Banalità

16/7/2010

Viaggio – 30

Tag:, , — oracolo @ 11:40 pm

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

I racconti della scimmia

Mentre aspetto il mio turno faccio un salto a venerdì scorso. Un altro dei vantaggi dell’essere morti è che la quarta dimensione si comporta come tutte le altre, invece di importi fastidiosi sensi di marcia.

È un regionale di quelli soliti: a sinistra è seduto Pinco, a destra Pallino.

Pinco legge un libro.
«Sei già arrivato al punto dove finiscono i luoghi comuni e c’è qualcosa da leggere o devi aspettare la quarta di copertina per trovare qualcosa di imprevisto – ed è il prezzo?», chiede con poco garbo Pallino.
«Piantala. Mi piace, e lo leggo.»
«Se vuoi ti presto Topolino. La storia è banale uguale, ma i personaggi hanno più spessore.»
«Va bene. Sarò felice di leggerlo, dopo. Ora, se permetti…»
«No, no, fa’ pure. Non volevo interromperti. Poi magari ti distrai mentre dice che l’assassino è il maggiordomo, e ti sei letto novecento pagine di fuffa per niente.»
«Ti ringrazio per il pensiero.»
«Nulla. Ma proprio per niente non l’avrai letto. Credo che all’autore servisse un’altra Porsche: almeno hai fatto un’opera buona, regalandogliela»
«Guarda che ne ho comprato solo una copia, del libro.»
«Oh, no, almeno altre due. Vedi, credevi fosse una trilogia ma in realtà tra un volume e l’altro l’unica cosa che cambiava era la copertina.»
«Credo, invece, che ascolterò un po’ di musica…»
«Impossibile. Non c’è niente che si possa chiamare musica sul tuo iPod.»

«Scusate», intervengo, «È come penso? Questo è uno degli inferni possibili?»
«Già», risponde Pinco posando il libro. «Passai la vita a criticare i gusti altrui: ora sono condannato a viaggiare in seconda classe, con l’aria condizionata rotta ed i finestrini bloccati.»
«E lui cos’ha fatto, di male, in vita?», chiedo, indicando Pallino.
«Ah, lui niente. È stronzo così, tanto per fare.»

12/7/2010

Viaggio – 29

Tag:, , — oracolo @ 5:50 pm

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

I racconti della scimmia

Essere morti ha un sacco di vantaggi. Uno di questi è poter visitare posti parecchio strani, consci che verranno interpretati come intricate metafore dell’aldilà – ed invece.

Sul cocuzzolo di questo monte la cosa che salta subito all’occhio è che il cellulare non prende per niente. Poi c’è questa scacchiera, vabbè.

Saran sessanta caselle di lato, forse qualcuna in più. Su quasi ogni casella, un omino sta seduto e si ascolta respirare.

Tento l’approccio con uno a metà del lato lungo (gli altri lati sono lunghi uguali, per ipotesi, ma ci tenevo a darvi un’opportunità di correggere una scimmia fastidiosa).

L’omino è di quelli che se li incontri sull’autobus non te li levi più di torno; difatti, parla per primo.

«È una scuola, vedi.»
«Vedo. Dove insegnate a…»
«A non crederci, principalmente.»
«A cosa?»
«Al fatto che si possa star qui, esposti ad un freddo che non ti dico d’inverno e ad un caldo torrido d’estate, a spostarsi di casella in casella verso quell’orrido burrone che vedi là in fondo.»

Nonostante non veda traccia di buon sangue, non mente. Periodicamente si spostano lungo una traiettoria a serpentina che, alla faccia della curva di Peano, copre tutta la scacchiera: l’ultimo salta di sotto.

