Banalità

3/1/2007

Gordio

Tag:, — oracolo @ 2:57 pm

Dedicato a tutti coloro che, come me, non sanno neppure allacciarsi le scarpe senza aver prima letto come si fa in un sito web:

Come arrotolare il filo degli auricolari senza che si attorcigli

se avete tempo da perdere, potete anche dare un’occhiata ai miei bookmark su del.icio.us. Non si sa mai cosa potreste trovare…

9/10/2006

Ancora RSS

Tag:, — oracolo @ 12:58 am

A poco meno di due anni di distanza dal primo, breve accenno, torno a parlarvi di RSS.

Senza esagerare con i tecnicismi (tanto non sono abbastanza esagerato da esagerare, né abbbastanza tecnico da tecnicare) eccovi un semplice esempio di come le tre letterine di cui sopra possono farvi risparmiare tempo – non si sa poi bene cosa uno se ne faccia, del tempo risparmiato: diciamo piuttosto che può sprecarlo in altri modi e siamo tutti più contenti.

Se non ho idea di cosa significhi RSS, la mia navigazione tipo inizia con: “Andiamo a vedere se Evaristo ha scritto qualcosa sul blog (clic)… andiamo a vedere se Eufrasto ha scritto qualcosa sul blog (clic)… andiamo a vedere se Epifanasio ha scritto qualcosa sul blog (clic)… Andiamo a vedere se c’è una nuova vignetta di Eminently Empty (clic)… Andiamo a vedere se c’è una nuova vignetta di Enthomology End (clic)… Andiamo a vedere se ci sono news su Eastern Eastside (clic)… Andiamo a vedere…”
Questo gioioso rituale si ripeterà più volte durante la giornata, in funzione del mio stato di dipendenza, fino a completa usura del tunnel carpale. Naturalmente, ad ogni giro di clic saranno ben pochi i blog aggiornati: questo non fa che rafforzare la dipendenza, dice MindHacks. Ma non divaghiamo.

Se non ho idea di cosa significhi RSS ma ho abbracciato la chiesa di Firefox, probabilmente faccio un solo clic: questo apre tut ti insi eme i si ti che con troll o più spe sso, a pre zzo di un legge ro ralle ntamen to (i possessori di giga e giga di ram sono esentati da questo supplizio). Perdo cinque minuti cliccando forsennatamente tra le varie tab, chiudendo il chiudibile, e mi sono tolto il pensiero. Per i prossimi dieci minuti, almeno.

Se so cosa significhi RSS, apro un programma (o Google Reader, quasi detesto Google per come non sbagli un colpo…) e mi appare una lista dei blog/siti di news/strip online/quant’altro seguo di solito. Accanto a quelli aggiornati c’è un numerino, che indica il numero di nuovi post: in una sola pagina ci sono tutte le novità. Bonus: senza miliardi di icone lampeggianti o improbabili layout a base di caratteri neri su sfondo violetto. Srotello giù fino ad arrivare in fondo alla pagina, nel mentre leggiucchio il leggiucchiabile, ed il tunnel carpale è salvo. Dopo i canonici dieci minuti, il programma o Google Reader avrà aggiornato da solo la lista, e se ci sarà qualcosa di nuovo sarò il primo a saperlo.
Fine.

E’ l’uovo di colombo: non so voi, ma io preferisco aspettare che squilli il cellulare ed eventualmente rispondere, piuttosto che telefonare periodicamente a tutti i miei amici per chiedere loro se hanno qualcosa di nuovo da dirmi.

Standard disclaimer per i miei post di questo genere: non voglio insegnare né imporre nulla a nessuno, difendo il sacrosanto diritto di farsi male nei modi appropriati e preferiti – io ne conosco di bellissimi, non ne parlo mai qui per pudore – ma mi piace, quando posso, parlare degli strumenti che uso. Proprio come mi piace sentir parlare degli strumenti che usano gli altri perché spesso scopro che, tra i tanti modi di fare le cose, il mio è il più scomodo.

Si ringraziano i signori che occhieggiano tra i link alla nostra destra perché quasi tutti hanno dotato, volontariamente o meno, il loro blog di un feed RSS che mi permette di leggerli con una certa comodità anche dal modesto cellulare con cui vi ho tediato qualche giorno fa.
Chi avesse fame di feed e volesse sguazzare nelle stesse torbide acque in cui sguazzo io potrà sottoscrivere la lista di notizie che, dopo aver letto, mi piace condividere.

