Banalità

15/1/2010

Cappuccini – 2

Tag:, , — oracolo @ 4:47 pm

Attenzione: come forse si intuisce dal titolo, questo post è il seguito di Cappuccini. Andrebbero letti in sequenza. Ma anche no.

Web Application, versione “Il mondo è bello e colorato”
Cre.am (2.0) (Beta) fa i cappuccini online. Non c’è bisogno di registrazione e memorizza sul server fino a cinquanta cappuccini che puoi recuperare ovunque tu abbia accesso ad internet.
Se vuoi funzionalità avanzate, come la condivisione di cappuccini con gli amici e l’integrazione con Google Docs, puoi fare il login tramite OpenID (così non devi ricordare un altro username ed un’altra password).
E’ gratuito; pagando, puoi memorizzare sul server infiniti cappuccini anziché cinquanta.
Il sito ha una versione mobile ed un’applicazione gratuita per iPhone.

Web Application, versione “Alice ti fa i cappuccini”
Fai il tuo cappuccino con Alice è la web application del tuo provider che ti permette di fare deliziosi cappuccini!
Ti basta fare il login con lo username che usi per accedere ad internet, aggiungendo in fondo “@alicemifafareicappuccini.tin.it”, la password che usi per controllare la posta (mi raccomando: non quella che usi per accedere ad internet!) e le cifre dispari del tuo codice fiscale!
Potrai fare dieci cappuccini giornalieri e condividerli con tutti i tuoi amici che usano Alice Messenger. Richiede Macromedia Shockwave ed Internet Explorer 6; assicurati di disabilitare l’antivirus prima di usarlo. Se non risponde, ricarica la pagina e rifai il login avendo l’accortezza di usare le cifre pari del tuo codice fiscale anziché le dispari.

Facebook, versione “Finalmente l’applicazione che aggiunge al tuo profilo il tasto per i cappuccini! Funziona veramente!”
Se ti iscriverai anche tu a questo gruppo e scartavetrerai le parti intime di almeno trenta tuoi amici, invitandoli ad iscriversi, un narcotrafficante sudamericano suonerà domani mattina alla tua porta con le istruzioni per attivare il tasto “Cappuccino” nella tua chat di Facebook!
Accanto ad ogni contatto apparirà il tasto “Invia cappuccino”. Inoltre, potrai personalizzare lo sfondo del tuo profilo con delle simpatiche zebre!

Facebook, versione “Per quelli ke amano bere il cappuccino”
Boh. E’ un gruppo. Ti iscrivi. A te piace bere il cappuccino. Ghghgh, trpp forte.

Facebook, versione “Ehi, il tuo amico ha bisogno di te per fare un cappuccino alla melanzana: clicca qui per aiutarlo!”
CappucciniWorld – Zynga è un’applicazione per Facebook che fa cappuccini di ogni forma e dimensione. I caffè normali li puoi fare subito; per i cappuccini devi avere almeno dieci amici che usano l’applicazione, per quelli con guarnizione al cioccolato almeno cinquanta, per quelli con i disegnini cento amici.
Non temere: ci sono già gruppi e petizioni che chiedono a gran voce i disegnini anche per chi ha pochi amici. E’ solo questione di tempo: vedendo che ci sono tanti iscritti, senz’altro gli sviluppatori di CappucciniWorld verranno mossi a compassione. E, già che ci siamo, se aderisci alla petizione esprimi anche il tuo dissenso nei confronti di chi maltratta l’escherichia coli in Papuasia e chi scuoia i limoni senza pietà.
Ogni volta che fai un cappuccino, quest’ultimo viene fotografato e spedito a tutti i tuoi parenti ed amici; più cappuccini offri, inoltre, più puoi prepararne al giorno, in un’escalation caffeinica senza pari.
Per fare un cappuccino devi cliccare in media in dieci posti e confermare dodici volte, in modo da ricaricare la pagina di facebook almeno quattro volte per poi approdare sull’applicazione in flash che fa i cappuccini veri e propri. Per vedere decentemente l’animazione del caffè che si mescola con il latte è richiesto almeno un processore quad core.

iPhone, versione “Corri il rischio”
iCappuccino (1.59€) è esattamente identica a “Cappuccini”, “iCappuccio”, “CappPhone” e “Stongah!” (tutte presenti sull’App Store); non capisci bene perché costi 1.59€ mentre le altre oscillino tra i settantanove centesimi ed i dieci euro. Nelle recensioni, iCappuccini ottiene quattro stellette da un utente a cui ha cambiato la vita; un altro constata amaramente che le istruzioni non spiegano come accelerare e frenare nel muro bonus. Inveisce contro la Apple, Romano Prodi e gli zingari e minaccia di tornare a Nokia.

iPhone, versione “C’è anche il trial”
iCappuccio (0.79€) fa cappuccini esattamente come iCappuccino, ma c’è la versione LITE completamente GRATIS!
Dei curiosi banner promettono viagra a pochi centesimi, l’icona ha una scritta “GRATIS!!!” in sovraimpressione.
Le altre icone dell’home screen la schifano e si spostano sdegnose ad un quadretto di distanza per evitare la contaminazione, ma per il resto funziona.
Per non istigare la lotta di classe nella schermata principale dell’iPhone tiri fuori un euro e compri la versione full.
Il giorno dopo e per i prossimi sei mesi, grande offerta: l’applicazione diventa gratuita.

iPhone, versione “Doveva esserci il pacco”
Cappuccini (GRATIS!) fa un cappuccino. Una volta, poi basta.
Se ne vuoi fare altri, li puoi comprare tramite in-app purchase.
Però sfrutta l’accelerometro e la bussola in modo da calcolare correttamente il riflesso del sole sulla schiuma, quindi richiede un iPhone 3GS.
Ovviamente non puoi offrire a nessuno i cappuccini che acquisti, ma puoi inviar loro una tua foto mentre li bevi. E postarla su Facebook, Twitter, Flickr, MobileMe e YouPorn (per i feticisti).

iPhone, versione “Viscida pubblicità”
Stongah! (GRATIS!) fa i cappuccini. Per arrivare al tasto delle opzioni, devi prima passare attraverso tre schermate pubblicitarie relative ad altre tre applicazioni della stessa software house.
La prima promette le donnine più nude e più hard dell’intero App Store; la seconda le più hard e le più belle, la terza le più belle e le più nude.
Incuriosito, compri quella delle più belle e le più nude. E’ uno slideshow di ragazze anni ‘80 in bikini, cotonate & spixellate, accompagnato da una bizzarra musica tedesca. Ah, wunderbar!