«Che gran bella idea», sottolineo cerimoniosamente.
«La scacchiera? Sì, davvero. Vedi, se fossimo in fila la percezione di quanto ti resta da soffrire sarebbe alquanto falsata. Così, invece, hai un’idea abbastanza chiara di quanto ti rimane.»
«Non mi riferivo solo alla scacchiera. È proprio l’idea di stare qui a soffrire alle intemperie invece di andare a farsi un panino o al cinema.»
«Ma vedi, alla fine è uguale. Noi che siamo qui l’abbiamo capito: è impossibile che ti venga una malattia e muori. O soffri, o la gente che ti vuole bene ti volti le spalle o un sacco di altre cose pessime. Noi non ci crediamo. Quindi ce ne stiamo qui ad allenarci a non crederci, e di solito per quando arriviamo all’ultima riga di caselle prima del baratro siamo abbastanza persuasi e possiamo buttarci di sotto con un certo trasporto.»

Ci lanciamo sguardi molto eloquenti. Per lo meno, il mio dice un sacco di cose. Il suo non saprei.

«Ho capito, ma se è tutto falso e non ci credete… la verità qual è?»
«E cosa ne so? Ma già che siam qui, ci alleniamo. Tu, per esempio, non esisti.»

Touché. Ma è stato solo un colpo di fortuna, scommetto che di qui passa anche un sacco di gente che esiste.

«E non capita mai che qualcuno si deprima per la propria misera vita sulla scacchiera e si butti di sotto in anticipo?»
«Sì, ma lo disprezziamo. Le cose devi anche guadagnartele, che diamine!»

Oggi fa proprio caldo, questo sole toglie la pelle di dosso.

«Senti, fammi posto.»
«Accomodati. Ma non qui: vai dall’altra parte della scacchiera, per favore. Sai, c’è gente in coda…»
«Si capisce.»

Morirò seccato dal sole prima di metà scacchiera, di questo passo. Ma del resto hanno ragione: tutta questa storia della scacchiera non può essere vera. È decisamente troppo assurda.

