Bloggando

E’ tradizione che, almeno una volta nella storia di un blog, l’autore rifletta sui motivi dell’esistenza dello stesso.

O forse non è tradizione, è consuetudine; o forse è d’uopo, o forse è abitudine. (Sarebbe bello usare i termini appropriati).

Oggi tocca a me. A cosa serve un blog come questo? In parte a soddisfare un certo egocentrismo. Ma so che mi leggete in pochi, e tutti mi volevate bene (o mi detestavate) prima di giungere qui. La fama è decisamente fuori dall’equazione.

La vera molla che mi spinge a scrivere è che questo blog sarà conservato, negli anni, e mi servirà a ricordare di cosa erano fatte le mie giornate e cosa mi passasse per la testa. Anche i raccontini più stupidi e criptici avranno per me un significato particolare, e da qualche elemento capirò a cosa si riferissero.

Ho recuperato per caso alcuni appunti che prendevo anni fa per motivi vari ed eventuali, li ho letti ed ho meditato.

Si rimane più simili a se stessi di quanto si creda; gli anni passano, si pensa di modificare radicalmente il proprio carattere, si accumulano i buoni propositi e le esperienze… ma alla fine il nucleo è sempre quello.

Da un certo punto di vista è confortante.

Scrivevo:

Entra in casa un gatto bianco ed arancio, in uno dei periodi in cui vivo sulla scala. Decido di tenerlo. Lo mostro a mio padre; per tenerlo a bada, gli mette la museruola e lo veste con una tuta in peluche.
Decido di liberarlo, ma all’interno della tuta non c’è nulla; apro strato dopo strato, ed arrivo all’unica cosa viva del gatto, una sorta di piccolo cuore pulsante e lanoso. Rimango deluso, era un gatto molto realistico.

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