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10 motivi per non comprare l’iPhone 4G

  1. Magari non si chiama manco iPhone 4G, e allora son bestemmie – per te, lettore che vieni dal futuro: qui nel passato non è ancora uscito. Guarda la data del post.
  2. Il bordo destro della confezione è scivolosissimo: due gechi che conosco si sono slogati mani e piedi nel tentativo di scalarlo da ovest in una tersa giornata invernale. A difesa della Apple va detto che, dopo essere stati sottoposti alle adeguate (e dolorose e costose, ma ça va sans dir) cure mediche e dopo una lunga convalescenza, i due hanno ritentato la scalata attaccando la scatoletta da est e sono riusciti a raggiungere la linguetta per aprirla. Quest’ultima li ha leccati a morte ed è stata successivamente condannata da Mimì Ayuara per pessima battuta, ma Steve Jobs ha negato ogni legame con la vicenda.
  3. La batteria ha una scarsa autonomia. Mio cuggino dice che è anche difficile attaccare i morsetti nel caso si scarichi e l’iPhone non parta: il display non si graffia ma comunque scivolano (vedi anche la confezione al punto 2). Consiglio quindi di portare sempre con sé un gruppo elettrogeno in grado di erogare almeno 6 kilowatt. Conviene anche spegnere la retroilluminazione ed affidarsi invece al proiettore chiama-Batman, in vendita solo lunedì 7 giugno da Lidl a 9,90€.
  4. Il microprocessore (il dispositivo, cioè, che consente di scaricare ed installare i giochini direttamente dall’hi-fi) non è aperto. Questo comporta una sensibile diminuzione dello spazio utile nelle vostre tasche: immaginate di essere condannati dal crudele dittatore a dover sempre portare con voi una scatoletta vuota, senza mai poterci mettere dentro nulla, neppure du spicci. Fa schifo, vero? Ecco, ora pensate al microprocessore chiuso dell’iPhone 4G.
  5. Non gira il flash. Qui non è che le fonti internazionali si capiscano proprio bene: pare che il flash ci sia, ma non giri. Probabilmente rimane perennemente orientato verso chi scatta la foto, inficiandone dunque l’utilizzo. Steve Jobs sostiene sia voluto, perché il flash è una tecnologia in declino. Probabilmente ha a che fare con il progetto segreto di Apple di illuminare a giorno la parte in ombra del globo terràcuo, utilizzando un sistema di specchi ustori che manco Archimede Pitagorico. O ancora, la manovra commerciale che forzerà i produttori di macchine fotografiche a bloccarle su iso 9660, rallentando così la morte di quei cd-rom che pure volevano uccidere con il MacBook Air – la coerenza non si sa dove stia di casa, eh, Steve?
  6. Nonostante il sensore sia da (sembra) 5 mila pixel, scatterà comunque delle foto più violette rispetto alle Nikon D3S che ormai tutti teniamo sul terrazzo. Pare che il firmware Apple sopperirà in parte alla carenza accendendo il flash non rotante durante lo scatto; quest’ultimo emetterà una luce verdina (il cosiddetto Reality Distortion Field – coperto da una patente a cui, però, sono quasi finiti i punti). Non è necessario dirvi quanto questa soluzione sia subottimale: viola e verde sono colori complimentari nella sintesi alimentare e violano almeno centootto precetti del Feng Shui.
  7. Costa un sacco. Con i soldi che risparmierete non comprandolo potrete acquistare, per darvi un’idea, almeno 0,26 trapani a colonna (ma mica quelli Black & Decker, eh, signori, qui si parla di roba seria), duecento puzzacertole, dieci Nokia 2220 – dico, dieci! Hai voglia poi vantarti con gli amici: «Uh, io ciò l’aifon 4G» «Ed io ciò DIECI Nokia 2220! CREPA!» «oh :-(» – o un intero mese di ombrellone e sdraie alla spiaggia in un posto che dico io.
  8. Filippo ha detto che in camera sua non prende e che comunque manca il tasto invia e non riesce a toccare lo schermo mentre si fa i filmini didascalici.
  9. Su Google se cercate “i motivi per non comprare l’iPhone 4G” escono un sacco di pagine, mica solo questa. Credete che un milione di mosche possano stare senza un signore?
  10. Se lo comprate, poi vengono gli androidi e vi smontano la casa. Sì, avete presente Eliminator II? Ecco, pare che Google alla fine abbia fatto gli androidi, ed hanno il vero multimixer (non come l’iPhone 4G, che invece deve accontentarsi di un minipimer e voi tutti lì a bervela, che se lo dice Steve vi sorbite anche la crema pasticcera con tutti i grumi), un sistema operatorio completamente aperto (e vuoi che non lo riempiano di armi?) ed altri due o tre trucchetti che Steve Jobs se la mena, tipo l’head-up display con Facebook come gli F-117 Stealth.