3/8/2006

Netvibes overload

Tag:, — oracolo @ 2:54 pm

Dovendo partire per lidi ignoti, ho cercato di portarmi dietro la maggior parte della mia vita telematica e di lasciare il resto su server che gentilmente si prestano.

Mi sono quindi munito di Firefox Portable, e l’ho installato (completo dei miei bookmark, password salvate, impostazioni e quant’altro) all’interno di un disco virtuale crittografato con Truecrypt che ho prontamente collocato sulla mia chiavetta usb, insieme alla versione “traveller” del suddetto software in modo da poter montare il dispositivo su un computer qualunque senza bisogno di installare nulla. Lo stesso ho fatto con Portable Thunderbird, per poter controllare la posta senza impazzire troppo dietro all’orrida webmail, e con Portable Gaim.
Ho anche Torpark, per ogni evenienza, ma non progetto di visitare siti abbastanza pericolosi da giustificare un simile grado di paranoia…
Le innumerevoli mailing list a cui sono iscritto sono state tutte spostate sul mio account gmail, la cui webmail è praticamente l’unica a poter sopportare un volume di traffico sostenuto senza che l’incauto utente si suicidi per la lentezza e/o scomodità. I filtri permettono un tagging comodo ed agevolano la consultazione.

Questo è il piano A, quello che prevede un accesso moderato ad un pc altrui con minime possibilità di interazione (leggi: sul quale potrebbe dar fastidio anche un reboot, perché potrebbero esserci altri utenti loggati a cui non posso dar fastidio). Può ovviamente fallire in alcuni punti: nel caso di un computer veramente vetusto, potrebbe non essere possibile leggere chiavette usb o potrebbero esserci problemi a far girare le applicazioni. Non sembra, ma la maggior parte del pianeta e la totalità dei non-geek che conosco usa ancora 486 con 16 mega di ram e senza porte usb e non ha bisogno di nulla in più.
Nel caso il pc sia, invece, moderatamente recente e/o potente e che mi venga dato il permesso di fare ciò che mi pare, ho a disposizione un’altra chiavetta autoavviante con su installato Damn Small Linux-N e le applicazioni di cui sopra opportunamente configurate, più qualche altra cosina superflua e piacevole.
Nel caso il pc sia moderatamente recente e/o potente ma non riesca a fare il boot da chiavetta usb (capita fin troppo spesso, speriamo che in futuro…), ho la stessa immagine di DSL-N pronta a partire in una macchina virtuale grazie a QEMU.
Nel caso il pc non sia un pc ma sia un Mac… mi salvo grazie alla stessa immagine ed a Q, il port di QEMU ottimizzato per OS X.

Veniamo, invece, a quello che non risiede sulle mie chiavette ma in giro per la rete. Ho preso di mira i poveri signori di Netvibes ed ho saturato ben nove “linguette” con:

  • Feed RSS di una decina di blog che seguo (voi blogger che mi leggete: sappiate che vi sarà eternamente grato se doterete il vostro blog di un feed fatto come si deve (quelli disponibili su Splinder, manco a dirlo, sono sostanzialmente inutili perché obbligano comunque ad andare sul sito)).
  • Feed RSS di una manciata di siti di notizie online (Repubblica, Corriere, Ansa, Newsforge, Slashdot, Digg)
  • Qualche feed prettamente tecnico (Gnome Files, Gnome Footnotes e Ubuntame vario)
  • Album fotografici che puntano ai miei contatti su Flickr e mi mostrano gli ultimi aggiornamenti
  • I miei bookmark su del.icio.us (pochi) e quelli importati da Firefox nel caso tutto il progetto a base di chiavette fallisca
  • Aggeggino che controlla la posta su gmail (cioè le mailing list) e mi mostra le novità, calendario collegato a quello di Google con i compleanni degli amici (è bello poterlo consultare da ovunque, ed è ancora più bello dimenticarsi di consultarlo ed essere colti impreparati dalle date fatidiche), lista delle cose da fare, post-it virtuale ed un paio di pannelli con le previsioni del tempo in città strategiche
  • Meebo, nell’ipotesi non riesca ad accedere a nessun client di chat fra quelli sulla chiavetta
  • Un paio di linguette con altrettanti client CGI:IRC per poter raggiungere anche i network irc che frequento abitualmente.

