Banalità

8/3/2007

Backup

Tag:, — oracolo @ 12:11 am

Quando l’utente ha a che fare con i dischi, manipola file.

Vuole salvare le impostazioni dei propri programmi proprio come salva le proprie foto.

Non gli interessa se le impostazioni sono archiviate in database indicizzati per incrementare le prestazioni, se sono organizzate in alberi binari ridondanti e replicati in modo trasparente in punti oscuri del filesystem: lui vuole fare il backup di un file, al massimo di una cartella, e vuole essere sicuro di poter rimettere i file al loro posto dopo un catartico resettone e trovare tutto com’era prima.

Un*x funziona così da una vita, e salvare tutte le impostazioni di un utente equivale di solito a copiare da qualche parte il contenuto di /home/nomeutente. C’è anche maggiore granularità, se serve: le impostazioni di ogni singola applicazione sono contenute in un file .impostazioni, o al limite in una cartella .cartella_impostazioni. Di solito le impostazioni sono file di testo, leggibili da occhio umano; in qualche caso xml.

Salvare la configurazione del sistema si riduce a fare il backup di /etc, magari di /var…

L’utente non vuole creare un disco di ripristino che riporti tutto come era all’origine, bloatware incluso.
Non vuole esportare ed importare.

Vuole gestire file, semplicemente.

E’ così difficile?

26/9/2006

Tono

Tag: — oracolo @ 2:38 pm

“Due e cinquanta”
“Come?”
“Due e cinquanta”
“Scusa?”
“DUE E CINQUANTA!”

Cosa significa ripetere con stizza “DUE E CINQUANTA!”? Significa assumere che il nostro tono di voce è perfetto, e che eventuali problemi di ricezione sono dovuti non già al canale trasmissivo ma alla scarsa capacità del nostro interlocutore di sentire – non di ascoltare – ciò che abbiamo detto.
Evidentemente è un povero mentecatto con problemi di udito, ed ammazza il tempo costringendoci all’eterna ripetizione.

Se non sono stato udito cambio il volume di ciò che ho detto, non il tono.

27/5/2006

A capo

Tag: — oracolo @ 10:11 am

Ma se, quando
scrivi sms oppure
e-mail o
comunque comunichi
per iscritto,
rispetti le
normali convenzioni
del genere,
perché quando
chatti
vai freneticamente
a caPOO?!?
Immagina che
fastidio
generi nei
poveracci che
devono
leggerti.
Immagina
che fastidio
generi
nei poveracci che
usano un
avviso acustico
che notifica
l’arrivo
di nuovi
messaggi
(BIP! BIP! BIP!
BIP BIP! BIP!
BIP! BIP!)
Lo dico
sempre:
evidentemente
sto invecchiando.

(tu che leggi e ti senti chiamato in causa: non temere, non sei l’unico ad avere questa disdicevole abitudine. Questo post è una campagna di sensibilizzazione contro lo spreco di ritorni carrello.)

25/11/2005

Avresti dovuto dirgli…

Tag: — oracolo @ 12:42 am

…sì, ma non gliel’ho detto!

Fino a quando le conversazioni non saranno del tutto sostituite da comode e-mail, in modo da darmi tempo di formulare risposte sagaci e controllare anche le fonti delle citazioni su Google, io non sarò capace di rispondere a tono.

Mi limiterò ad incassare il colpo uggiolando, e a covare l’odio o l’imbarazzo nelle ore seguenti.

16/10/2005

Interfacce – 2

Tag:, — oracolo @ 1:21 am

Nutro un certo disprezzo nei confronti dei giudizi sommari: film che fanno schifo, libri da leggere assolutamente.

Per questo oggi mi scaglio sommariamente contro i giudicatori di interfacce utente.

Ne ho abbastanza di chi ha scoperto la Verità Ultima dei Programmi di Masterizzazione (Posta, Grafica, Scrittura, Scambio di Coppie) e cerca di evangelizzare i propri amici.

Questo illuminato personaggio giudica il software in base al numero ed alla forma dei pulsanti. Decanta le virtù del proprio cavallo di battaglia: è il più completo, ogni menù conta decine e decine di voci, dieci schermate di preferenze assicurano una completa customizzabilità.

Pochi si chiedono, quando notano l’assenza di un pulsante, se quell’assenza sia incidentale o voluta. Pensate sia difficile inserire un pulsante o una voce di menù per ogni variabile presente nel codice originale? No, non lo è.

Scegliere cosa lasciar modificare e cosa no è un compito difficile ed ingrato, che pochi sanno fare (e di solito quei pochi non vengono apprezzati).

Questi pochi cercano di dirci, con un’interfaccia utente minimale, “Rifletti su cosa devi fare. Rifletti su ciò di cui hai bisogno e su ciò che è inutile. Trova un modo razionale di fare le cose e rispettalo, senza dover viaggiare ogni volta in territori inesplorati.”