5/6/2010

10 motivi per non comprare l’iPhone 4G

Tag:, , , — oracolo @ 9:36 am
  1. Magari non si chiama manco iPhone 4G, e allora son bestemmie – per te, lettore che vieni dal futuro: qui nel passato non è ancora uscito. Guarda la data del post.
  2. Il bordo destro della confezione è scivolosissimo: due gechi che conosco si sono slogati mani e piedi nel tentativo di scalarlo da ovest in una tersa giornata invernale. A difesa della Apple va detto che, dopo essere stati sottoposti alle adeguate (e dolorose e costose, ma ça va sans dir) cure mediche e dopo una lunga convalescenza, i due hanno ritentato la scalata attaccando la scatoletta da est e sono riusciti a raggiungere la linguetta per aprirla. Quest’ultima li ha leccati a morte ed è stata successivamente condannata da Mimì Ayuara per pessima battuta, ma Steve Jobs ha negato ogni legame con la vicenda.
  3. La batteria ha una scarsa autonomia. Mio cuggino dice che è anche difficile attaccare i morsetti nel caso si scarichi e l’iPhone non parta: il display non si graffia ma comunque scivolano (vedi anche la confezione al punto 2). Consiglio quindi di portare sempre con sé un gruppo elettrogeno in grado di erogare almeno 6 kilowatt. Conviene anche spegnere la retroilluminazione ed affidarsi invece al proiettore chiama-Batman, in vendita solo lunedì 7 giugno da Lidl a 9,90€.
  4. Il microprocessore (il dispositivo, cioè, che consente di scaricare ed installare i giochini direttamente dall’hi-fi) non è aperto. Questo comporta una sensibile diminuzione dello spazio utile nelle vostre tasche: immaginate di essere condannati dal crudele dittatore a dover sempre portare con voi una scatoletta vuota, senza mai poterci mettere dentro nulla, neppure du spicci. Fa schifo, vero? Ecco, ora pensate al microprocessore chiuso dell’iPhone 4G.
  5. Non gira il flash. Qui non è che le fonti internazionali si capiscano proprio bene: pare che il flash ci sia, ma non giri. Probabilmente rimane perennemente orientato verso chi scatta la foto, inficiandone dunque l’utilizzo. Steve Jobs sostiene sia voluto, perché il flash è una tecnologia in declino. Probabilmente ha a che fare con il progetto segreto di Apple di illuminare a giorno la parte in ombra del globo terràcuo, utilizzando un sistema di specchi ustori che manco Archimede Pitagorico. O ancora, la manovra commerciale che forzerà i produttori di macchine fotografiche a bloccarle su iso 9660, rallentando così la morte di quei cd-rom che pure volevano uccidere con il MacBook Air – la coerenza non si sa dove stia di casa, eh, Steve?
  6. Nonostante il sensore sia da (sembra) 5 mila pixel, scatterà comunque delle foto più violette rispetto alle Nikon D3S che ormai tutti teniamo sul terrazzo. Pare che il firmware Apple sopperirà in parte alla carenza accendendo il flash non rotante durante lo scatto; quest’ultimo emetterà una luce verdina (il cosiddetto Reality Distortion Field - coperto da una patente a cui, però, sono quasi finiti i punti). Non è necessario dirvi quanto questa soluzione sia subottimale: viola e verde sono colori complimentari nella sintesi alimentare e violano almeno centootto precetti del Feng Shui.
  7. Costa un sacco. Con i soldi che risparmierete non comprandolo potrete acquistare, per darvi un’idea, almeno 0,26 trapani a colonna (ma mica quelli Black & Decker, eh, signori, qui si parla di roba seria), duecento puzzacertole, dieci Nokia 2220 – dico, dieci! Hai voglia poi vantarti con gli amici: «Uh, io ciò l’aifon 4G» «Ed io ciò DIECI Nokia 2220! CREPA!» «oh :-(» - o un intero mese di ombrellone e sdraie alla spiaggia in un posto che dico io.
  8. Filippo ha detto che in camera sua non prende e che comunque manca il tasto invia e non riesce a toccare lo schermo mentre si fa i filmini didascalici.
  9. Su Google se cercate “i motivi per non comprare l’iPhone 4G” escono un sacco di pagine, mica solo questa. Credete che un milione di mosche possano stare senza un signore?
  10. Se lo comprate, poi vengono gli androidi e vi smontano la casa. Sì, avete presente Eliminator II? Ecco, pare che Google alla fine abbia fatto gli androidi, ed hanno il vero multimixer (non come l’iPhone 4G, che invece deve accontentarsi di un minipimer e voi tutti lì a bervela, che se lo dice Steve vi sorbite anche la crema pasticcera con tutti i grumi), un sistema operatorio completamente aperto (e vuoi che non lo riempiano di armi?) ed altri due o tre trucchetti che Steve Jobs se la mena, tipo l’head-up display con Facebook come gli F-117 Stealth.

2/4/2010

SYN/ACK

Tag:, — oracolo @ 11:19 am

«Che fai?»
«Prolisso, comunico.»
«Ma qualcuno ti ascolta?»
«Grazie, magari margherita con poca mozzarella.»
«Eh?»
«Cosa?»

19/1/2010

Sotto ‘l velame de li versi str*

Tag:, , — oracolo @ 1:16 am

Perdo tempo a scriver tre parole
pensando possa esser cosa lieta
(eppure le persone restan sole)

d’altronde la decenza ben mi vieta
di creder d’aver qualcosa da dire
che renda te, lettor, persona quieta

togliendoti la voglia di morire.
Se salti sotto al tren non ti dissuado
ma chiedo per favor, fammi finire

nel volger d’un minuto a letto vado
per cui la sofferenza sarà breve.
Costretto dentro ai versi, ci ricado

e scrivo di coscienza un flusso greve
ch’ha pochi punti fermi, ma distrae
la mente del creator, ch’è affatto lieve

e da postacci tetri mostri trae
che soffocano il sole e pur la luna
qual strozza il p2p l’astuta SIAE.

