Souvenir – 2

E’ successo di nuovo.

Sto parlando di un sogno neppure troppo vivido, con annesso un fastidioso tentativo di immortalare alcune immagini – usando la fotocamera del cellulare, evidentemente non ho velleità da fotografo neppure nei sogni – per poterle rivedere da sveglio. Già, i post incomprensibili vogliono dir qualcosa, ma di solito bisogna aspettare anni per sapere cosa.

Dopo questa bizzarra esperienza posso assicurarvi che scattare foto in un sogno è dannatamente difficile. O meglio, non è difficile se usate un mirino reflex o cose così: se, come me, vi basate su un display lcd per inquadrare il soggetto, scoprirete che il display si vede malissimo e l’immagine non fa che cambiare. Oltremodo scomodo, se lo si unisce al fatto che (sogni lucidi a parte) la luce è sempre pessima, soffusa e per lo più monocromatica.

C’era da aspettarselo; anche le scritte hanno la tendenza a cambiare ogni volta che le si guarda, figurarsi una cosa complessa come un display digitale.

Pare ci sia anche una spiegazione di natura fisiologica: le zone del cervello coinvolte nella visualizzazione di immagini mentali sono le stesse che si utilizzano per i normali meccanismi della visione, quindi sono “progettate” per avere una persistenza piuttosto bassa. In caso contrario, la nostra percezione sarebbe arricchita da quel fastidioso effetto Lucignolo. La trasmissione qlturale di Italia 1, non il carismatico amico di Pinocchio.

Matthieu Ricard, ex biochimico e monaco Buddhista, oltre che uomo più felice del mondo (dal punto di vista clinico, mica son titoli che uno si dà da solo) non è d’accordo: sostiene che alcuni meditatori professionisti (!) siano in grado di visualizzare e mantenere fissa nella propria mente la stessa complessa immagine per ore ed ore. Al momento ne sta cercando uno per fargli una bella risonanza magnetica alla capoccia e verificare se il suo cervello sia diverso da uno standard.

Dice anche una cosa molto furba, almeno per i miei bassi standard:  che siamo disposti a sacrificare tempo libero per mantenere in forma il corpo, ma di rado facciamo lo stesso per la mente. E mantenere in forma la mente non significa fare cruciverba o memorizzare equazioni, significa allenarla a comportarsi come vorremmo per impedire che vaghi per i fatti suoi. Chi è abituato, come me, a vederla scorrazzare in giro senza meta sa che non è sempre un’esperienza piacevole.

(Sì, la mente scimmia è un tema ricorrente di questo blog. Ne ho parlato riguardo alla “mindfulness“, in alcune parti del viaggio, è implicito nella ricerca del satori… mi dispiace ripetermi, e mi dispiace costringere il lettore a ripescare articoli vecchi di anni. Non farò leva sul senso di colpa per costringerti a cliccare e leggere. No, davvero. So che hai di meglio da fare. Ora, se permetti, andrò a piangere lacrime amare.)

(Ah, dice anche che la ricerca della felicità secondo lui non è mica una cosa cretina. Solo che passa per l’allenamento della mente, perché in ultimo la felicità è uno stato mentale che si può imparare a gestire, non una naturale conseguenza delle proprie condizioni di vita. Sì, ultimamente lo dicono anche i neuropsichiatri. Paura, eh? Pollyanna non mi è mai stata simpatica, si sappia, ma che solo gli scemi e gli ingenui siano felici è un luogo comune un po’ antipatico. Schopenhauer ogni tanto scriveva libretti su come minimizzare i danni: pessimista va bene, pessimista che vive male va meno bene.)

9 pensieri su “Souvenir – 2

  1. Junkie

    Io la chiamerei SACCIEZZA (1)

    Cmq W le neuroscienze. Io non ho ancora iniziato a fare il polemica con mia Zia che ancora se pensa che Freud sia uno da prendere sul serio, ma lo stesso mi chiedo come mai lo studio del cervello non sia l’argomento sulla bocca di tutti!


    1. altrimenti… lui… muore!

  2. oracolo Autore articolo

    Eh, ce lo penso pure io. Del resto, le neuroscienze erano parte integrante delle opere di Ernesto Staccolanana (e scusate se è poco).

  3. Rossella

    ma com’è che la ricerca della felicità è un tema così ricorrente?! Ne ho quasi abbastanza, è come se qualcosa mi dicesse “e tu? sei davvero felice? E perchè? E se sei infelice…perchè lo sei????”

    Comunque anch’io penso “pessimista va bene, pessimista che vive male va meno bene.”

    Ashura – Rossella

  4. oracolo Autore articolo

    Temo sia l’ennesimo “bug” della mente razionale, che non si accontenta di sentire; vuole sapere perché sente quello che sente.

    Non penso che i gatti siano tristi. Se sentono male, soffrono: quando smette il male, smettono di soffrire. Non si preoccupano della prossima volta in cui sentiranno male.
    Se giocano, giocano, e non si chiedono se si stanno divertendo, o come fare a divertirsi di più.

    Hanno capito tutto.

  5. munchies

    “Già, i post incomprensibili vogliono dir qualcosa, ma di solito bisogna aspettare anni per sapere cosa.”
    AMEN!! Questa te la rubo, posso?

  6. Pingback: incomprensibile « //o^_^o\

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