iPhone con jailbreak, versione “La filibusta non ha confini”
Scarichi iCappuccino, crackato. Ah, ora si dice “con la cura”.
All’avvio, vieni salutato da una schermata multicolore: “cracked by pistolo85″. I bootloader dei giochi piratati per Amiga si rivoltano nella tomba, borbottando qualcosa sul cattivo gusto.
Per il resto fa quello che deve fare, quando non si pianta. Ogni volta che colleghi l’iPhone ad iTunes ti sembra di sentire una voce minacciosa in lontananza e le luci di casa lampeggiano brevemente. La prima domenica del mese nella rubrica appare il contatto “Satana”; ieri mattina hai dovuto ripristinare tutto perché iTunes sosteneva che l’iPhone fosse un iPod shuffle di prima generazione.
Ma hai risparmiato un euro e mezzo e te la ridi di gusto alla faccia di Steve Jobs e di chi spende un sacco di soldi in cose inutili. Tipo gli smartphone costosi.

iPhone con jailbreak, Cydia, versione “come ti smonto e rimonto il SO”
Cappucciner fa i cappuccini. Opzionalmente, aggiunge agli sms un pulsante “invia anche un cappuccino”. Scrive il numero di cappuccini preparati nella barra di stato. Può cambiare il comportamento del tasto “Home” in modo che quando premuto faccia un cappuccino invece di espletare la sua normale funzione.
Tramite pacchetti separati cambia lo sfondo in modo che sia un cappuccino, rende tutte le icone cappucciniformi, sostituisce il font di sistema con un font cappuccinesco e può generare un gorgoglìo cappuccineo durante le telefonate.
E’ l’applicazione perfetta.
Purtroppo ieri la Apple ha reso disponibile una nuova versione del firmware per il tuo iPhone: hai aggiornato, hai installato da capo Cappucciner ma ora se provi a fare un cappuccino il telefono si pianta uggiolando.

13/7/2008

Altre 5 idee per accumulare stress

Tag:, , , — oracolo @ 2:24 am

(segue)

  1. Concentrarsi sulla fine. Non importa quanto sia bello il momento che si sta vivendo, presto avrà fine. Ciò è sufficiente a renderlo meno bello; il rimuginare su questa verità aiuta a distrarsi, in modo da non godere a pieno del presente.
    Weekend, stagioni, amicizie, amori, vite: tutti articoli con una data di scadenza prefissata – nel migliore dei casi, alcune date di scadenza coincidono. Ad esempio, i weekend con le stagioni e le stagioni con le amicizie.
    Ogni fine è fine sul serio, non esiste ciclicità. Un weekend bruciato non torna più; figuriamoci un’amicizia.
  2. Monitorare attentamente i propri sentimenti. Si sta provando affetto o dipendenza o abitudine? Il fastidio sfocia nell’indifferenza? Gelosia, invidia o stizza?
    Seguire con attenzione le evoluzioni di ogni moto dell’umore, eventualmente annotandole su un taccuino mentale (nelle pagine del quale spicchino le più nefaste) ed investigare sulle cause. Lo sfavamento non è mai endogeno, probabilmente la responsabilità è di amici/parenti/amanti: inchiodarli, seppur tormentati dal rimorso per la crudeltà del gesto, alle proprie responsabilità.
    Ancora più divertente: cercare di controllare gli stati d’animo. L’affetto è intenso quanto basta o va incrementato con sforzi enormi e vani? Ci si sente abbastanza in colpa per le porcate che si sono fatte o si fanno? Si odia a sufficienza per il torto subito?
    Con la pratica affogare ogni sentimento, soprattutto quelli più piacevoli, in una nuvola di fredde analisi.
  3. Considerarsi uomini di elevata moralità e cercare di comportarsi di conseguenza. Funziona molto, molto meglio se non si è uomini di elevata moralità.
    Più in generale, prefiggersi degli obiettivi ed assicurarsi di non avere abbastanza forza di volontà per portarli a termine. Se possibile coinvolgere amici, parenti ed amanti nell’impresa, in modo da deludere più gente possibile quando il fallimento – puntuale – arriverà.
  4. Rimuginare sugli effetti a lunghissimo termine delle proprie azioni, dalle più insignificanti alle più rilevanti. Assumere che le conseguenze di ogni decisione saranno prima o poi nefaste perché qualcosa (dipendente o meno dalla propria volontà) andrà storto e non ci sarà più niente da fare. E si sarà responsabili per averlo previsto e non aver fatto abbastanza per prevenirlo – anche aiutati dalla forza di volontà inesistente.
  5. Considerare il cambiamento come il peggiore dei mali. Poiché le cose non migliorano mai, lasciate a sé stesse, ogni minima variazione ci avvicina al baratro (ed all’inevitabile fine, vedi punto 1).
    Osservare sé stessi tra dieci, venti, trent’anni ed immaginarsi non solo dotati delle stesse vulnerabilità (acuite) e degli stessi desideri (che non si saranno avverati ed ormai sarà troppo tardi), ma fiaccati dagli strali della sorte avversa, soli e detestati da tutti coloro che, un tempo importanti, saranno stati calpestati per necessità, casualità o semplice goffaggine.

7/2/2008

Bonghi

Tag:, , — oracolo @ 3:51 pm

Contravvengo alla regola principe che vuole questo posto, per lo più, svincolato dallo spazio e dal tempo (…) per segnalare il video del nuovo singolo degli Elio e le Storie Tese.

Non posso esimermi: oltre ad essere fan di vecchia data degli Elii sono anche un ammiratore di Maccio Capatonda, Rupert Sciamenna, Ivo Avido… E questo video, da un’idea di Phil Norimberga, scritto e diretto dal maestro Pelo Ponneso, mi ha lasciato senza fiato.

18/1/2008

Trame

Tag:, , — oracolo @ 3:39 pm

Arrivata a New Orleans, la crew (gruppo) si infila sulla pista di Joe “Il guercio” (ma mica tanto… eh eh) e la segue fino in fondo per dipanare il mistero di Matiz…

Iarus sfrutta la sua abilità (stamina 5 + erection x 2) per tenere a bada l’assalto degli enlightened ones (gli accesi) ma non è per niente facile (“escono dalle fottute pareti!”).

Per fortuna entro la fine della serata Gaia ha il vero colpo di genio… (ottima interpretazione e grande giocata ;-) e risolve la situazione: ambivalence x 3 + ambiguity x 2 (e tirando solo critici!), si trasforma in un “cono d’essenza” e seduce Matiz (“Vivo o morto, tu verrai con me!”).