Se cerchi una ragione che sia una
di questo scriver mio sì poco degno
non passa il tuo cammello dalla cruna

ma vedi dietro al mondo un gran disegno
per cui l’osservator ben si convinca
che la vita non sia degli altri pegno?

Non sembra il vaneggiar d’uno che trinca
con l’espressione scema mentr’aspetta
ch’al Superenalotto un dì si vinca?

Se ancora cerchi il treno, fallo in fretta
alle sette e trentuno l’Intercity
veloce ti trasfomerà in pappetta.

Se invece i tuoi pensieri son più miti
un poco sei incosciente, te lo dico
e forse a tue rotelle mancan viti

ma tanto non possiamo farci un fico
c’è sempre un pezzo ad esse, che non entra
nel tetrisian mosaico che, mio amico,

prepara la tua mano, e si concentra
come la testa mia (ma siamo in tanti)
nei posti puzzolenti ove s’addentra.

Allor tiriamo giù un bel po’ di santi
non ci spariam, per tema del rinculo
con far un po’ imbronciato, sempre avanti

tiriamo noi, testardi più d’un mulo,
sebben qualcuno dica ch’è scurrile,
gemiamo tutti insieme “vaffanculo”.

17/1/2010

2c

Tag:, , — oracolo @ 2:35 am

«Cosa fai con quella penna a punta sottile?»
«Un corridoio.»
«Lungo quanto?»
«Infinito. Vedi, se faccio le righe così, e poi sempre più vicine, e con la penna sottile posso farle proprio vicine, alla fine il corridoio diventa quel puntino nero. Ma non è finita lì! In quel puntino nero il corridoio continua, e se tu camminassi vedresti sempre queste righe, sempre più vicine, ed un puntino nero in fondo.»
«Perché ti piace?»
«Perché su questo foglio, che è piatto, ci sta una cosa profonda.»
«E quest’altro foglio, con i puntini blu ed arancioni?»
«E’ la polvere. Se metti gli occhialetti sembra polvere, con alcuni granelli vicini al tuo naso, altri sepolti dentro al foglio. Vedi? Sembrano nel tavolo. Ma è impossibile, non c’è un buco nel tavolo.»
«E questo ricciolo dorato?»
«E’ un ologramma. Lo fanno con il laser. Vedi come sembra sospeso nell’aria? Come sfugge dal vetro? Sono sicuro che è in un altro mondo, quel ricciolo. Se lo guardi e ti sposti a destra… ecco, così… vedi? Vedi quel riflesso? C’è qualcosa lì dietro, ma non riusciamo a vederlo bene perché la nostra finestra su quell’altro mondo è piccola come il vetro.  Ma nell’altro mondo è tutto collegato: il ricciolo, la piccola piramide circondata dalla sabbia dorata, i due dadi, il drago Elliot e la Crepereia Tryphaena del libro di educazione artistica.»
«Questi li conosco, invece. Stereogrammi, vero?»
«Sì, ho capito come si fanno. Tutto da solo, anni prima di Google e dei cellulari. Che bravo, eh? Altro che Gauss. Ma sono meno divertenti: quelli che li vedono, li vedono, gli altri ti guardano come se fossi scemo. Poi se dici alla gente “rilassati, fissa un punto distante…” ti prendono per Giucas Casella ed il gioco è finito. Tra l’altro il mondo degli stereogrammi è monocromatico ed a strati. Secondo me lì non ci arriva la sabbia dorata, e tantomeno il drago Elliot: solo un sacco di dinosauri e delfini.»
«Capisco. E perché mi stai raccontando tutto questo?»
«Non so. Credo perché un po’ ci ho sempre creduto, a questi mondi dietro ai foglietti, ai vetri, agli schermi. Ed ora la gente inizia a scoprirli. Ma non so se capisce quanta magia c’è in tutti quei posti nascosti alla vista, pieni di geometrie perfette.»
«E tu lo capisci?
«Io ci ho vissuto un sacco di tempo, alla luce dei fari alogeni, in mezzo alle illusioni dietro al vetro.  So che magari non è una gran cosa… Ma uno c’è stato, la bandierina non ha potuto mettercela, la macchina fotografica non l’aveva e le cartoline erano troppo piatte per raccontare. Ed allora ne parla come fanno i vecchi con la guerra, o con le ciliegie rubate d’estate.»