Ogni volta che faccio il login su netvibes e che le nove linguette caricano freneticamente, sento delle bestemmie in lontananza. Non so se urli di più il mio browser o il loro server, ma propendo per la prima ipotesi: questo famoso “web 2.0″ sa essere esoso.

Dopo tutta questa preparazione, è probabile che nel mio pellegrinaggio vacanziero non incontri nessun luogo dove infilare le chiavette (nessuno dia consigli, per favore) e che la rete più vasta a cui riesca a collegarmi sia quella GSM, con un po’ di fortuna. Ma non importa: ho soddisfatto il mio impulso irrefrenabile a personalizzare, selezionare, comprimere, portarsi in tasca un pezzetto di mondo… e soprattutto ho fatto qualcosa di profondamente inutile, e questo dovrebbe bastare a giustificare qualsiasi impresa titanica.

8/6/2006

Mnemotecnica

Tag:, , — oracolo @ 1:41 am

Una semplice riflessione, letta in giro come mille altre cose, mi ha colpito: quello che ci impedisce di memorizzare quantità ingenti di dati non è la carenza di spazio di memorizzazione (quello pare abbondare, all’interno della nostra modesta scatola cranica), ma un sistema efficiente per catalogare e soprattutto per recuperare le informazioni immagazzinate.

E’ abbastanza intuitivo (il che non lo rende giusto, attenzione, ma in certe sere ci si accontenta) che la capacità di memorizzazione del nostro cervello non abbia confini facilmente definibili. Non si tratta di un hard disk: l’informazione è organizzata in strutture molto complesse. Simboli, immagini, suoni, odori, percezioni tattili e sensazioni di ogni genere, collegate tra di loro da fili che probabilmente la natura ci ha insegnato a tessere quando la memoria era uno strumento primario di sopravvivenza.

Con il tempo il nostro modo di vivere è cambiato. Ora ci sono la Coca Cola, l’iPod e l’Aero-Hip-Cardio-Kick e noi abbiamo l’abitudine di provare a stipare dietro agli occhi enormi moli di dati astratti, di natura completamente diversa rispetto all’odore del cibo o al volto gentile di un bel rappresentante del sesso opposto.

C’è gente che l’ha notato, ed ha escogitato sistemi per archiviare informazioni ostiche in un formato più digeribile per il nostro cervello. Ve ne racconto uno, talmente semplice ed efficace che è un peccato non conoscerlo.

Poniamo che dobbiate memorizzare una lista di oggetti in sequenza. Oggetti senza nessun apprezzabile legame logico tra di loro, ovviamente.

Pensate ad un itinerario che vi capita spesso di percorrere. Da casa vostra al lavoro, ad esempio. Posizionate l’occhio della vostra mente (sì, proprio quello in grado di sfornare film erotici a basso costo o scene tragiche con voi come protagonisti o catastrofi augurate al vostro peggior nemico) all’inizio del tragitto, e lì visualizzate il primo oggetto della lista.

Perché quell’oggetto dovrebbe essere lì? Questo è l’unico punto realmente impegnativo del metodo. Trovate una ragione per posizionare quell’oggetto in quel punto del percorso e della vostra memoria fotografica. Più la ragione sarà comica, bizzarra, paradossale più sarà facile mettere in moto i meccanismi ancestrali della vostra materia grigia. Visualizzate colori, suoni, odori, oggetti in movimento che coinvolgano l’inizio del tragitto ed il primo oggetto della lista.

Ora siete pronti ad andare oltre. Non appena, nel percorso immaginato, giungerete ad un qualche altro punto di riferimento posizionate lì il secondo oggetto, e trovate una giustificazione della sua esistenza.

Fine.