Cappuccini – 2

Attenzione: come forse si intuisce dal titolo, questo post è il seguito di Cappuccini. Andrebbero letti in sequenza. Ma anche no.

Web Application, versione “Il mondo è bello e colorato”
Cre.am (2.0) (Beta) fa i cappuccini online. Non c’è bisogno di registrazione e memorizza sul server fino a cinquanta cappuccini che puoi recuperare ovunque tu abbia accesso ad internet.
Se vuoi funzionalità avanzate, come la condivisione di cappuccini con gli amici e l’integrazione con Google Docs, puoi fare il login tramite OpenID (così non devi ricordare un altro username ed un’altra password).
E’ gratuito; pagando, puoi memorizzare sul server infiniti cappuccini anziché cinquanta.
Il sito ha una versione mobile ed un’applicazione gratuita per iPhone.

Web Application, versione “Alice ti fa i cappuccini”
Fai il tuo cappuccino con Alice è la web application del tuo provider che ti permette di fare deliziosi cappuccini!
Ti basta fare il login con lo username che usi per accedere ad internet, aggiungendo in fondo “@alicemifafareicappuccini.tin.it”, la password che usi per controllare la posta (mi raccomando: non quella che usi per accedere ad internet!) e le cifre dispari del tuo codice fiscale!
Potrai fare dieci cappuccini giornalieri e condividerli con tutti i tuoi amici che usano Alice Messenger. Richiede Macromedia Shockwave ed Internet Explorer 6; assicurati di disabilitare l’antivirus prima di usarlo. Se non risponde, ricarica la pagina e rifai il login avendo l’accortezza di usare le cifre pari del tuo codice fiscale anziché le dispari.

Facebook, versione “Finalmente l’applicazione che aggiunge al tuo profilo il tasto per i cappuccini! Funziona veramente!”
Se ti iscriverai anche tu a questo gruppo e scartavetrerai le parti intime di almeno trenta tuoi amici, invitandoli ad iscriversi, un narcotrafficante sudamericano suonerà domani mattina alla tua porta con le istruzioni per attivare il tasto “Cappuccino” nella tua chat di Facebook!
Accanto ad ogni contatto apparirà il tasto “Invia cappuccino”. Inoltre, potrai personalizzare lo sfondo del tuo profilo con delle simpatiche zebre!

Facebook, versione “Per quelli ke amano bere il cappuccino”
Boh. E’ un gruppo. Ti iscrivi. A te piace bere il cappuccino. Ghghgh, trpp forte.

Facebook, versione “Ehi, il tuo amico ha bisogno di te per fare un cappuccino alla melanzana: clicca qui per aiutarlo!”
CappucciniWorld – Zynga è un’applicazione per Facebook che fa cappuccini di ogni forma e dimensione. I caffè normali li puoi fare subito; per i cappuccini devi avere almeno dieci amici che usano l’applicazione, per quelli con guarnizione al cioccolato almeno cinquanta, per quelli con i disegnini cento amici.
Non temere: ci sono già gruppi e petizioni che chiedono a gran voce i disegnini anche per chi ha pochi amici. E’ solo questione di tempo: vedendo che ci sono tanti iscritti, senz’altro gli sviluppatori di CappucciniWorld verranno mossi a compassione. E, già che ci siamo, se aderisci alla petizione esprimi anche il tuo dissenso nei confronti di chi maltratta l’escherichia coli in Papuasia e chi scuoia i limoni senza pietà.
Ogni volta che fai un cappuccino, quest’ultimo viene fotografato e spedito a tutti i tuoi parenti ed amici; più cappuccini offri, inoltre, più puoi prepararne al giorno, in un’escalation caffeinica senza pari.
Per fare un cappuccino devi cliccare in media in dieci posti e confermare dodici volte, in modo da ricaricare la pagina di facebook almeno quattro volte per poi approdare sull’applicazione in flash che fa i cappuccini veri e propri. Per vedere decentemente l’animazione del caffè che si mescola con il latte è richiesto almeno un processore quad core.