15/1/2010

Cappuccini – 2

Tag:, , — oracolo @ 4:47 pm

Attenzione: come forse si intuisce dal titolo, questo post è il seguito di Cappuccini. Andrebbero letti in sequenza. Ma anche no.

Web Application, versione “Il mondo è bello e colorato”
Cre.am (2.0) (Beta) fa i cappuccini online. Non c’è bisogno di registrazione e memorizza sul server fino a cinquanta cappuccini che puoi recuperare ovunque tu abbia accesso ad internet.
Se vuoi funzionalità avanzate, come la condivisione di cappuccini con gli amici e l’integrazione con Google Docs, puoi fare il login tramite OpenID (così non devi ricordare un altro username ed un’altra password).
E’ gratuito; pagando, puoi memorizzare sul server infiniti cappuccini anziché cinquanta.
Il sito ha una versione mobile ed un’applicazione gratuita per iPhone.

Web Application, versione “Alice ti fa i cappuccini”
Fai il tuo cappuccino con Alice è la web application del tuo provider che ti permette di fare deliziosi cappuccini!
Ti basta fare il login con lo username che usi per accedere ad internet, aggiungendo in fondo “@alicemifafareicappuccini.tin.it”, la password che usi per controllare la posta (mi raccomando: non quella che usi per accedere ad internet!) e le cifre dispari del tuo codice fiscale!
Potrai fare dieci cappuccini giornalieri e condividerli con tutti i tuoi amici che usano Alice Messenger. Richiede Macromedia Shockwave ed Internet Explorer 6; assicurati di disabilitare l’antivirus prima di usarlo. Se non risponde, ricarica la pagina e rifai il login avendo l’accortezza di usare le cifre pari del tuo codice fiscale anziché le dispari.

Facebook, versione “Finalmente l’applicazione che aggiunge al tuo profilo il tasto per i cappuccini! Funziona veramente!”
Se ti iscriverai anche tu a questo gruppo e scartavetrerai le parti intime di almeno trenta tuoi amici, invitandoli ad iscriversi, un narcotrafficante sudamericano suonerà domani mattina alla tua porta con le istruzioni per attivare il tasto “Cappuccino” nella tua chat di Facebook!
Accanto ad ogni contatto apparirà il tasto “Invia cappuccino”. Inoltre, potrai personalizzare lo sfondo del tuo profilo con delle simpatiche zebre!

Facebook, versione “Per quelli ke amano bere il cappuccino”
Boh. E’ un gruppo. Ti iscrivi. A te piace bere il cappuccino. Ghghgh, trpp forte.

Facebook, versione “Ehi, il tuo amico ha bisogno di te per fare un cappuccino alla melanzana: clicca qui per aiutarlo!”
CappucciniWorld – Zynga è un’applicazione per Facebook che fa cappuccini di ogni forma e dimensione. I caffè normali li puoi fare subito; per i cappuccini devi avere almeno dieci amici che usano l’applicazione, per quelli con guarnizione al cioccolato almeno cinquanta, per quelli con i disegnini cento amici.
Non temere: ci sono già gruppi e petizioni che chiedono a gran voce i disegnini anche per chi ha pochi amici. E’ solo questione di tempo: vedendo che ci sono tanti iscritti, senz’altro gli sviluppatori di CappucciniWorld verranno mossi a compassione. E, già che ci siamo, se aderisci alla petizione esprimi anche il tuo dissenso nei confronti di chi maltratta l’escherichia coli in Papuasia e chi scuoia i limoni senza pietà.
Ogni volta che fai un cappuccino, quest’ultimo viene fotografato e spedito a tutti i tuoi parenti ed amici; più cappuccini offri, inoltre, più puoi prepararne al giorno, in un’escalation caffeinica senza pari.
Per fare un cappuccino devi cliccare in media in dieci posti e confermare dodici volte, in modo da ricaricare la pagina di facebook almeno quattro volte per poi approdare sull’applicazione in flash che fa i cappuccini veri e propri. Per vedere decentemente l’animazione del caffè che si mescola con il latte è richiesto almeno un processore quad core.