Questa mattina sono uscito dal portone, e per poco non inciampavo in lunghissimo cane bassotto che si era posizionato proprio sul mio zerbino. Allontanandomi dal cane, ho raggiunto l’angolo della strada e l’ho trovato infestato di piccioni: qualcuno aveva rovesciato in terra del miglio e le bestie voraci lo stavano divorando. Lasciandomi alle spalle i piccioni sono passato davanti all’usuale fast-food etnico, ma un lampione proprio in mezzo al marciapiede ostruiva la strada. Il gestore era visibilmente preoccupato: quell’attrezzo bloccava l’ingresso ai clienti, e sembrava spuntato come un fungo durante la notte (ieri mattina non c’era, in effetti). Ho lasciato l’arabo alle prese con la rimozione del palo, e mi sono imbattuto in una curiosa novità nella solita gelateria. Scaffali e scaffali di libri con la copertina colorata: “Come fare il gelato”. Una gelateria che ti insegna a fare il gelato artigianale? Beh, dopotutto sui Pan di Stelle è sempre stata scritta la ricetta per farli a casa, ma si fa prima a comprarli… Ed eccomi arrivato all’ufficio postale. Parcheggiato tra due auto, un grosso pachiderma dipinto parzialmente di giallo con una striscia blu ed il logo “Poste Italiane”. Chiedo spiegazioni ad un postino, che si appresta ad iniziare il giro in moto; pare che adesso utilizzino gli elefanti per la posta ordinaria, in modo da invogliare il cliente ad usare la prioritaria.

Una storia assurda? Certamente, ma sono sicuro che già adesso ricordate senza problemi la sequenza cane, miglio, lampione, libro, elefante. La storia è strutturata in modo da essere facile da ricordare per me, ma vi renderete conto che le storie create da voi sono molto più efficaci perché infarcite dei particolari a cui di solito fate più caso.

Con questo giochino che sembra stupido ho mandato a memoria un paio di liste di venticinque nomi ciascuna nel giro di una decina di minuti per lista. Ed in questo stesso momento posso ripeterli senza difficoltà, nel verso di memorizzazione o al contrario (è sufficiente percorrere la strada del ritorno: provare per credere).

E, soprattutto, mi considero dotato di scarsa memoria ed è la prima volta che ci provo.

Ovviamente questo è uno dei sistemi più semplici ed alla portata di tutti, in giro per la rete troverete tantissimi riferimenti a siti che vi spiegano come potenziare la vostra memoria. I trucchi base sono sempre quelli: ardite associazioni di idee, visualizzazione, riferimento a strutture già consolidate nella memoria per espandere l’albero dei collegamenti.

Come spesso accade non è tanto interessante che il sistema funzioni, quanto il perché funzioni. A quanto pare lo sforzo creativo lascia tracce indelebili nei percorsi della nostra mente; il cervello, inoltre, è addestrato a dare maggiore peso agli elementi inusuali ed allo sforzo conscio ed inconscio necessario a ricollocarli nella loro giusta dimensione.

Limiti del sistema? Ovviamente non capita spesso di dover memorizzare lunghe liste di nomi. Più spesso ci troviamo di fronte a numeri di telefono, indirizzi, persone (i volti godono già di un hardware soggiacente molto raffinato, per fortuna, che rende agevole il riconoscimento), equazioni, procedure, sequenze di avvenimenti. Avrete già sviluppato delle tecniche ad hoc che vi aiutino, soprattutto se siete o siete già stati studenti.

Dal canto mio, spesso il dover memorizzare mi distoglie dal come memorizzare. E’ questo l’insegnamento duraturo della storiella scema: attenzione ad usare lo strumento adatto per il lavoro, e non il primo che capita sotto mano.

7/2/2006

Connessioni – 2

Tag:, , , — oracolo @ 12:25 am

Pensavo di aver detto chissà cosa (in realtà no, basta leggere il titolo del blog) quando parlavo della struttura di questo posto, ed invece scopro che la rete è piena zeppa di programmi per tracciare le cosiddette “Mind maps”.

Come sempre, Wikipedia ha un sacco di cose da dire al riguardo. Una delle più interessanti, e forse anche la più banale, è che non tutti coloro a cui è stato proposto l’uso di queste strutture per organizzare i concetti e migliorare la memoria hanno avuto qualche beneficio. Molti hanno sprecato parte delle loro risorse per adattarsi ad un mezzo che trovavano scomodo, ed hanno quindi scelto di tornare ai loro metodi tradizionali di organizzazione delle informazioni.

Come a dire che, nonostante alcuni (pochi) punti cardine, ognuno lavora meglio con lo strumento che si sceglie.

E’ un pensiero che non può non sfiorarmi quando perdo ore a giocare con questa o quell’interfaccia, grafica o testuale. Esisterà davvero un’interfaccia utente migliore, o la capacità di adattamento rende superflua la ricerca?

Quello che so è che, se non c’è bisogno di tracciare percorsi sullo schermo, sono più veloce a premere una combinazione di tasti che a muovere il mouse. Qualche malvagio genio creativo, però, ha inventato le mouse gestures per colmare il gap.