iPhone, versione “Corri il rischio”
iCappuccino (1.59€) è esattamente identica a “Cappuccini”, “iCappuccio”, “CappPhone” e “Stongah!” (tutte presenti sull’App Store); non capisci bene perché costi 1.59€ mentre le altre oscillino tra i settantanove centesimi ed i dieci euro. Nelle recensioni, iCappuccini ottiene quattro stellette da un utente a cui ha cambiato la vita; un altro constata amaramente che le istruzioni non spiegano come accelerare e frenare nel muro bonus. Inveisce contro la Apple, Romano Prodi e gli zingari e minaccia di tornare a Nokia.

iPhone, versione “C’è anche il trial”
iCappuccio (0.79€) fa cappuccini esattamente come iCappuccino, ma c’è la versione LITE completamente GRATIS!
Dei curiosi banner promettono viagra a pochi centesimi, l’icona ha una scritta “GRATIS!!!” in sovraimpressione.
Le altre icone dell’home screen la schifano e si spostano sdegnose ad un quadretto di distanza per evitare la contaminazione, ma per il resto funziona.
Per non istigare la lotta di classe nella schermata principale dell’iPhone tiri fuori un euro e compri la versione full.
Il giorno dopo e per i prossimi sei mesi, grande offerta: l’applicazione diventa gratuita.

iPhone, versione “Doveva esserci il pacco”
Cappuccini (GRATIS!) fa un cappuccino. Una volta, poi basta.
Se ne vuoi fare altri, li puoi comprare tramite in-app purchase.
Però sfrutta l’accelerometro e la bussola in modo da calcolare correttamente il riflesso del sole sulla schiuma, quindi richiede un iPhone 3GS.
Ovviamente non puoi offrire a nessuno i cappuccini che acquisti, ma puoi inviar loro una tua foto mentre li bevi. E postarla su Facebook, Twitter, Flickr, MobileMe e YouPorn (per i feticisti).

iPhone, versione “Viscida pubblicità”
Stongah! (GRATIS!) fa i cappuccini. Per arrivare al tasto delle opzioni, devi prima passare attraverso tre schermate pubblicitarie relative ad altre tre applicazioni della stessa software house.
La prima promette le donnine più nude e più hard dell’intero App Store; la seconda le più hard e le più belle, la terza le più belle e le più nude.
Incuriosito, compri quella delle più belle e le più nude. E’ uno slideshow di ragazze anni ’80 in bikini, cotonate & spixellate, accompagnato da una bizzarra musica tedesca. Ah, wunderbar!

iPhone con jailbreak, versione “La filibusta non ha confini”
Scarichi iCappuccino, crackato. Ah, ora si dice “con la cura”.
All’avvio, vieni salutato da una schermata multicolore: “cracked by pistolo85”. I bootloader dei giochi piratati per Amiga si rivoltano nella tomba, borbottando qualcosa sul cattivo gusto.
Per il resto fa quello che deve fare, quando non si pianta. Ogni volta che colleghi l’iPhone ad iTunes ti sembra di sentire una voce minacciosa in lontananza e le luci di casa lampeggiano brevemente. La prima domenica del mese nella rubrica appare il contatto “Satana”; ieri mattina hai dovuto ripristinare tutto perché iTunes sosteneva che l’iPhone fosse un iPod shuffle di prima generazione.
Ma hai risparmiato un euro e mezzo e te la ridi di gusto alla faccia di Steve Jobs e di chi spende un sacco di soldi in cose inutili. Tipo gli smartphone costosi.

iPhone con jailbreak, Cydia, versione “come ti smonto e rimonto il SO”
Cappucciner fa i cappuccini. Opzionalmente, aggiunge agli sms un pulsante “invia anche un cappuccino”. Scrive il numero di cappuccini preparati nella barra di stato. Può cambiare il comportamento del tasto “Home” in modo che quando premuto faccia un cappuccino invece di espletare la sua normale funzione.
Tramite pacchetti separati cambia lo sfondo in modo che sia un cappuccino, rende tutte le icone cappucciniformi, sostituisce il font di sistema con un font cappuccinesco e può generare un gorgoglìo cappuccineo durante le telefonate.
E’ l’applicazione perfetta.
Purtroppo ieri la Apple ha reso disponibile una nuova versione del firmware per il tuo iPhone: hai aggiornato, hai installato da capo Cappucciner ma ora se provi a fare un cappuccino il telefono si pianta uggiolando.