iPhone, versione “Corri il rischio”
iCappuccino (1.59€) è esattamente identica a “Cappuccini”, “iCappuccio”, “CappPhone” e “Stongah!” (tutte presenti sull’App Store); non capisci bene perché costi 1.59€ mentre le altre oscillino tra i settantanove centesimi ed i dieci euro. Nelle recensioni, iCappuccini ottiene quattro stellette da un utente a cui ha cambiato la vita; un altro constata amaramente che le istruzioni non spiegano come accelerare e frenare nel muro bonus. Inveisce contro la Apple, Romano Prodi e gli zingari e minaccia di tornare a Nokia.

iPhone, versione “C’è anche il trial”
iCappuccio (0.79€) fa cappuccini esattamente come iCappuccino, ma c’è la versione LITE completamente GRATIS!
Dei curiosi banner promettono viagra a pochi centesimi, l’icona ha una scritta “GRATIS!!!” in sovraimpressione.
Le altre icone dell’home screen la schifano e si spostano sdegnose ad un quadretto di distanza per evitare la contaminazione, ma per il resto funziona.
Per non istigare la lotta di classe nella schermata principale dell’iPhone tiri fuori un euro e compri la versione full.
Il giorno dopo e per i prossimi sei mesi, grande offerta: l’applicazione diventa gratuita.

iPhone, versione “Doveva esserci il pacco”
Cappuccini (GRATIS!) fa un cappuccino. Una volta, poi basta.
Se ne vuoi fare altri, li puoi comprare tramite in-app purchase.
Però sfrutta l’accelerometro e la bussola in modo da calcolare correttamente il riflesso del sole sulla schiuma, quindi richiede un iPhone 3GS.
Ovviamente non puoi offrire a nessuno i cappuccini che acquisti, ma puoi inviar loro una tua foto mentre li bevi. E postarla su Facebook, Twitter, Flickr, MobileMe e YouPorn (per i feticisti).

iPhone, versione “Viscida pubblicità”
Stongah! (GRATIS!) fa i cappuccini. Per arrivare al tasto delle opzioni, devi prima passare attraverso tre schermate pubblicitarie relative ad altre tre applicazioni della stessa software house.
La prima promette le donnine più nude e più hard dell’intero App Store; la seconda le più hard e le più belle, la terza le più belle e le più nude.
Incuriosito, compri quella delle più belle e le più nude. E’ uno slideshow di ragazze anni ’80 in bikini, cotonate & spixellate, accompagnato da una bizzarra musica tedesca. Ah, wunderbar!

iPhone con jailbreak, versione “La filibusta non ha confini”
Scarichi iCappuccino, crackato. Ah, ora si dice “con la cura”.
All’avvio, vieni salutato da una schermata multicolore: “cracked by pistolo85″. I bootloader dei giochi piratati per Amiga si rivoltano nella tomba, borbottando qualcosa sul cattivo gusto.
Per il resto fa quello che deve fare, quando non si pianta. Ogni volta che colleghi l’iPhone ad iTunes ti sembra di sentire una voce minacciosa in lontananza e le luci di casa lampeggiano brevemente. La prima domenica del mese nella rubrica appare il contatto “Satana”; ieri mattina hai dovuto ripristinare tutto perché iTunes sosteneva che l’iPhone fosse un iPod shuffle di prima generazione.
Ma hai risparmiato un euro e mezzo e te la ridi di gusto alla faccia di Steve Jobs e di chi spende un sacco di soldi in cose inutili. Tipo gli smartphone costosi.