Così ora Matiz (o quel che resta di lui) sembra un alleato della crew… ma sarà vero? O aspetta solo il momento buono (o quello meno cattivo) per impadronirsi dei loro punti melting (scioglimento)?

Lo scopriremo solo durante la prossima, eccitantissima (spero… eh eh eh) sessione! Sono già una fucina di idee!

24/12/2007

Frattali oggi – 3

Tag:, — oracolo @ 10:38 pm

Terza ed ultima (almeno, per ora) puntata della rubrica: biforcazioni e frattali di Lyapunov.

Grazie della resistenza.

Frattali oggi – 3

Tag:, , — oracolo @ 9:46 pm

Com’è tradizione, le notti prive di sonno preannunciano la nascita di un nuovo numero di Frattali Oggi, il vostro punto di vista privilegiato sulle novità nell’allegro mondo del caos.

Ma prima, due parole.

Diffidate di ciò il cui nome termina in “a”. Diffidate perciò di Betta, Giulia, Luca, Andrea. Implicitamente ciò significa che potete fidarvi di Matteo, Sarah, Luppolo e Stephen King.

Uhm.

Ma, sopra ogni cosa, diffidate di un vinello nei confronti del quale mi rivolgerò amichevolmente come se fosse una donzella: la bonarda.

Non suicidatevi con la bonarda. No, davvero. Qualsiasi altro mezzo, ma non la bonarda.

Scaraventatevi giù da uno skate in corsa.
Concedetevi, dopo trecento addominali, a trecento ninfomani.
Assoldate un amico perchè vi tolga la vita a colpi di grattugia.

Ma non abusate mai di bonarda. Questo atto di violenza, infatti, spegnerebbe ogni vostro desiderio, sia quelli manifesti che quelli inconsci. Vi condurrebbe a detestare quella faccia da schiaffi che avete imparato ad amare con sforzo e fatica, e che vedete riflessa ogni giorno nello specchio. Vi costringerebbe a scrivere Frattali Oggi, invece di dormire il sonno del giusto.

Limoncello? Sì!
Mirto? Sì!
Genepy? Sì!
Fuoco dell’Etna? Sì!
Alcool denaturato? Sì!

Bonarda? Grazie, preferisco vivere.

è una campagna di sensibilizzazione contro l’abuso di bonarda.
Una volta, qui, era tutta campagna.

Ma veniamo al fulcro della nostra discussione.

Biforcazione

Si sa, ce n’è di gente strana.

Capita un giorno uno scemo a caso che mi dice: “L’oracolo,” (era erudito, aveva già appreso la necessità di anteporre sempre al mio nickname l’articolo) “avrei in mente di inventarmi una successione che funga da modello per la crescita di una popolazione di conigli. Una successione definita per ricorrenza, dove ogni iterazione rappresenti una nuova generazione, ed il cui valore sia il numero di coppie di conigli attualmente presenti nella conigliera. Tipo che all’inizio ho una coppia di conigli appena nati, che dopo una generazione trombano come dei conigli (giustamente), ed alla terza generazione mi trovo con
due coppie di conigli; poi quella iniziale persevera nell’attività trombatoria e mi sforna un’altra coppia, e nel frattempo quella appena nata raggiunge la fecondità ed inizia pure lei e sforna un’altra coppia… o qualcosa di simile. Magari ci lavoro su stanotte. Non so, una cosa come f(n+2) = f(n+1) + f(n), con f(0) = f(1) = 1.”

Io gli dico: “Sei proprio un minchione. Ma ti pare che si possa fare un modello matematico di una cosa così incasinata come il trombamento dei conigli? Va a fare trecento addominali, per favore, e poi…”

Com’è, come non è, quello era Fibonacci e tempo qualche anno si scopre che i rami nascono sugli alberi disponendosi a mò di coniglio che tromba, che ’sta piffero di successione sbuca fuori dappertutto in natura, dalle conchiglie a chissà cosa. E lui ci fa un figurone, ed io sono ancora adesso un povero pirla che sta qui a scrivere alle sette di sabato mattina.

Cosa potevo fare io quando, qualche anno dopo, sbuca fuori un altro tizio strano, mi pare si chiamasse Malthus, e mi dice: “Mi è venuto in mente di provare a modellare la crescita di una popolazione di animali in una data zona usando una successione definita per ricorrenza…”?

Semplice, gli dico: “Vai! Sei troppo un grande! Sei troppo un gallodiddio! Fai, fai, e quando diventi famoso ricordati di me.”

Poi quello si mette a fare altre cose che non ricordo, in economia, e questa storia della successione passa sotto silenzio. Allora, giacchè mi rode (o rosico, come direbbero i romanacci), la ritiro fuori io e mi ci diverto un pochino.

Beh, l’idea è stupida come poche, in effetti. Mettiamoci in una valle ideale, Val Bonardia, un posto dove la Bonarda sgorga dai monti sotto forma di ruscelletti. Lì c’è solo Bonarda, nient’altro: niente erba, niente kinder Pinguì, un accidenti di niente.

Ci sono, in compenso, i bonardidi: sono animaletti con un lunga lingua e due occhi allucinati tipo Paolo Rossi. Il comico, dico… statisticamente, avrete almeno un parente che si chiama Paolo Rossi. No, non lui.

I bonardidi non hanno un’emerita sega da fare, e trascorrono la propria vita bevendo bonarda.

Sì, lo so, niente commenti: beh, se pensate che la vostra vita sia poi così migliore della loro fate un fischio…

Ah, già, fanno un’altra cosa oltre a bere bonarda: ecco, avete capito. Vedete che siete perspicaci?

Ahimè, la bonarda in Val Bonardia è però una risorsa limitata. Ce n’è un fottìo, ma prima o poi finisce…

Sia x il rapporto tra il numero di bonardidi attualmente viventi in Val Bonardia ed il numero massimo di animaletti che la valle può sostenere.

x = (bonardidi attuali) / (bonardidi massimi)

x è una frazione sempre compresa tra zero e uno.

La quantità di bonarda presente nella valle è dunque proporzionale a 1-x.

Con l’approssimarsi del numero di bonardidi al valore massimo sostenibile, la disponibilità di bonarda tende a zero.

Infiliamoci dentro un bel coefficiente di proporzionalità, che chiamiamo r, che terrà conto della fecondità dei nostri amichetti linguacciuti. Maggiore il valore di r, maggiore sarà la capacità della popolazione di riprendersi dopo un disastro.

La popolazione alla generazione n+1 dipenderà quindi dalla popolazione alla generazione n, dalla disponibilità di bonarda e dalla fecondità dei nostri piccoli amici.