Giovani Marmotte – 2

Come testimonia il post a cui freghiamo il nome, sono già tre anni che il Vostro fa con il cellulare tutte quelle cose che una volta erano considerate cool mentre adesso sono quasi di ordinaria amministrazione: ascoltare musica, navigare sul uèb, inviare e ricevere e-mail, chattare sporadicamente ed a colpi di t9, leggere ebook, creare hotspot WiFi per far navigare gli amicici con portatili ma senza chiavette, abusare di corsivo… ah no, il corsivo no: quello è ancora bandito dalla maggior parte dei dispositivi mobili. Pensateci.

Nel frattempo il software si è potenziato, ed ora Google Maps è abbastanza bravo da dirvi dove siete con una discreta approssimazione e da trovarvi le pizzerie nei dintorni. Sì, anche senza GPS, maggia maggia.

Insomma, il succo è che ormai la battaglia non è più sulle funzionalità. Un Nokia N70, che probabilmente troverete in giro a meno di cento euri – se sapete dove guardare – fa quasi tutta quella roba là sopra. E faticando un po’ troverete applicazioni che ne estendono ulteriormente le potenzialità.

Il succo, dicevamo, è che il “fa questo, fa quello” oramai non ha quasi più senso. Si dà per scontato che quasi tutti i cellulari di un certo prezzo facciano quasi tutto.

Il succo è che aspettare venti secondi perché carichi Opera Mini e chieda quale APN usare o due secondi per avere Safari già pronto fa differenza.
Vedere che è arrivata una mail ed iniziare la litania “sblocca basso basso seleziona lista messaggi basso seleziona aspetta… connessione al server in corso… ecco la mail leggi basso… aspetta… leggi basso… aspetta… opzioni basso elimina destra dal server aspetta…” o aprire Mail, scorrere con un dito e trascinarla nel cestino fa differenza.
Vedere gli ultimi sms in una lista striminzita o organizzati per conversazione, botta e risposta, in un bel font su uno schermo ampio fa differenza.

In altre parole: sì, l’interfaccia utente fa una enorme differenza e preparare il sushi con il coltellino svizzero è una sofferenza.

Hyphen

Va bene, in fondo sono uno sporco mercenario ed il mio obiettivo principale è quello di partecipare all’estrazione dell’iPhone. Per poterne fare una informata recensione, ovviamente. (…)

Però ho visitato il sito (The Apple Lounge)  ed ammetto che, se come animale domestico avete un Mac, potreste fare molte cose meno utili che aggiungere il feed a quelli che leggete di solito.

Sparlerei dello stato dei blog italiani su Linux e l’open source, ma non si fa.

Farei considerazioni sulla data del mio ultimo post, ma pare che un buon 80% dei blog sia intasato da “Scusate, è da tanto che non scrivo!” quindi mi asterrò graziosamente.

Linkerei un mio antico post, in omaggio alla moda dei “Best of”,  ma non si usa. Però i commenti sono carini: si citava Wikipedia come se fosse una novità, e ci si lamentava del giovane Firefox. Erano anche tre anni fa, eh.

Prometto che questo post non sarà solitario. Wops, l’ho detto.

Migrazione

Poniamo di aver acquistato un iMac (non l’ultimissimo, quello uscito ieri, ma il modello immediatamente precedente) per il nonno.

Poniamo di accenderlo: all’accensione, una schermata chiede: «Che c’hai della roba su un altro Mac che vorresti qui?»

Guardando l’iMac rosa lì accanto, risalente al 2000, pensiamo «e certo!» e clicchiamo su “Sì”.

Beffardo, quello nuovo ci dice: «Va bene: attaccami all’altro con il cavo firewire, e riavvialo tenendo premuto “T”».

