestano i racconti melensi e sottraggono i ricordi alla gente. E, poiché i ricordi sembrano essere l’unica cosa che ci portiamo dietro – come io questa scimmia morta – nella nostra misera vita, privare qualcuno dei ricordi è un atto bieco e crudele, che desta in ognuno di noi un intimo senso di repulsione!»
«Esatto! Inoltre raccolgo punti amnesia. Li incollo su questa tessera, ed ogni venticinque punti un coccio delle feste! Regalo della direzione!»
«Pensavo lo facessi con fini didascalici.»
«Perché non hai visto quanto son belli i cocci delle feste!»

Detto fatto, mi dà una bella spennellata su Giulio.

«Ehi, domatore di scimmie! Non ci siamo! Per niente ci siamo!»
«Hm?»
«Paura? Angoscia? Rimpianti?»
«No no.»
«Nostalgia per quello che ti strappo? L’umanità?»
«Macché.»
«Sono cose che non rivedi più! Ci hai pianto! Amato! Odiato! Vissuto! Ed io cancello e ciao ciao!»
«Lo so. Sulla carta dovrebbe essere atroce, invece…»

Ci guardiamo a lungo. Ha quell’espressione afflitta che solo l’idraulico quando non riesce a ripararti il water e dovrebbe spaccare il muro ma alle sette sua figlia si sposa e sono già le sei ed il tempo che ti togli gli stracci di dosso ed una doccia – o anche il dentista quando non c’è niente da fare ed il dente va estratto.

No, quella dell’idraulico, a guardarlo proprio bene.

«Sei triste. Una persona triste, signore, e lo sarai sempre di più!»
«Guarda, niente di personale; in tutta franchezza, mi sembrerebbe sano essere triste. Però nulla, che posso farci? Non c’è tensione, non c’è emozione…»

Alla fine se n’è andato. Mi ha lasciato un coccio delle feste, ancora imballato nella plastica con le bolle che scoppiano. E’ anche stato a guardare per un minuto buono alla ricerca di una qualche smorfia da parte mia: un sorrisetto, un sopracciglio aggrottato, qualcosa. Lui era così felice alla vista dei cocci delle feste, pare…

Ma niente. Ora sono di nuovo qui, solo con quel che resta della scimmia. E prevedo che sarò solo per molto tempo ancora, ma non importa. La tombolata di Natale è più facile se hai il tabellone e tutte le cartelle.

Cliché – 4

L’eroe era un Figo, ma il tempo e la corruzione dei costumi l’hanno allontanato dalla propria Vera Natura.

Ora ha rinnegato il proprio passato, sepolto la propria etica, ha smesso di dare l’acqua alle piante e trascorre la giornata fra i bordelli, ubriacandosi e biascicando volgarità.

Ma – attenzione! – giunge il protagonista e gli dà una bella strigliata: aiutarlo sarà l’occasione giusta per tornare all’antico splendore.

Variante nichilista: l’eroe decaduto trascina il protagonista nel vortice del vizio. La storia si conclude tra orgasmi sfrenati e fumi dell’alcool.

(Altri cliché)

Cliché – 3

Il cattivo, abile nei travestimenti, ha assunto le sembianze dell’eroe con cui sta aspramente lottando.

Entra in scena il fido compagno dell’eroe, armato. Subito il cattivo cerca di sfruttare la confusione: “Sono io quello vero, lui si è camuffato in modo da essere uguale a me!”, urla frenetico al cospetto dell’eroe stupefatto.

Il compagno dell’eroe vacilla, un suo passo falso condannerebbe l’eroe senza appello: tuttavia fa ricorso al suo intuito/olfatto/dispositivo ad alta tecnologia/domanda trabocchetto, e smaschera l’inganno. Il cattivo scappa, urlando “Tornerò!”.

Nel cliché. Nella realtà, un buon 50% dei compagni dell’eroe smascherano il cattivo ma sparano all’eroe perché il travestimento era fatto come si deve, perché il fatto che tutti se la prendano con il cattivo non significa che sia cattivo per davvero e soprattutto perché chi prova a fregare e ci riesce è un gran figo.

Cliché – 2

Poiché il cattivo ha invertito il bicchiere con il veleno e quello innocuo, l’eroe inverte nuovamente: il cattivo soccombe.

Nella realtà l’eroe avrebbe peccato di iperonanismo mentale ed avrebbe lasciato i bicchieri così come stavano, subodorando da parte del cattivo una mossa più astuta del previsto ed anticipando un’inversione inesistente.

Allo stesso modo, quando il terreno si fa minato provo a fare l’ingenuo, e se gli altri si aspettano ingenuità provo a coglierli di sorpresa con qualche colpo di genio (prontamente smentito da un’altra ingenuità).

Notare il “provo”: nella realtà… beh, ci siamo capiti.

Cliché

Con l’intento di migliorare la vita, folle (o genio?) crea ibridi bio-meccanici.

Gli ibridi sono tutti uguali e per questo spaventano.

Gli ibridi lottano e perdono, la vita trionfa;
Gli ibridi lottano e vincono, l’evoluzione trionfa;
Gli ibridi lottano e pareggiano, ed imparano la convivenza pacifica.