Eccoci alfine giunti al modello vero e proprio:

x(n+1) = r · x(n) · (1 – x(n))

Quest’affare è noto in letteratura come “equazione logistica”, mi dicono.
Sì, tutto qua. Come equazione per modellare la vita di animaletti linguacciuti fa pietà, e se non ci credete ve lo giuro io. Simulare l’andamento demografico di un’intera popolazione è cosa ben più incasinata che mettersi a fare giochini con le equazioni.

Però però però… questa equazione fa giochini ben strani.

Ora prendo Matlab (che è un programma che fa conti) e mi metto a calcolare qualche valore, partendo sempre da un valore x iniziale di 0.5. Questo equivale a dire che ci sono un bel pò di bonardidi, in val Bonardia, ma non troppi: una quantità giusta. C’è ancora bonarda per tutti.

Parto da 0.5, mi calcolo un pò di valori successivi di x, e spero che non si verifichi sovrappopolazione. Il parametro su cui giocherò sara invece il coefficiente di trombamento degli animaletti, questo famoso r.

Piazziamo r uguale a 2, e vediamo cosa succede.

Calcoliamo.

x(1) = 0.5
x(2) = 0.5
x(3) = 0.5
x(4) = 0.5

…e che palle. In sostanza, il numero di bonardidi si mantiene costante, e non sono mai nè troppi, nè troppo pochi.

Distribuiamo qualche pasticca di Viagra, variando l’alimentazione delle povere bestiole, e alziamo r fino a 2.7. Che succede?

x(0) = 0.5
x(1) = 0.6750
x(2) = 0.5923
x(3) = 0.6520
x(4) = 0.6126
x(5) = 0.6408
x(6) = 0.6215
x(7) = 0.6351
x(8) = 0.6257
x(9) = 0.6323
x(10) = 0.6277
x(11) = 0.6310
x(12) = 0.6287
x(13) = 0.6303
x(14) = 0.6292
x(15) = 0.6300
x(16) = 0.6294
x(17) = 0.6298
x(18) = 0.6295
x(19) = 0.6297
x(20) = 0.6296
x(21) = 0.6296
x(22) = 0.6296

Se avete passato dieci minuti a guardare i numeri qui sopra cercando un qualche oscuro disegno, con la bava alla bocca e la tipica espressione di Homer Simpson quando pensa alle ciambelle, non avete bisogno di Frattali Oggi ma di un buon medico.

Se, invece, siete scaltri, avrete notato a colpo d’occhio che alla fine la popolazione si stabilizza: viene sempre 0.6296, non si scappa.

A questo punto, uno crede di avere la soluzione in tasca: spegne il computer, stacca la spina, si attacca alla bottiglia e si riempie lo stomaco di bonarda, esprimendo solidarietà verso gli animaletti linguacciuti ma dimostrando di ignorare i miei saggi consigli.

“Vabbè”, dice l’incauto, “i numeri fanno un pò di casino, ma poi raggiungono un certo valore e finisce lì…”

“Ah!”, dico io. “Allora ti faccio vedere cosa succede per r = 3.3, dopo un pò.”

Giù di Viagra, e…

x(0) = 0.5
x(1) = 0.8250
x(2) = 0.4764
x(3) = 0.8232
x(4) = 0.4804
x(5) = 0.8237
x(6) = 0.4792
x(7) = 0.8236
x(8) = 0.4795
x(9) = 0.8236
x(10) = 0.4794
x(11) = 0.8236
x(12) = 0.4794
x(13) = 0.8236
x(14) = 0.4794
x(15) = 0.8236
x(16) = 0.4794
x(17) = 0.8236

Due valori?!? Non si stabilizza, persevera su due valori… roba da matti…

Viagra come se piovesse, voglio fare un esperimento… r = 3.5

x(0) = 0.8750
x(1) = 0.3828
x(2) = 0.8269
x(3) = 0.5009
x(4) = 0.8750
x(5) = 0.3828
x(6) = 0.8269
x(7) = 0.5009
x(8) = 0.8750
x(9) = 0.3828
x(10) = 0.8269
x(11) = 0.5009

Quattro valori, adesso! Ma come quattro valori…

Bè, gente, non voglio annoiarvi a morte con file e file di numeri. Volete sapere che succede? All’aumentare di r, prima il sistema oscilla tra due valori. Poi, improvvisamente, si mette ad oscillare tra quattro. Poi tra otto, poi sedici, poi trentadue, poi sessantaquattro… da un certo punto in poi, CAOS!

Osservate la figura. In ascissa ci sono i valori crescenti di r, in ordinata sono tracciati, per ogni ascissa, un bel pò dei valori assunti da x.

Bifurcation thumbnail

Succede esattamente quello di cui parlavamo. è inutile che vi dica che, se con un programma apposito, ingrandissimo in zone particolari questo grafico troveremmo un grafico del tutto simile all’originale, con una linea che si biforca e poi si biforca e poi si biforca… sì, tutto ciò è un frattale.

A queste considerazioni è arrivato un signore simpatico, un tal Feigenbaum. Lo stesso signore ha scoperto che la successione dei rapporti tra le lunghezze di due tratti successivi che hanno uno il doppio degli attrattori dell’altro (cioè la lunghezza del tratto con due valori diviso la lunghezza del tratto a quattro valori, e poi la lunghezza del tratto a quattro valori diviso la lunghezza del tratto ad otto, e poi quella del tratto ad otto diviso quella del tratto a
sedici e così via) tende ad un valore costante. Questo valore, detto “Costante di Feigenbaum” vale 4.669211660910299067185320382047…

Beh, non è un numero a capocchia. Gli hanno dato un nome perchè è una costante universale, una di quelle cose tipo Pi, e, Phi… e sbuca in un mucchio di posti. Alla faccia di Fibonacci.

Per restare in ambito frattale: l’insieme di Mandelbrot, quell’immane aggeggio bitorzoluto di cui parlavamo nello scorso numero, ha un lungo “aculeo” sulla sinistra. Ad un certo punto su questo aculeo, c’è una copia in miniatura dell’intero insieme. Sull’aculeo a sinistra della copia, c’è un’altra copia più piccolina. A sinistra di questa copia, ce n’è un’altra ancora più piccola… indovinate un pò a cosa tende il rapporto tra le coordinate successive di tutte queste piccole coppie?

Fino ad ora, però, abbiamo parlato di numeri, grafici, calcoli. Tutte cose che non abbiamo molto presente quando ci stiamo ammazzando lo stomaco con la bonarda.