Ma vengono ignorati. Ai loro consigli vengono preferiti telecomandi con mille tasti, di cui almeno la metà svolgono funzioni simili tra loro; display informativi in cui il novanta per cento delle informazioni sono perfettamente inutili; fronzoli grafici che cercano di ridefinire il limite del buon gusto.

Che tempi.

14/7/2005

Riflessi

Tag:, — oracolo @ 7:41 pm

Si registrano, da queste parti, elevati tempi di reazione sia agli stimoli fisici che alle aggressioni verbali.

I tempi di reazione agli stimoli fisici non sono un reale problema, a meno che non si viva su un ring o che non si voglia emulare Batman.

I tempi di reazione alle aggressioni verbali, invece, sono un gran problema. La maledizione è che diminuiscono quando l’attacco viene dai vicini (che sono solitamente innocui, altrimenti sarebbero lontani) e aumentano quando l’aggressore è pericoloso sul serio.

Sarebbe bello far parte di quella fetta del genere umano che, attaccata, prima si incazza e reagisce e poi pensa. Invece ci si ritrova ad incassare dimessi, per poi incazzarsi a debita distanza temporale e senza avere a disposizione l’irritante avversario (e serve a poco la programmazione neurolinguistica a posteriori: “Eh, avrei dovuto dirgli… se solo sapesse… ma la prossima volta…”)

L’unica speranza è che un giorno un temerario riesca a oltrepassare il limite quel tanto che basta da scatenare l’istinto di conservazione, e venga annichilito dagli arretrati.

31/5/2005

Precisoine

Tag:, , — oracolo @ 1:26 am

Forse è a causa della sacralita che attribuisco ai sibmoli ed al linguaggio;

Forse è perché ho spesso ha che fare (come sono sicuro molti di voi) con i computer, e le pedanti macchine non tollerano neppure una virgola fuori posto,

Forse è semplicemente la manifestazione più evidente di qualche grava disagio psicologico;

ma non riesco a convincermi che un’errore di ortografia quì ed uno di battitura la non facciano la differenza perchè l’importante è il contenuto, e non la forma.

Cambiando una lettera per volta, il bersagilo della Settimana enigmistica passa da Amore a spazzatura.

Muti il linguaggio, se deve mutare, ma guidato da una logica. Qualcuno più acuto di me avrebbe comunque ogni qualcosa da ridire.

Quel fastidioso messaggio subliminale, poi, che il mio logorio cervello elabora in tre gusti a partire da un grossolano errore:

  • Gusto A, o “dello scazzato”: «Scrivo cose così noiose che non ho intenzione di perdere 30 secondi per rileggerle»
  • Gusto B, o “del superuomo”: «Scrivo cose cosi interessanti che nemmeno l’ommissione volontaria della punteggiatura potrebbe sminuirle»
  • Gusto C, o “perle ai porci”: «E’ inutile correggere gli errori, xkè chi leggerà non sarà abbastanza intelligente da notarli. Mica mi legge Skekspeare, sono bloggers. Anzi, magari pensano anche che lo fatto a posta, ghghghgh»

Che vecchietto acido che son dinventato. Sin da bambino, ha onor del vero. È bello doppo il morire vivere anchora

12/5/2005

Gutta cavat lapidem

Tag:, — oracolo @ 12:58 am

Questa accidenti di mania dei timidi di subire continuamente, a piccole dosi, sempre con il sorriso sulle labbra.
Ché proprio perché han sempre il sorriso sulle labbra, che maschera l’incapacità di dire «No, non ho voglia», «No, fattelo da solo», «Lasciami in pace», poi la gente non capisce quando all’n+1esima volta imbracciano la motosega e fanno una strage. «Per così poco», dicono.

Per così poco un accidenti: uno è un po’ più sensibile della media (attenzione: probabilmente è un difetto) e si trova a sopportare soprusi tremendi (che a conti fatti son banalità, ma tant’è) giorno dopo giorno senza battere ciglio, nemmeno un «ma…». Poi è il minimo che un giorno si stufi.

Ma io non so.

4/3/2005

Autoevocazione – 3

Tag:, — oracolo @ 12:46 am

Se vuoi contagiarmi, sia con il tuo corroborante affetto che con l’angoscia che ti porti dentro, fallo: di solito, ascoltare è facile.

Se però ti aspetti una reazione adeguata, dammi almeno il tempo di evocare l’emozione giusta, o chiediti se abbia voglia di farlo.

Ché la maschera di per sé non pesa, ma cambiarla costa fatica.

(mi scusino gli illustri, antichi e moderni, che usarono il termine “Maschera” con questa connotazione: la banalizzazione è inevitabile, come si può facilmente immaginare…)

28/2/2005

Mattia

Tag:, — oracolo @ 1:21 am

«Guarda, per farti capire quanto sono pazzo…»
«Io non mi drogo, perché sono già così scoppiato di mio che…»
«Sono troppo fusooo!»

Scherziamo? Il titolo di matto è prestigioso. Essere incoronati dal popolo è imbarazzante e spesso immeritato; autoincoronarsi è di cattivo gusto. Se qualcuno mi cogliesse in fallo al riguardo, me lo faccia notare aspramente.

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