Banalità

23/11/2008

Viaggio – 25 par

Tag:, , , , — oracolo @ 2:45 am

Bene, mi ha lasciato qui a masticare questi popcorn inesplosi, sai quelli che si annidano sempre in fondo al sacchetto insieme a tutto il sale, e detesto quando fa così, mi lascia semplicemente qui senza spiegazioni il che non può che farti sentire poco importante o peggio considerando che svolgi tutto sommato bene il tuo lavoro di scimmia che mastica e macina e sicuramente non ha capito qualcosa perché è vero che il macinare è fastidioso ma è il mio lavorio che nel bene o nel male fa affiorare elementi dispersi cavalcando sul gioco dei collegamenti.

Le emozioni si ancorano a qualcosa, si veda o non si veda, senza il mio ripescar giocattoli e riproporli c’è solo una nebbia indistinta e la sensazione di trovarsi dentro ad una pellicola umida ed opaca mentre da fuori provengono luci a cui non sai dare spiegazione… o così credo. Comunque.

Sicuramente so tenermi impegnato mentre lui fa viaggi sciamanici, perché se la sensazione di grigio minaccioso non proviene da me sicuramente da me proviene la lavatrice che girando ti risucchia il cervello come fumo ogni mattina alle sette mentre il piano suona quelle cinque note distorte distrutte distanziandole, mentre la coperta sulla testa non basta a salvarti il cervello che davvero viene risucchiato e l’arco ti guarda minaccioso con il suo unico occhio da dentro l’armadio e sai che non puoi evitarlo per sempre, se la lavatrice vuole il tuo cervello lui reclama la tua sensazione di stabilità – un’illusione anche quella, lo sapevi? – e quindi non ti toglie di dosso quell’occhio senza palpebra ma non truce come l’altro famoso, semplicemente inespressivo ma capace di attendere per sempre nella vacuità.

Ed il suo silenzio diventa presto un wa wa wa wa WA WA WA WA che alla fine ti trapana le tempie perché non c’è rumore più esplosivo del silenzio e dolore più acuto di quello che potresti provare da un momento all’altro se quella lama che stai immaginando sulla tua pelle esistesse davvero e si muovesse affondando quel che basta ad incidere per togliere non il cuore ma quegli organelli sconosciuti piccoli freddi lividi e superficiali che non sai di avere ma già ne senti la mancanza.

L’errore sta anche nel credere che io divaghi sempre verso il freddo e buio ed i macchinari del mondo. Le mie vette concettuali partono dagli assiomi di Peano e ti tirano fuori di quei castelli che il signore di Baux! al confronto è un costruttore sui sassi.

Io posso spaziare quasi ovunque, paradossalmente non posso muovermi in una zona che secondo alcuni è il motivo stesso della mia esistenza, ho questo limite congenito di non capire bene cosa sono o meglio, un’idea ce l’ho, io ho idee su qualsiasi cosa, persino su questi popcorn inesplosi, e tra le tante idee c’è l’idea di me che parlo o mastico o penso ed aggrego su di me o meglio su questa mia idea di me pensieri su pensieri come le cozze si attaccano agli scogli o i cristalli crescono quasi spontaneamente. Così pare che quest’idea di scimmia sia nata dall’idea di scimmia che specula sull’idea di scimmia, ed ogni speculazione genera nuovi aggettivi ed io divento più dettagliata nel mio stesso lavorio – ma dov’è iniziato tutto questo? Non posso credere di essere in origine una tabula rasa che aggrega concetti, su che base poi? Non posso osservarmi fare cose posso solo osservarmi osservare ed è l’idea stessa che ho di me a dare la sensazione di osservarsi e crescere così.