Provate ad usare Firefox solo con la tastiera per una decina di minuti, e vi chiederete se non sia davvero più comodo rispetto al mouse.

Control-L seleziona la location bar: scrivete l’indirizzo che vi interessa. Se avete l’indirizzo tra i preferiti ed avete associato ad esso una keyword, vi basterà scrivere la keyword. Control-K seleziona la barra di ricerca, ma la uso poco: ho associato alla ricerca di Google la keyword gg, in modo che la frase “gg mi dedico al tritolo”, scritta direttamente nella Location Bar, mi porti rapidamente a ciò che mi interessa. Vi consiglio di farlo con un numero ragionevole di preferiti: io uso wp per Wikipedia, dm per il dizionario De Mauro, tc per trovacinema… l’importante è farlo per un numero di preferiti sufficiente a rendere utile l’associazione, ma non tanto elevato da rendere difficile la memorizzazione della keyword.

Siete arrivati alla pagina che vi interessa. A questo punto potete leggerla con calma (non c’è bisogno di sprecare troppe parole sui tasti cursore, direi). Se la pagina è il risultato di una ricerca, molto probabilmente vorrete afferrare il mouse e cliccare su un link: rispettate l’astinenza, premete invece “apostrofo” e scrivete le prime lettere del collegamento (ad esempio, “str” per “Strapazzami di coccole – il portale dell’abominio”). Verrà magicamente evidenziato, meraviglie della ricerca incrementale. Se siete così sfortunati da voler scegliere il secondo tra due link identificati da due lunghe frasi che differiscono solo per le lettere finali (“Strapazzami di coccole – il portale dell’abominio” e “Strapazzami di coccole – il portale della miseria”), il tasto F3 vi farà balzare rapidamente tra i due (o più) candidati al matching senza costringervi a lunghe digitazioni.
Il link evidenziato è quello che vi interessa? Bene, ovviamente invio lo apre. Per aprirlo in una nuova tab, Control+Invio (perché nessun webmaster è così buzzurro da usare ancora il tag target, vero, e ad aprirvi in automatico nuove finestre anche quando non volete?). Per passare da una tab all’altra, Control+un numero (per Linux, in genere è Alt+numero. Per Mac non ricordo, provo domattina.) Per chiudere una tab, Control+W. Nel caso vogliate aprirne una vuota, Control+T.
Control+TAB e Control+Shift+TAB fanno con le tab di Firefox ciò che Alt+TAB fa con le applicazioni, ovvero passano alla prossima ed alla precedente.

Backspace è “Indietro”, mentre Shift+Backspace è “Avanti”.

C’è bisogno di altro? Sì, forse di “/”, che vi permette di cercare un testo all’interno della pagina corrente (come prima, F3 è vostro amico). Sembra una banalità (sic), ma è impressionante il numero dei miei conoscenti che è riuscito dopo anni a padroneggiare il copia & incolla ma non ha ancora digerito la necessità di farle fare al computer, le pedanti ricerche del punto che ci interessa in mezzo a paginate di spazzatura, e non alla combinazione occhi cervello cursore-giù o occhi cervello dito medio frenetico sulla rotella (che notoriamente hanno di meglio da fare) (gli occhi ed il cervello, il cursore-giù non si fa problemi) (oddio, anche il medio frenetico…)

Se dovete compilare il solito mostruoso form da trenta campi, tra cui il numero di cellulare ed il numero di rapporti sessuali alla settimana (marcati entrambi dal fastidioso asterisco “Campo obbligatorio”: che sadismo!), ricordate che TAB vi sposta al campo successivo, e Shift+TAB al precedente. TAB l’hanno praticamente inventato per quello. E’ così dal tempo degli antichi Egizi in quasi ogni sistema operativo e applicativo, fatta eccezione per quello fatto ad hoc dal vostro amico smanettone. Lui ritiene più appropriata la combinazione di tasti Alt+Shift+N e Alt+Shift+Z. Del resto, ritiene anche più appropriato l’aver usato il tema “Formaggio” per le finestre. Compatitelo, quella del programmatore è una vitaccia.

Per favore, non usate il mouse per passare da un campo al successivo. Per favore. Vogliate bene al vostro tunnel carpale.

Abbastanza noioso? Beh, una nota finale di acidità: trattenetevi dal mostrarvi geek, vantandovi con gli amici di come consideriate superfluo il mouse. Siete solo dei poverètti.

Ops.

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