iPhone con jailbreak, Cydia, versione “come ti smonto e rimonto il SO”
Cappucciner fa i cappuccini. Opzionalmente, aggiunge agli sms un pulsante “invia anche un cappuccino”. Scrive il numero di cappuccini preparati nella barra di stato. Può cambiare il comportamento del tasto “Home” in modo che quando premuto faccia un cappuccino invece di espletare la sua normale funzione.
Tramite pacchetti separati cambia lo sfondo in modo che sia un cappuccino, rende tutte le icone cappucciniformi, sostituisce il font di sistema con un font cappuccinesco e può generare un gorgoglìo cappuccineo durante le telefonate.
E’ l’applicazione perfetta.
Purtroppo ieri la Apple ha reso disponibile una nuova versione del firmware per il tuo iPhone: hai aggiornato, hai installato da capo Cappucciner ma ora se provi a fare un cappuccino il telefono si pianta uggiolando.

24/12/2009

Viaggio – 28

Tag:, , — oracolo @ 12:51 am

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

Sono molto più ascetico, da quando è morta la scimmia.

Ogni tanto la sogno. Come questa notte.

Siamo seduti al tavolo bianco, ho in mano “L’arte della guerra” di Lao-quel-che-è. L’edizione condensata ed illustrata, per bimbi bellicosi.

La luce fredda della lampada a LED ci intirizzisce come un bianco Natal in costume da bagno. Mi guarda. La guardo.

«Senti, io e te siamo la stessa persona, no?»

Ahia. So cosa significa quando inizia così. Poso la lettura erudita – benché puerile – e faccio due flessioni per riscaldarmi e prepararmi alla discussione.

«Beh, proprio la stessa persona… non saprei. Diciamo che siamo molto legati. Mi fai un po’ da coscienza, grillo parlante, specchio specchio delle mie brame, fai tu.»
«Ti facevo da coscienza, vuoi dire. Non ci sono più. Questo è un trito espediente narrativo per permetterti di incontrarmi ancora. Se ci fosse da qualche parte un logo Marvel™ potrebbe spuntare un mio clone da qualche parte, o la mia coscienza potrebbe essere stata registrata su un cristallo, o una distorsione del continuum spazio-temporale…»
«Taglia.»
«Il logo non c’è. Io non esisto più. Capito? Ti sveglierai ed io non ci sarò.»
«Sì, ma ora ci sei: stiamo parlando. E come è successo questa volta, potrà succedere altre volte. Non è che lo sceneggiatore sia un mostro di originalità, intendiamoci.»
«Sì, ma io sento la tua mancanza. Magari vorrò farti un discorsone sulla salsapariglia, e tu non potrai ascoltarlo perché non potrò più fartelo.»
«Puoi parlarmene adesso, della salsapariglia…»

Silenzio.

«Cosa fai?»
«Leggo. E’ un classico. Penso abbia a che fare con i sudoku o con la torre di Hanoi.»
«Oh. Sai, pensavo che potremmo fare qualcosa insieme, invece. Quello potrai leggerlo dopo. Sarai triste quando non ci sarò più.»
«”You’ll be lost, and you’ll be sorry when I’m gone”. Dai, lo diceva anche quello là e guarda com’è finito.»

Silenzio.

Rincaro la dose: «Quello che non capisci è che non possiamo farci niente: non ci sarai più tu, non ci sarò più io, non ci sarà più niente. Non c’è controllo su queste cose. Quindi, se vuoi vivere nel presente e parlarmi della salsapariglia ora, te ne sarò grato. Se invece vogliamo crogiolarci nel disappunto per quello che accadrà domani, ignorando il fatto che tutto è ciclico e quindi ci saranno altri mille sogni come questo per parlare della salsapariglia…»
«Sì, scusa.»