Quando mi guardo allo specchio e vedo tre occhi, sono io o il mio riflesso ad aver sviluppato per primo il terzo occhio? E cosa ha spinto tanto me quanto il mio doppio nel mondo dello specchio ad avvicinarsi al vetro nel medesimo istante? Non posso spiegare tutto con la simmetria ed il discorso si complica se ammetto che la scimmia dello specchio non veda me, riflessa, ma veda una terza scimmia, che a sua volta ne vede una quarta che ne vede una quinta ed in questo gioco infinito ciascuna scimmia si sincronizza con quella prima e quella dopo e da una è vista mentre ne guarda un’altra, ma io che sono l’originale – o non lo capisco più? E qui già un primo abbozzo di senso di morte – non sono guardata da nessuno.

Ma se l’albero cade nella foresta e nessuno lo vede, che rumore fa? E se nessuno mi guarda allo specchio io esisto? Il guaio è quando non solo l’universo è un’illusione, ma sei tu che lo vedi ad esserlo, ed io credo che sia così che si è sentito Apollo quando ha capito di non essere non solo tra i propri adoratori ma neppure tra i propri credenti ed è così che mi sento io, cerco solo l’oblio che nasce dal guardare me che guardo me che guardo me che guardo me che guardo me che guardo me che…

8/5/2008

72 gradi

Tag:, , , — oracolo @ 2:20 pm

72 gradi, l’angolo al centro di un pentagono.

Il foglio di cartoncino trasparente, con buchi ad intervalli regolari, mi risparmia la fatica di dover rifare la costruzione ogni volta che disegno un pentagono. Dovrò disegnarne parecchi, per il mio dodecaedro.
Non ho intenzione di mettere linguette, nello sviluppo, voglio incollare su ogni faccia un’ulteriore coppia di pentagoni affiancati; in questo modo incollerò solo intere facce pentagonali su intere facce pentagonali, e non si vedranno altre forme se non pentagoni, neppure in controluce.

Ci deve essere qualcosa di magico, nel pentagono. Tracciando le diagonali viene una stella, ma non è così semplice; so che quella stella ha qualcosa di particolare, uomini l’hanno usata come simbolo. Un simbolo usato così a lungo e con tanta dedizione è vivo. Un po’ più del divieto d’accesso, o della mano nera dell’operaio con l’elmetto che intima “Alla larga!”.

Disegno sul cartoncino bianco, ritaglio, piego con cura, incollo. Ancora, ed ancora. Ora il dodecaedro, poi l’icosaedro. Ho visto il disegno di questi solidi sul dizionario enciclopedico, ma li liquidava in un paragrafetto… lui non ha capito nulla, non sa quanto sono magici.

Non so perché li costruisco, né so cosa me ne farò. Credo che li lascerò su un mobile fino ai ventisette anni, sperando che non sia vero che morirò proprio a ventisette anni… e se anche è vero pazienza, ce n’è di tempo.

Quando dovrò rifare cose simili con il cartoncino (ad educazione tecnica?), sbufferò. Quando rivedrò quegli stessi solidi, anni dopo, in plastica e con sopra i numeri sopra, avranno qualcosa di familiare. Però saranno meno magici dei miei… con quegli spigoli smussati e le sbavature di colore intorno ai numeri.

Ora disegno, taglio, piego, incollo. Sul tavolino in legno scuro, con accanto il piano di cristallo che non si tocca, ed il sole al tramonto filtra attraverso le tapparelle abbassate.

Allora serve a qualcosa, questo dizionario enciclopedico. C’è scritto come posso costruire l’ettagono con il compasso. Ci provo.

Però l’ettagono è strano. Mi affascina, ma non posso costruirci solidi… se provo a dividere trecentosessanta per sette, non mi fermo più. Non è preciso, non ci sta bene. Come può essere regolare, questo poligono, se non posso usare un bel numero per l’angolo al centro? Come lo misuro con il goniometro, quest’angolo di 51,428571 (e via così) gradi?

Lo disegno lo stesso, quest’ettagono. E lo guardo, e ne disegno un altro, e lo guardo.
Non sei perfetto, mi dispiace. Però mi piace la tua forma. Quindi ti disegno ancora. E ti ritaglio, e non posso regalarti una dimensione in più perché sei imperfetto. Mi dispiace, però almeno ti disegno.