Eppure questo scenario di biforcazione, di frequenza che si raddoppia, si raddoppia ed infine sfocia nel caos è un pò dappertutto, basta cercarlo.

Fisici hanno scoperto fenomeni di biforcazione in esperimenti sulla convezione termica e sulla turbolenza; medici hanno scoperto che la fibrillazione del cuore è proprio un processo a cascata di questo tipo, e che le pulsazioni da regolari diventano doppie, poi quadruple, e infine si ferma tutto (e tocchiamoci…)

In effetti non bisogna poi fare troppa strada: avete presente un rubinetto con la guarnizione rotta? Pensate un attimo a come cadono le gocce, se provate ad aprire lentamente l’acqua.

Plic… plic… plic… plic… poi aprite, e…
Pli-plic… pli-plic… pli-plic…

e poi, di solito, il caos si innesca talmente in fretta che non avete tempo di rendervene conto. Ma da qualche parte c’è quel numero assurdo, e un ometto con il nome impronunciabile ride sotto i baffi.

E adesso, visto che di tempo ne ho ancora e che Frattali Oggi è comunque più breve di PC Professionale (ma qualcuno riesce a leggerlo tutto prima che ne esca un altro numero? o_O), due parole su qualcosa di più carino… almeno esteticamente.

I frattali di Lyapunov

L’equazione logistica con cui abbiamo giocherellato prima è la base per i frattali di Lyapunov. Sono frattali piuttosto recenti, e piuttosto facili da capire.

Abbiamo visto che al variare di r si passa dall’ordine al caos. Un certo Markus, insieme al suo amichetto Hess, studiava i processi digestivi al Max Planck Institute di Dortmund. Per farlo, usava un’equazione logistica modificata: invece di tenere r costante durante le iterazioni successive, faceva assumere ad r uno tra due valori, secondo una sequenza stabilita a priori.

In soldoni, questo pazzo si faceva tutta la trafila dei numeri che ho fatto io prima, ma in più cambiava pure r tra un’iterazione e l’altra. Ad esempio diceva: “Vediamo che succede se faccio valere r 2 per la prima iterazione, poi 3 per la seconda, poi di nuovo 2 per la terza, poi di nuovo 3 per la quarta…”

E questo quando andava bene e non si era scoppiato di Bonarda! In tali infausti casi, arrivava a certe seghe mentali del tipo “BWAHAHAHAH! SII! Adesso proviamo con r che vale 2.5, poi ancora 2.5, poi ancora 2.5, poi 2.9 per tre volte di seguito, poi di nuovo 2.5 magari per due volte…”

In sostanza, i valori possibili di r erano sempre due, ma il disperato li faceva variare secondo sequenze mefistofeliche.

Il grosso casino è che a lui serviva sapere se l’equazione si stabilizzasse oppure no, con r che oscillava tra due valori. E non solo: gli interessava saperlo non solo per una coppia di valori oscillanti di r, ma per una congerie di possibili coppie di valori!

Magari gli interessava verificare la stabilità per questa sequenza di valori di r:

3, 3, 4, 4, 3, 3, 4, 4…

però anche

3.1, 3.1, 4, 4, 3.1, 3.1, 4, 4…

o magari

3, 3, 4.1, 4.1, 3, 3, 4.1, 4.1…

…insomma, un gran casino.

Il pover uomo era già pronto al passo estremo, ed aveva in mano la Grande Bottiglia Finale di Bonarda, quando le venne una grossa idea (era un uomo, ma gli diamo del lei e quindi usiamo “le”. Non siete d’accordo? Andate anche voi a comprare la vostra bottiglia…)

Anzi, un paio di grosse idee!

Versione edulcorata:

Idea 1: “Poffarbacco, ma io sono un drago a calcolare l’esponente di Lyapunov di un sistema dinamico a tempo discreto fatto così!”

Idea 2: “Accipicchia, perchè non provo a visualizzare su uno schermo di un computer l’esponente di Lyapunov per un bel pò di coppie di valori di r, diciamo magari per tutti i pixel di un bello schermo in 1024 x 768?”

Versione realista:

Idea 1: “Cazzo, ma io sono un drago a calcolare l’esponente di Lyapunov di un sistema dinamico a tempo discreto fatto così!”

Idea 2: “Cazzo, perchè non provo a visualizzare su uno schermo di un computer l’esponente di Lyapunov per un bel pò di coppie di valori di r, diciamo magari per tutti i pixel di un bello schermo in 1024 x 768?”

Beh, sia che abbiate scelto la versione edulcorata che quella realista non dovreste avere grossi problemi ad entrare nell’ottica dell’idea 2: stabiliamo a priori la sequenza assassina (tipo abababab… oppure abbabbabbabb… oppure aaaabaaaabaaaab…) di possibili valori di r, e poi facciamo i calcoli assegnando ad a l’ascissa di un pixel, a b la sua ordinata.

Sull’idea 1 ci andrei più cauto… che piffero è l’esponente di Lyapunov?

Beh, quanti tra noi hanno avuto a che fare con sistemi dinamici ricorderanno che il metodo di Lyapunov è un metodo amorevole per verificare la stabilità di un sistema non lineare nei pressi di un punto di equilibrio. Se ricordo bene.

L’esponente di Lyapunov sembra essere qualcosa di simile… con un procedimento algoritmico che so applicare, ma di cui ignoro vita, morte e miracoli, prende un sistema dinamico e spara fuori un singolo numero, l’esponente di Lyapunov.

Questo numero è una sorta di logaritmo medio della variazione del valore dei parametri del sistema, ed ha una interessante caratteristica: se è minore di 0, il sistema è stabile. Altrimenti no.

Ovviamente, questo esponente si calcola con una procedura numerica e approssimata, per cui per ottenere una buona stima è necessario un buon numero di iterazioni…

Per gli algoritmici tra voi, il processo funziona così (beccatevi lo pseudocodice copiato pari pari dalle mie fonti):

totale = 0
per n = 1 a iterazioni
x = r · x · (1 – x)
totale = totale + (ln(abs(r – 2 · r · x))/ln(2)
lyap = totale / iterazioni

lyap è questo fantomatico esponente di Lyapunov.

Se volete buttarvi nella programmazione, ricordate di definire una opportuna finestra di visualizzazione e ricordate che le cose non sono semplici come sembra qui, ma nemmeno troppo complesse: ad ogni ciclo dovete anche cambiare il valore di r secondo una sequenza definita a priori.

Beh, e se adesso parlassimo di qualcosa di utile? Tipo, ma che razza di immagini vengono fuori?

