Linguaggio – 2

Il lato sinistro del mio cervello era bloccato, come quando si chiude una sezione danneggiata di spin-nave e i portelli a tenuta stagna lasciano aperti al vuoto i compartimenti condannati. Ma ragionavo ancora. Il controllo del lato destro del corpo lo ripresi presto. Solo i centri del linguaggio erano danneggiati in modo irreparabile. Il meraviglioso computer organico incuneato nel mio cranio aveva scaricato il suo contenuto di linguaggio, come se fosse stato un programma inefficiente.

L’emisfero destro non era del tutto privo di un certo linguaggio… ma questa semisfera affettiva poteva alloggiare solo le unità di comunicazione emotivamente più caricate: il mio vocabolario adesso era limitato a nove parole. (Fatto di per sé eccezionale, appresi in seguito: molte vittime ne conservano solo due o tre.)

Per la cronaca, il mio intero vocabolario comprendeva queste parole: chiavata, cacata, pisciata, fica, maledetto, bastardo, fottuto, pipì e pupù.


Una rapida analisi mostra qualche ridondanza. Disponevo di otto nomi che si riferivano a sei cose; cinque degli otto nomi potevano servire anche come verbi. Conservai un solo nome indiscutibile e un unico aggettivo che poteva anche essere usato come verbo o come imprecazione. Il mio universo verbale comprendeva un bisillabo, sei polisillabi e due parole del linguaggio infantile. Il mio agone letterale offriva quattro strade al soggetto dell’escrezione, un riferimento all’anatomia umana, una richiesta di giudizio divino, una comune descrizione o richiesta di coito, un’espressione di dubbio sulla paternità altrui e una variazione coitale a cui peraltro ero estraneo.

Tutto sommato, bastava.

Il racconto del poeta – Hyperion, Dan Simmons

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