E le stelle muoiono anche loro, in quel disegnino che non ho capito con su scritto ZAMS.
E mai ti si concede un desiderio senza che inoltre ti sia concesso il potere di farlo avverare. Però non riesco a fare nulla con questi ettagoni, se non guardarli e chiedermi

18/1/2008

Trame

Tag:, , — oracolo @ 3:39 pm

Arrivata a New Orleans, la crew (gruppo) si infila sulla pista di Joe “Il guercio” (ma mica tanto… eh eh) e la segue fino in fondo per dipanare il mistero di Matiz…

Iarus sfrutta la sua abilità (stamina 5 + erection x 2) per tenere a bada l’assalto degli enlightened ones (gli accesi) ma non è per niente facile (“escono dalle fottute pareti!”).

Per fortuna entro la fine della serata Gaia ha il vero colpo di genio… (ottima interpretazione e grande giocata ;-) e risolve la situazione: ambivalence x 3 + ambiguity x 2 (e tirando solo critici!), si trasforma in un “cono d’essenza” e seduce Matiz (“Vivo o morto, tu verrai con me!”).

Così ora Matiz (o quel che resta di lui) sembra un alleato della crew… ma sarà vero? O aspetta solo il momento buono (o quello meno cattivo) per impadronirsi dei loro punti melting (scioglimento)?

Lo scopriremo solo durante la prossima, eccitantissima (spero… eh eh eh) sessione! Sono già una fucina di idee!

4/12/2007

Puff!

Tag:, — oracolo @ 3:08 pm

Ma perché è tutto così strano? Io non faccio cose simili…

E’ un sogno!

*puff*

26/7/2007

Snapshots

Tag: — oracolo @ 12:19 am

«E voi, in fila qui dietro, tutti a chiedere attenzione?»
«Ce la devi: hai detto che non ci avresti dimenticato.»
«Non voleva essere una promessa, ma una triste constatazi

Mentre lo dico divento il secondo della fila, ed inizio ad urlare nelle orecchie del primo. E’ questione di anzianità.

14/5/2007

Scala

Tag: — oracolo @ 8:03 am

La donna innaturalmente bella mi guarda con occhi magnetici da un manifesto di due metri per due.

Se la sua testa fosse davvero di due metri per due, sarebbe un mostro orrendo; invece il manifesto è sul muro, e mi sembra solo di averla a pochi centimetri.

21/4/2007

Tic Tac

Tag:, — oracolo @ 8:19 am

Sincronizzare tutti gli orologi di casa in modo che producano un unico “TIC!” corale e roboante è un passatempo tanto appagante quanto effimero. Meglio ripiegare sul digitale.

(Attenzione: non vale in tutti gli ambiti)

19/3/2007

Tutto è il migliore

Tag:, , — oracolo @ 1:15 am

Mentre stava passeggiando in un centro commerciale, Tonio sentì una conversazione tra un commesso ed un cliente.

“Mi dia il miglior sistema operativo che ha”, chiese il cliente.

“Nel mio reparto tutto è il migliore”, ribattè il commesso. “Qui non trova neppure una riga di codice che non sia la migliore.”

A queste parole, Tonio fu illuminato e corse a comprare quello che costava meno.

26/12/2006

Valore

Tag: — oracolo @ 1:01 am

Quando formulammo le nostre nozioni di bene e di male il teorico ci avvertì di qualche insondabile falla.

Non lo ascoltammo, sicuri della nostra geometria: bastò la situazione contingente a far crollare il teorema. In mano non ci rimase che polvere di magnesio dopo un flash non richiesto.

Stiamo ancora cercando chi muove i fili per poterlo accusare di qualcosa: lui c’è ma non risponde al telefono. Il cliente ci accusa, spietato, talmente convincente che non possiamo fare a meno di dargli ragione e maledire la nostra natura. Voltiamo la carta ma non finisce in gloria.

23/12/2006

Qr Code

Tag:, , — oracolo @ 11:49 pm

Indovinello prenatalizio: cosa fareste se, su un muro, trovaste questa immagine?

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