Date un’occhiata alla figura, ed avrete un’idea.

Lyapunov thumbnail

La figura mostra una sezione abbastanza ampia dello spazio di Lyapunov (così chiamano codesto tipo di frattale i letterati, o meglio, i frattalati) risultante dalla sequenza aaaaaabbbbbb.

Di solito, infatti, i programmi che generano frattali di Lyapunov vi chiedono di specificare la sequenza di “cambi forzati” di r da adoperare per generare l’immagine. La cosa divertente è che potete divertirvi a vedere cosa viene fuori, ad esempio, dalla struttura metrica di un sonetto: abbaabbaabab… ed altre amenità.

Come notate, il look è radicalmente diverso da quello dei frattali di Julia e dall’insieme di Mandelbrot: questo tipo di frattale è frastagliato in certe zone e fluido in altre…

La regione in nero è quella completamente caotica: in corrispondenza di quei valori dei parametri, l’equazione logistica non si assesta mai su nessun valore, e i poveri bonardidi vedono la loro popolazione aumentare e diminuire repentinamente. Questo anche in virtù del fatto che voi somministrate quantità diverse di Viagra ai padri ed ai loro figli, con esiti del tutto imprevedibili…

Le regioni che nella figura sono in bianco, o addirittura nuovamente in rosso dopo aver fatto un giro completo della gamma cromatica, sono invece regioni superstabili in cui il sistema logistico obbligato mostra un comportamento molto regolare (ad esempio, ammette un numero contenuto di attrattori).

Appare molto evidente la lotta tra ordine e caos: regioni superstabili si trovano ogni tanto all’interno di filamenti sospesi sopra ad un mare di pura entropia.

La quantità di calcoli è purtroppo piuttosto imponente: per ottenere l’immagine che vedete ho usato 10000 iterazioni per pixel, ed ogni iterazione implica il calcolo di un logaritmo… tutto pane per le unità floating point dei vostri processori. Beh, vi comprate ’sti computer smodati, vorrete fare qualcosa di più che giocare a campo minato (pardon, fiorito)?

Anche con 10000 iterazioni si intuisce che manchi qualcosa del grande disegno complessivo. Quando finalmente arriverà a casa mia il computer quantico che ho ordinato la settimana scorsa da chl mi divertirò a usare valori di iterazioni improbabili, e calcolerò un poster che ricopra l’intera superficie del muro sopra il mio letto con una risoluzione di 600 pixel per pollice.

Oppure potrei risparmiare per far installare quegli specchi sul soffito… naah, so già come andrebbe a finire: li userei solo per vederci la mia faccia da schiaffi riflessa alla mattina. Faccia che già detesto per via della bonarda. A volte, la vita è davvero triste.

Se qualcuno desiderasse ricevere l’immagine originale da cui è tratto il ridotto jpg, mi faccia pure un fischio. è tutta un’altra cosa, visto che è un bel frattale di 2048 x 2048, ma…

a) sono due mega di file .png
b) piuttosto che scaricarlo, scaricatevi un qualunque programma per generare frattali e generatene uno uguale

Bene, amici frattalofili, anche per questa volta è tutto. Complimenti per la tenacia (io non sarei mai arrivato fino in fondo…) ed a risentirci prossimamente, con un nuovo numero di Frattali Oggi.

Bibliografia

“Caos – La nascita di una nuova scienza”, James Gleick (sempre lui)

“L’angolo matematico”, di Dewdney, su “Le Scienze” n.279, novembre 1991

L’help in linea di Fractint, da sempre una miniera di utili informazioni.

14/12/2007

Frattali oggi – 2

Tag:, , — oracolo @ 12:22 am

Per la gioia di grandi e piccini, e sfruttando il fatto che sono sveglio dalle 5 e non riesco ad addormentarmi, oggi uscirà il secondo attesissimo numero di “Frattali Oggi”, la rivista in formato elettronico che vi spiega la geometria frattale usando solo la Matematica dei Puffi e vi permette di mesmerizzare le ragazzine in Via Sanvi.

Insiemi di Julia e di Mandelbrot
ovvero
storia di un punto che cerca di non andarsene a quel paese ma non sempre ci riesce

Oggi si parla di insiemi di Julia e di Mandelbrot. Ma prima di addentrarci in questo succosissimo argomento, una breve digressione: i numeri complicati.

No, si chiamano complessi. Scusate, mi sbaglio sempre.

Se questa fosse una rubrica seria e rigorosa, vi direi pressappoco che i numeri complessi sono, dal punto di vista algebrico, un corpo completo; dal punto di vista topologico, uno spazio metrico completo, e vi direi che su di essi non è possibile stabilire alcun ordinamento compatibile con la struttura algebrica. E probabilmente parlerei ancora per mezz’ora tirando in mezzo il buon vecchio Peano ed i suoi assiomi, giusto per darvi un’idea.

Tuttavia, se questa fosse una rubrica seria e rigorosa io sarei la persona meno indicata per scriverla, pertanto useremo solo la Matematica dei Puffi (TM), ovverosia quella che si capisce abbastanza bene perché si spinge poco più in là delle quattro operazioni.

Quindi, diciamo semplicemente che i numeri complessi sono meno complessi di quanto dice il nome (questa è una delle battute più abusate della storia della matematica).

Ogni numero complesso, infatti, è la somma di un numero reale (e questi li conosciamo, o almeno facciamo finta di conoscerli) e di un numero immaginario.

E che è un numero immaginario? Semplice, è il prodotto di un numero reale per l’unità immaginaria.

E che è l’unita immaginaria? Qui si inizia a ridere…

L’unità immaginaria è quel numero che moltiplicato per se stesso dà -1.

Sì, ci hanno messo anni a convincermi che un numero reale moltiplicato per se stesso dà un altro numero reale maggiore o uguale a zero, e poi arriva una simpatica donna in seconda superiore e mi dice che erano un sacco di balle.

O meglio, non lo erano: infatti, nessun numero reale moltiplicato per sè stesso può dare un numero reale negativo. E allora qualcuno si è inventato i numeri immaginari, e ha risolto il problema.

Chiameremo questa unità immaginaria “i” (gli ingegneri la chiamano “j”, ma sono tamarri & grezzi e noi li schifiamo, pertanto la chiamiamo “i“) e converremo che

i · i = -1

Attenzione, i · i = -1 non implica che la radice quadrata di -1 sia i; diffidate di chi definisce l’unità immaginaria in questo modo, perché una simile definizione porta a qualche interessante paradosso.
O meglio, se la si vuole far funzionare bisogna fare qualche ipotesi in più, ma io la trovo inelegante; poiché il buon gusto che non ho nella vita lo riverso in queste inezie, per una volta accontentatemi e lasciatemi usare la definizione che più mi piace.