Ipnotizzati, eseguiamo… ci vorranno circa venti minuti, dice.

Passati i venti minuti, ci chiede di scollegare il cavo firewire. Alla schermata di login, accediamo al sistema con le solite credenziali – come password, rigorosamente, la data di nascita – e ci ritroviamo di fronte al wallpaper che c’era sull’altro computer.

Beh, nulla di difficile.

Ed i documenti sono tutti al loro posto.

Che ci vuole, in fondo.

Anche la posta e le impostazioni di sistema, quindi siamo già in rete.

Beh, nulla di troppo complicato.

Anche tutte le applicazioni sono lì al loro posto, ed i collegamenti occhieggiano dal dock. Ne apriamo un paio: funzionano. Anche se alcune sono state compilate per un processore PowerPC, mentre adesso stanno girando felici su un Intel Core 2 Duo.

Mentre ce ne andiamo, ripensiamo ai brividi freddi che ci tormentano quando un amico compra un nuovo pc e ci chiede di trasportare i suoi dati. La mente corre a smontaggi e rimontaggi di hard disk, a cercare di trasferirli via rete ma no, non si può fare perché il vecchio pc non aveva una scheda di rete, o ce l’aveva troppo lenta, oppure quei cavi usb che esportano usb-storage da entrambe le parti ma no, perché sul vecchio c’era solo una usb 1.1. E quando il problema del collegamento fisico dei due computer viene in qualche modo risolto, siamo nelle mani di “Trasferimento guidato file ed impostazioni”, un programmino scritto in fretta, con il nome più lungo di quello che fa.
Anche se saremo riusciti a trasferire i dati, l’amico ci informerà che lui usava sempre “FlipperSheet”, un bellissimo foglio di calcolo con flipper treddì integrato che aveva sul pc vecchio, e lo vorrebbe anche sul nuovo. Alla richiesta del cd di installazione ci ride in faccia, ed iniziamo a trasferire a mano file, chiavi di registro e dll, nella speranza che vada… speranza vana, dopo mezz’ora di ricerche in rete scopriamo che non gira con XP.

Per fortuna gli amici che usano Linux non ci chiamano per migrare i loro dati… ma se chiamassero, una copia bruta della home basterebbe. Se servisse avere subito tutti i programmi già installati, probabilmente una copia dell’intero hard disk farebbe il suo lavoro – metodo crudo, ma efficace per riavere il sistema esattamente com’era. Anche se occorrerebbe aggiornare almeno il bootloader ed eventualmente il kernel… ma ci siamo capiti. Più plausibile che l’incubo Windowsiano, ma comunque distante dal “collega il cavo, riavvia premendo T ed aspetta”.

Uso principalmente un PC compatibile per un sacco di motivi; credo che di strada da fare, per avvicinarci all’immediatezza di casa Apple, ce ne sia ancora parecchia. E non basta scopiazzare gli effetti grafici: la differenza sta in piccolezze come questa della migrazione. Nel poter creare un array RAID trascinando le icone degli hard disk, nell’avviare apache e samba con una spunta, nell’avere la cartella home crittografata in modo trasparente con un paio di clic.

Linux “prende spunto” ed in qualche caso migliora. No, Compiz Fusion non ha più stile di Aqua, per ora è solo un’accozzaglia di effetti grafici carini e qualche volta utili. Un’accozzaglia che uso ed aspettavo da parecchi anni, ma è un altro discorso.

Windows si fa gli affari suoi, e quando scopiazza dimostra di non aver capito ciò che sta copiando. In qualche modo, però, evolve anche lui e sono curioso di vedere che piega prenderà negli anni a venire.

Interfacce – 3

La recente diffusione di Quicksilver per Mac – osannato dai suoi utenti come la panacea, Deskbar per GNU/Linux e l’Instant Search di Windows Vista (senza contare progetti di terze parti come Colibrì o Launchy) è la dimostrazione che l’interfaccia a linea di comando, ben lungi dal morire, sta vivendo una seconda giovinezza.

Per chi non avesse capito di cosa stiamo parlando: i programmi che ho citato sono cosiddetti launcher, ossia programmi che consentono di caricare altri programmi.

