Conversazione

Le cose sono due: o di te mi importava qualcosa già allora, oppure no.

Se la tua presenza, ai tempi, mi era indifferente le tue attività odierne mi interessano come mi interessano quelle di uno sconosciuto incontrato dal panettiere. Più di quanto io ammetta razionalmente, ad essere sinceri; in fondo sono curioso, e se sai raccontare le cose nel modo giusto potrei ascoltarti sinceramente interessato.

Non ripetere lo stesso concetto più di un paio di volte, non fare troppe pause drammatiche che presuppongano una mia risata o un mio applauso, ché ridere controvoglia mi sfianca, e magari inserisci qualche dettaglio personale ed un po’ di ironia intelligente nel discorso. Non cercare di essere più saccente di me, o questa città diventerà troppo piccola per tutti e due. So di saperne di meno e di aver da raccontare anneddoti meno interessanti dei tuoi: fammelo notare, e continuerò a sorridere mentre desidererò vedere la tua carcassa straziata dai pangolini letali del Congo.

(Se, leggendo questo blog, ti rompi le scatole, puoi smettere ed andare a farti un panino. Io non ho altrettanta libertà se ti incontro alla fermata dell’autobus.)

Se, invece, eravamo amici o comunque legati da qualche rapporto umano che travalicava la convivenza forzata in qualche gruppo sociale, cosa me ne importa se hai finito l’università, se lavori come levigatore di suole in gomma o se hai rivisto qualcuno della classe (per non parlare dell’improbabile pizza tutti insieme)? Raccontami ancora una volta quella storia che raccontavi sempre, o fammi ripensare a qualche episodio che avevo dimenticato, o ancora meglio dimmi cosa pensi alla mattina, quando ti svegli, o se ti piace camminare nelle strade deserte qualche minuto dopo il tramonto.

O se ti manca qualche tuo amico che non vedi da tanto, o se hai capito come si fa a godere delle piccole cose, o se sia il caso di concludere sempre e comunque con una battuta banale.

5 pensieri su “Conversazione

  1. baobab

    Trovo il tuo blog incredibilmente interessante. E’ assurdo, riesci a esprimere a parole sensazioni e impressioni che ho, ma che non sarei assolutamente in grado di comunicare ad altri. (O comunque non in un discorso che segua un filo logico e che non sembri in qualche modo delirante e, paradossalmente, noioso allo stesso tempo.)
    E non mi riferisco solo a questo post. A proposito, complimenti per quello sull’iPhone 4. AHAHHAHAHA.

  2. oracolo Autore articolo

    Beh, cosa posso dire… grazie :-)

    Complimenti come questi non possono che far piacere.

    Poi leggo la data di questo post… cielo, sono passati quasi sette anni. Fa un po’ paura.

  3. baobab

    Ma fa anche riflettere sulle potenzialità di internet..
    Oltretutto ho visto la data del post solo dopo aver scritto il commento, perciò ero quasi rassegnata al fatto che non l’avresti mai letto.. e invece..

    Una domanda: cosa hai studiato/stai studiando?
    Mi sento un po’ invadente a chiederlo: mi sembra quasi di violare una qualche legge non scritta che sancisce l’obbligatorio anonimato di un blogger.. ma la curiosità l’ha avuta vinta.
    D’altra parte non esiste nessuna legge (scritta o non) che ti faccia sentire obbligato/a a rispondere. Ho la coscienza a posto.

    Con affetto,
    la tua futura stalker

  4. oracolo Autore articolo

    Ma no, ho rinunciato da tempo all’anonimato: forse era nelle intenzioni di questi post del 2004, ma poi sono arrivati i social network… ed hanno mangiato tutto :-)

    Ho studiato e studio da tempo immemorabile – ma con la speranza, non troppo segreta, di chiudere questo capitolo della mia vita ed andare avanti – ingegneria informatica. La matematica mi piace, sì, ma ne so poco; come so poco di un sacco di altre cose, ed un po’ ne soffro.

    E’ brutto essere supponenti quando basta chiederti una capitale europea per metterti in crisi :-)

    Comunque, per dissipare l’aura mistica che questo blog creava immeritatamente intorno al proprio autore, ecco una congerie di informazioni autobiografiche (pure troppe, lo so ;-).

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