A questo punto tutto torna: un numero immaginario è un numero reale moltiplicato per i.

5i : questo è un numero immaginario
-3i : questo è un numero immaginario
Baol : questo è un bel libro di Stefano Benni

e un numero complesso è la somma di un reale e di un immaginario

4+7i : questo è un numero complesso
-5+i : questo è un numero complesso
7i : questo è un numero complesso (0+7i)
14 : questo è un numero complesso (14+0i)
Gigi d’Alessio : questo è un pessimo cantante

Sui numeri complessi sono definite le solite quattro operazioni e anche tutte le altre che sono definite sui numeri reali (e funzionano anche meglio), ma noi focalizziamoci solo su un paio che ci interessano:

(a+bi) + (c+di) = (a+c) + (b+d)i
(a+bi) · (c+di) = (ac – bd) + (bc + ad)i

e che sono anche, tutto sommato, piuttosto ragionevoli visto che usano l’algebra a cui siamo abituati. Se fossimo dei teNNici, potremmo dire che i numeri complessi sono compatibili verso il basso con i cari, vecchi, numeri reali, e che non dovremo buttare via tutto il software che abbiamo in testa al riguardo; ma non siamo teNNici, e non lo diciamo.

Mentre i numeri reali si possono immaginare (ah, ah! Notate l’allegro bisticcio linguistico! Ah, ah!) come disposti tutti in fila su una retta, e si può tranquillamente dire che uno è minore di un altro perché sta più a sinistra, i numeri complessi si pensano bene su un piano: in ascisse mettiamo la retta dei numeri reali, come siamo abituati a pensarla, in ordinate quella dei numeri immaginari, e ad ogni coppia reale-immaginario corrisponderà un punto del piano. Tra l’altro, questo ci suggerisce che non è così immediato stabilire se un numero complesso sia minore o maggiore di un altro: magari uno sta vicino vicino all’asse reale e sta a quel paese sull’asse immaginario, ed un altro sta proprio sull’asse immaginario ma tocca il sedere a meno infinito sull’asse reale… chi è più grosso?

Semplice, non possiamo stabilirlo. Ed infatti all’inizio ho detto che non è possibile stabilire una relazione d’ordine. Pensate proprio che parli a vanvera?

Però, possiamo dire se un numero complesso è più o meno vicino all’origine di un altro: la distanza di un numero complesso dall’origine si chiama modulo, e si calcola così:

modulo(a+bi) = √(a2 + b2)

Per ricavare la formuletta non ci vuole una scienza: discende dritta dritta dal teorema di Pitagora.

Potremmo anche chiederci qual è l’angolo che il segmento che congiunge l’origine degli assi con un numero complesso forma con il semiasse positivo dei reali. Ah, tenendo presente che, per convenzione, un angolo è crescente quando aumenta in senso antiorario. Questo angolo si chiama argomento del numero complesso.

Non fate quella faccia: lo so che non vi sarebbe mai venuto in mente di chiedervelo. Ma credete che He-Man si sia mai chiesto perché è passato davanti al castello di Grayskull con la spada in mano gridando: “Per il potere di Grayskull! La grande forza è con meeeeee”, e tirando in mezzo pure la sua povera tigre nel processo?

Ok, ok, non era mia intenzione equipararvi ad uno che va in giro con il gonnellino ed una tigre. Andiamo pure avanti.

Incidentalmente, a questo punto abbiamo in mano due diversi modi di rappresentare un numero complesso, proprio come ci sono due diversi modi per specificare la posizione di un punto su un piano: o diamo le coordinate, in termini di parte reale e parte immaginaria, o diamo il modulo e l’argomento, e non cambia poi molto.

Abbastanza intuitivamente, se a+bi è un numero complesso di modulo R e argomento A (notazione tutto fuorché standard, ma questa è la Matematica dei Puffi (TM)), notiamo che

a+bi = R·(cos(A) + i·sin(A))

E vi dico un’altra cosa buffissima: c’era un tipo, un certo De Moivre, mi pare, che visto che le ragazze non lo guardavano neppure di striscio e non poteva perdere tempo come faccio io a chattare tutta la notte, la mattina alle sette si inventava teoremi. Uno di quelli che gli sono riusciti meglio dice che, dati due numeri complessi di modulo, rispettivamente, R1 e R2 e di argomento rispettivamente A1 e A2, il loro prodotto ha per modulo il prodotto dei moduli e per argomento la somma degli argomenti.

E a noi che ce ne frega? Non molto… ma non dimentichiamo, visto che più avanti ci servirà, che elevando al quadrato un numero complesso si ottiene un altro numero complesso che ha come modulo il quadrato del modulo di quello originario, e l’argomento doppio.

Quindi, in termini geometrici, che succede ad un numero complesso se lo eleviamo al quadrato?

Se il suo modulo è minore di uno, ovvero vivacchia all’interno della circonferenza di raggio unitario con centro nell’origine, esso diminuisce ulteriormente ed il poverello si avvicina ancora di più all’origine. Se il modulo è maggiore di uno, si allontana dall’origine di brutto brutto brutto. Se è uno, rimane sulla circonferenza di raggio unitario.

Ma attenzione: abbiamo detto che il suo argomento, ossia l’angolo che forma con l’asse delle x, raddoppia. In ogni caso, che il suo modulo sia minore, uguale o maggiore di uno, si farà un bel giro in senso antiorario.

Se prendiamo un povero numero complesso e lo seviziamo a morte, continuando ad elevarlo al quadrato, succederanno nel complesso (ah ah! che umorista!) le seguenti cosine:

  • Se il modulo era minore di uno, ogni volta che lo eleviamo si avvicinerà di più all’origine degli assi, muovendosi secondo una sorta di spirale in senso antiorario che culminerà, infine, nel punto 0+0i. Potrebbe volerci un pò, tuttavia.
  • Se il modulo era uguale a uno, continuerà a girare come un cretino sulla circonferenza unitaria.
  • Se il modulo era maggiore di uno, se ne andrà a quel paese secondo una traiettoria più o meno spiraleggiante, tendendo verso l’infinito.

Ok, ci siamo fino a questo punto? Immaginatevi un punto a caso, e immaginate cosa succede di lui se lo elevate al quadrato, e poi ancora, e poi ancora. Guardate come i poveri piccini che stanno all’interno della circonferenza unitaria vengono risucchiati dall’origine degli assi, quelli al di fuori si perdono nella desolazione del freddo spazio matematico, e quelli proprio sul bordo rimangono lì sulla giostra.