Cos’hanno in comune i launcher di cui sopra? Sono veloci e sono i diretti pronipoti dell’interfaccia a linea di comando, quella che molti utenti odierni conoscono solo in una delle sue incarnazioni più spartane: il famigerato “Prompt dei comandi” che ancora oggi occhieggia dal menù Avvio.

L’idea è semplice. Ho installato sul mio computer circa 300 programmi.
Quanto tempo impiego a trovare un’icona specifica fra 300 icone sul mio desktop (ammesso che ci stiano)? Parecchio.
Quanto tempo impiego a trovare una voce specifica in un menù che ha 300 voci? Se le voci sono almeno divise per categorie, meno tempo che a trovare l’icona sul desktop. Avrò bisogno di qualche secondo, se so già dove andare a cercare.
Quanto tempo impiego a scrivere il nome del programma che voglio avviare? Se lo devo scrivere per intero e senza errori di battitura potrei avere qualche difficoltà, specie se non ricordo il nome esatto o se nel nome c’è qualche carattere “strano”. Questo è il limite principale del Prompt dei comandi di Windows, cmd.exe.
Se, invece, dopo aver scritto ogni lettera mi viene presentata una lista di possibili programmi che iniziano con quella lettera (Autocomplete) o che contengono quella lettera, ogni tasto che premo ridurrà drasticamente le possibili scelte. Idealmente le possibilità si saranno ridotte ad una nel giro di cinque tasti.

Ci sono strategie per accelerare ulteriormente il processo.
Quicksilver, ad esempio, ricorda quali programmi uso più spesso: dopo un po’ di allenamento è probabile che sia sufficiente scrivere “f” per evidenziare come scelta più probabile Firefox, il che equivale ad aver creato automaticamente una scorciatoia per avviare il programma.

Estendendo questo concetto non ai soli programmi ma a qualsiasi documento presente nel disco rigido (integrando, cioè, gli applicativi di cui sopra con altri come Spotlight, Beagle/Tracker, Google Desktop Search) otteniamo un’utopia da tempo cercata: l’accesso a qualunque risorsa si traduce in sequenze di pochi tasti, senza bisogno di ricordare con precisione nomi, categorie o percorsi.

Attenzione agli estremismi: l’interfaccia a linea di comando non è sempre la più adatta. Ci sono casi in cui un mouse è un complemento irrinunciabile alla tastiera, come nel caso dei programmi di grafica e fotoritocco. O per gli sparatutto in prima persona, sempre siano dannati i joypad quando usati a tale scopo…

Cappuccini

Ti serve un programma che prepari il cappuccino. Tutti i tuoi amici preparano cappuccini con il computer, quindi non dovrebbe essere difficile trovarlo.

Windows, versione “Il mondo è bello e colorato”
CappuccinoMaker è un unico .exe di 200k, distribuito insieme al sorgente con licenza GPL. Fa il cappuccino.

Windows, versione “Il mondo è bello e colorato ma devi fare scelte responsabili”
CappuccinoMakerPlus è un fork non ufficiale di CappuccinoMaker. Ha un’architettura completamente a plugin: questo gli consente di fare molto più del normale CappuccinoMaker.
Ogni giorno vengono scritti circa trenta plugin. Due funzionano ottimamente, diciotto rendono il sistema pericolosamente instabile ed i restanti dieci fanno piantare silenziosamente il programma senza nessun risultato apprezzabile.

Windows, versione “Il dio denaro”
EasyCappuccino fa esattamente quello che fa CappuccinoMaker, ma per qualche motivo non sai dell’esistenza di quest’ultimo.
EasyCappuccino svolge egregiamente il suo lavoro, ma è shareware: appena 29.99$. Finché non lo registrerai, in media un cappuccino su tre avrà un lieve retrogusto di fogna.

Windows, versione “Il dio denaro è subdolo”
EasyCappuccinoFree è COMPLETAMENTE GRATUITO!
Installa una decina fra trojan/spyware/adware, e per usarlo hai bisogno di un account su SmileyFaces.com (appena 4$ al mese, e ti inviano anche sfondi e suonerie).

Windows, versione “Professssionaaaleeeeeeee…”
MasterCappuccinoXP è la perfetta soluzione integrata per ogni sorta di bevanda calda.
Si basa su AJAX e .net, richiede XP SP 2 ed 1.2 gigabyte su disco rigido. Il demone che si occupa della certificazione d’autenticità del programma può essere condiviso tra tutti i programmi della MasterSoftwareXP, e purtroppo ha qualche lieve incompatibilità con Esplora Risorse e Prato Fiorito.