Alla fine mi sono svegliato. Non mi ha detto della salsapariglia ed una curiosità pungente mi rode.

O forse non è curiosità. E’ un po’ come fosse… mancanza.

16/10/2009

Giovani Marmotte – 2

Tag:, , , , — oracolo @ 2:38 pm

Come testimonia il post a cui freghiamo il nome, sono già tre anni che il Vostro fa con il cellulare tutte quelle cose che una volta erano considerate cool mentre adesso sono quasi di ordinaria amministrazione: ascoltare musica, navigare sul uèb, inviare e ricevere e-mail, chattare sporadicamente ed a colpi di t9, leggere ebook, creare hotspot WiFi per far navigare gli amicici con portatili ma senza chiavette, abusare di corsivo… ah no, il corsivo no: quello è ancora bandito dalla maggior parte dei dispositivi mobili. Pensateci.

Nel frattempo il software si è potenziato, ed ora Google Maps è abbastanza bravo da dirvi dove siete con una discreta approssimazione e da trovarvi le pizzerie nei dintorni. Sì, anche senza GPS, maggia maggia.

Insomma, il succo è che ormai la battaglia non è più sulle funzionalità. Un Nokia N70, che probabilmente troverete in giro a meno di cento euri – se sapete dove guardare – fa quasi tutta quella roba là sopra. E faticando un po’ troverete applicazioni che ne estendono ulteriormente le potenzialità.

Il succo, dicevamo, è che il “fa questo, fa quello” oramai non ha quasi più senso. Si dà per scontato che quasi tutti i cellulari di un certo prezzo facciano quasi tutto.

Il succo è che aspettare venti secondi perché carichi Opera Mini e chieda quale APN usare o due secondi per avere Safari già pronto fa differenza.
Vedere che è arrivata una mail ed iniziare la litania “sblocca basso basso seleziona lista messaggi basso seleziona aspetta… connessione al server in corso… ecco la mail leggi basso… aspetta… leggi basso… aspetta… opzioni basso elimina destra dal server aspetta…” o aprire Mail, scorrere con un dito e trascinarla nel cestino fa differenza.
Vedere gli ultimi sms in una lista striminzita o organizzati per conversazione, botta e risposta, in un bel font su uno schermo ampio fa differenza.

In altre parole: sì, l’interfaccia utente fa una enorme differenza e preparare il sushi con il coltellino svizzero è una sofferenza.

7/9/2009

Link

Tag:, — oracolo @ 7:47 am

Alludo a qualità liquide nella tortuosa struttura della memoria per cui ritornano esperienze remote – ed in una caramella mou si fondono insieme.

Non è “come quella volta che”: è quella volta che. Che la coscienza abbia una struttura compatta è un’illusione neppure troppo credibile. Al me che si arrabbia perché gli han fregato il posto in fila non importa nulla del me che mastica wasabi; al più revisiona strategia di guerra sulla base dei posti fregati in precedenza. E se il momento è giusto – e la luce anche – le differenze tra un posto in fila e l’altro e tra un masticamento e l’altro diventano insignificanti dettagli in un mare di esperienze ripetute, e ripetute, e ripetute. Come dici? Ripetute, sì.

E quelle irripetibili pure, ché ogni tanto suona la sveglia nel bel mezzo del mezzo e torna un me estratto a sorte che sembra uscito bel bello dalla naftalina in cui era stato incartato al momento dell’irripetibile. Con tanti saluti ed i miei omaggi.

Poi se ne va, tracciando un parallelo con i cellulari che si accendono da soli all’ora della sveglia e quelli che rimangono spenti perché si aspettano di essere sempre accesi.

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