Windows, versione “Professssionaaaleeeeeeee – la filibusta ci aiuti!”
Scarichi su eMule MASTER_CAPPUCCINO_XP_FULL_PLUGINS_V3.30_BY_SMANACCIONE.zip. Unzippi, e ti ritrovi con MasterCappuccinoXPComplete.rar ed un file di testo che inneggia ai Warez ed alle droghe leggere. Unrarri, e ti ritrovi con CappuccinoMaster_FULL.ace ed un tetris psichedelico. Unacci (!) e ti ritrovi con sette file:

MASTCAPP.cul
MASTCAPP.seg
MASTCAPP.vip
MASTCAPP.coc
MASTCAPP.suv
MASTCAPP.ror
MASTCAPP.lbm

Dopo qualche ricerca scopri che si tratta di un’immagine cd di MASTERBURNER, programma di masterizzazione con snowboard incluso che va per la maggiore tra i bimbi. Ti procuri quest’ultimo (passando attraverso un’inversa sequenza di .ace, .zip e .rar) ed ottieni finalmente il tuo programma.
Installato, scopri che rallenta il sistema fino allo svenimento e che usi esclusivamente due funzioni:

"File -> Perform -> Create -> Cappuccino"

e

"Save".

E’ così professionale, però, che pare brutto disinstallarlo.

Windows, versione “Professssionaaaleeeeeeee – la filibusta ci frega”
Come sopra fino alla masterizzazione, ma poi scopri che è la versione demo. Per avere il codice di registrazione devi andare su un warezsito indicato da un readme.txt, navigare attraverso trenta popup non disabilitabili e scrivere a Rasmus Lino inviandogli cinque dollari.

GNU/Linux, versione “Il mondo è bello e colorato”

apt-get install cappuccino-prepare

Il programma fa quello che ti serve, si configura tramite un semplice file di testo, ha un’interfaccia grafica piacevole ed integrata nel tuo destop environment ed una a linea di comando per soddisfare le tue esigenze di scripting.

GNU/Linux, versione “Il mondo sembrava bello e colorato”
Come la precedente, ma dopo l’installazione scopri che il programma si compone di tre eseguibili (milkboil, coffeeboil e liquidjoin) ed un demone (cappuccinod). Per specificare come vuoi il cappuccino devi modificare due file di configurazione in xml e scriverne uno in un meta-linguaggio di scripting molto in voga negli anni 80. Poi dovrai lanciare gli eseguibili nel giusto ordine dopo aver avviato il demone ed averlo dissuaso dall’usare la porta tcp 80 per interfacciarsi con i client – hai l’assurda pretesa di usarla per Apache.

GNU/Linux, versione “Coloriamo il mondo”
Come la precedente, ma

apt-get install gnome-cappuccino

installa il frontend grafico. Si interfaccia con milkboil, coffeeboil e liquidjoin e lancia cappuccinod alla bisogna.
Funziona perfettamente, ma con la versione 0.07-license-to-kill di cappuccino-maker: nella tua distribuzione, al momento, è disponibile solo la 0.05-trip-to-mars.

GNU/Linux, versione “Chi fa da sé fa per tre”
Scarichi svariate centinaia di megabyte di tool di sviluppo, assurdi toolkit e librerie improbabili e ti prepari a compilare la versione 0.07-license-to-kill di cappuccino-prepare. Ti fermi dopo appena un paio d’ore, quando scopri che richiede la versione “bleeding-edge” di libpango, che richiede l’ultima versione del server X, che gira solo con i driver più aggiornati della tua scheda video che necessitano di una patch apposita applicata ad un kernel del tree -mm2…

GNU/Linux, versione “Il mondo è bello e colorato ma non libero”
Dopo aver installato una versione funzionante di cappuccino-prepare scopri che fa solo il thé verde.
Per poter fare anche il cappuccino devi scaricare CappuccinoMaker.exe ed usare un tool binario che estrae parti di codice e crea, tramite un wrapper, una libreria che cappuccino-prepare può utilizzare per fare i cappuccini. Il thé verde è libero, il cappuccino no; bevi solo thé verde e lamentati personalmente con le ditte che producono cappuccino e non spiegano come fanno.

GNU/Linux, versione “Il mondo è bello e colorato ma litigioso”
Scopri cinque differenti fork del programma originario per fare i cappuccini, ciascuno con una licenza diversa e con bug e punti di forza differenti. Tre dei fork sono inclusi nella tua distribuzione, due no ma tutti si vergognano di dire il perché – pare ci sia di mezzo una storia di corna. Nessuno dei fork sembra più aggiornato dell’altro, e quando chiedi quale sia il migliore tutti iniziano a litigare e ti danno del nazista.
Prendi parti a caso del codice dei cinque progetti ed inizi a scrivere YITBCM, YITBCM Is The Best Cappuccino Maker.

OS X, versione “Il mondo è bello e colorato”
Cloudy è un’applicazione vagamente basata sul codice di cappuccino-prepare con interfaccia Aqua. Scarichi, trascini in Applicazioni e te ne dimentichi finché non vorrai fare il cappuccino. Quando pronunci la parola “cappuccino” si avvia da sola e mostra la finestra “Hai parlato di cappuccino: ne vorresti per caso uno?”.
Include un’icona esotericamente bella e la possibilità di regolare la trasparenza della tazzina.

OS X, versione “Il mondo è bello ma fa Aqua”
CappuccinoX è un port brutale di cappuccino-prepare. Per compilare lui e gnome-cappuccino avrai bisogno, oltre che di XCode, di una dozzina di pacchetti di sviluppo del progetto Fink. Il frontend grafico girerà solo dopo aver avviato il server X, e le meraviglie dell’interfaccia Aqua verranno accantonate per far posto a tasti e menù di un grigio indefinibile e font assolutamente privi di antialiasing.
Avere un Mac e dover usare un simile obbrobrio ti provoca un grande sconforto.

OS X, versione “Il dio denaro”
iCapp condivide il 90% del codice di Cloudy, ma per qualche motivo non sai dell’esistenza di quest’ultimo.
iCapp svolge egregiamente il suo lavoro ed ha un’interfaccia davvero stilosa, ma è shareware: appena 29.99$. Finché non lo registrerai, in media un cappuccino su cinque avrà un lieve retrogusto di fogna ed una finestra ironica alluderà con classe alla tua taccagneria.

OS X, versione “Il dio denaro… ma la filibusta?”
Cerchi un seriale per iCapp su serialz.to e ti imbatti in un file di testo:
“Caro piratone, iCapp è utilizzato da trenta persone in tutto il pianeta: quindici sono parenti dell’autore, gli altri quindici devono fare cappuccini per lavoro ed hanno regolarmente pagato. Visto che l’Apple Cinema Display su cui leggi tutto questo ti sarà costato 2.299 €, che ne diresti di tirarne fuori altri 29.99 e COMPRARTI IL PROGRAMMA, BARBONE?”
Il messaggio continua con un delirio che fatichi a comprendere e che si può sintetizzare in “Ho di meglio da fare che crackare questa roba”. La firma in calce ti paralizza: un certo “SMANACCIONE”.
In preda ai sensi di colpa ed allo sgomento per l’assurdità della situazione, estrai la carta di credito e paghi.

OS X, versione “Vintage”
MacCapp è un ottimo programma per fare i cappuccini ma farfuglia di carbonlib ed estensioni.
Gira solo sotto MacOS Classic: per fortuna lo hai lasciato pacificamente convivere con OS X per casi come questo.
Caricare MacCapp richiede tre minuti di intenso lavorio, ed alla fine del caricamento sembra di usare Windows XP su una calcolatrice scientifica Sharp. In compenso è shareware, e ci puoi fare ben dieci cappuccini: sul sito non c’era scritto poiché il fatto che il software che si scarica gratuitamente sia shareware è implicito.

Google
Google Cappuccino (Beta) fa cappuccini usando solamente il browser. Chiede solo di sapere quanti cappuccini fai e quando; se vuoi puoi anche offrirli via gmail. Tutto misteriosamente gratis.
I cappuccini, per altro, sono ottimi: c’è qualcosa che non ti convince, ma non sapresti dire cosa…

Segue…