A questo punto, potremmo dire che la successione complessa:

Z(n+1) = Z(n)2

ha due attrattori, lo zero e l’infinito. La frontiera tra i due bacini di attrazione è la circonferenza unitaria centrata nell’origine.

Hmm… e questo cosa c’entra con i frattali?

C’entra, c’entra. Se avete sottomano il primo numero di “Frattali Oggi” vi ricorderete probabilmente che si parlava di punti fissi e di successioni ricorsive che, più o meno, facevano la pasta con il piano.

Andiamo avanti.

Spesso un buon modo per ottenere un frattale è prendere un piano, piegare, stirare, girare, e poi ancora piegare, stirare, girare e vedere cosa succede.

Vi sembra semplicistico? Naaah…

Allora noi cosa facciamo? Ci inventiamo un modo di seviziare il piano. Prendiamo ogni punto del piano complesso, e vi applichiamo sopra una stessa successione (scema) definita per ricorsione.

La successione (scema) che useremo è la seguente:

Z(n+1) = Z(n)2 + C

dove Z e C sono numeri complessi. Cosa fa questa simpaticona ad un punto del piano?

Prima lo eleva al quadrato, ed al numero succede esattamente quello che abbiamo immaginato prima, con la nostra fervida mente visionaria.
Poi lo sposta di una quantità definita dal numero C. Se C è, ad esempio, (0+5i) lo sposta di 5 unità a destra; se è (-1-1i) lo sposta a sinistra di una unità e in basso di una unità.

Poi si vede dove è finito il numero, e si ripete il procedimento.

Adesso fate un salto con l’immaginazione. Prendete un numero C fissato, e immaginate una scena apocalittica: immaginate di applicare la successione non solo ad un singolo punto, ma a tutti i punti del piano, e di seguire individualmente il cammino di ogni punto mentre viene elevato al quadrato e poi brutalmente traslato per colpa della costante C.

Un gran casino, vero? E chissà cosa combineranno i vari punti…

Beh, ve lo dico io. Alcuni se ne andranno a quel paese e non li vedremo mai più, già dopo pochi giri di giostra. Altri no: per un motivo o per l’altro, si comporteranno più o meno come quelli che continuavano a girare intorno alla circonferenza unitaria. Però non staranno su una circonferenza, ma all’interno di qualcosa di molto più strano… immaginate di prendere C a caso, diciamo -0.470993+0.580842i, e guardate questa figura:

Julia

i punti che non vanno a quel paese continueranno a saltellare in modo apparentemente casuale, ma deterministico, da un punto all’altro della zona scura.

L’insieme dei punti che non vanno a quel paese si chiama insieme di Julia relativo al parametro C.

Questo insieme dall’aspetto così singolare è un frattale. Ben lungi dal ricordare uno dei classici luoghi geometrici che spuntano fuori nella geometria analitica classica, questo curioso oggetto ha alcune interessanti proprietà.

Quello che vedete in figura è connesso, ma torneremo su questo dettaglio dopo. Inoltre, è autosimile: se poteste munirvi di una lente di ingrandimento, potreste osservare l’aggeggio con un livello di zoom sempre crescente ed esso manterrebbe comunque la propria struttura così particolare, spiraleggiante. Non succederebbe lo stesso se osservaste una parabola, per esempio, o un’iperbole: oltre un certo ingrandimento, non distinguereste l’iperbole da un segmento, sarebbe troppo “stiracchiata”.

Esistono infiniti insiemi di Julia, uno per ogni valore del parametro C, ed ognuno ha le proprie caratteristiche. Alcuni insiemi sono connessi, come quello in figura; altri sono pressappoco filiformi, altri ancora sono dispersi in polvere di Cantor.

Se tralasciamo per un secondo l’innegabile fascino matematico, possiamo anche scrutare l’oggetto bizzarro e notare che è esteticamente piuttosto piacevole… almeno per me. Se non vi piace, siete privi di ogni senso estetico, e meritereste la forca.

La cosa che rende popolari i frattali, in computer grafica, è il fatto che si prestano benissimo a modellare profili naturali e fenomeni caotici in genere. Paesaggi, nuvole, fumo…

La maggior parte dei programmi che generano frattali curano molto l’aspetto dell’immagine finita, e prevedono innumerevoli schemi di mappatura dei colori per rendere l’output visivamente appagante.

Come può un programma tracciare un grafico accurato di un insieme di Julia? Semplice: da che mondo e mondo, i computer sono sempre stati bravi a fare una montagna di calcoli. E così si fa per ottenere i grafici che ci interessano.

Il computer itera la successione su ciascun punto, e cerca di stabilirne il destino: rimarrà in loco, o se ne andrà a quel paese? Stabilirlo è meno facile di quanto sembri. La successione definisce un sistema caotico, e un punto potrebbe rimanere nei pressi dell’origine per migliaia di iterazioni, per poi improvvisamente uscire di testa e partire verso l’infinito e oltre. E succede anche piuttosto spesso. Un programma che calcoli frattali di Julia deve scendere a qualche compromesso: si stabilisce un numero massimo di iterazioni della formula base e si assume che, una volta raggiunto tale tetto, un punto che non si trovi troppo distante dall’origine appartenga all’insieme di Julia. Potrebbe non essere vero, il punto potrebbe essere nei pressi dell’infinito anche solo un paio di iterazioni dopo: ma viviamo nel mondo del finito, e tolleriamo questa piccola approssimazione.

Ogni iterazione della formula sposta un punto del piano complesso, e gli fa descrivere traiettorie (a passi discreti) molto articolate. Se poteste vedere il cammino percorso da alcuni dei punti appartenenti all’insieme in figura, vedreste una serie di “salti” estremamente imprevedibili in alcuni casi, spirali che discendono dolcemente verso l’origine in altri, moti simili a quelli di un corpo attratto da più masse gravitazionali in altri ancora.

L’interno di un insieme di Julia è un mare in burrasca: possono esserci innumerevoli attrattori, e i punti si avvicinano ora ad un attrattore, ora all’altro, e talvolta vengono proiettati fuori con velocità crescente.

Nell’immagine qui sopra si è proceduto così: preso un punto (a+bi), si è iterata più volte la successione Z(n+1) = Z(n)2 + C su di esso (ossia si è posto Z(0)=a+bi). Al termine di ogni iterazione si è fatto un controllo: la distanza dall’origine del punto è diventata maggiore di TOT? Se è successo, il punto è stato giudicato irrecuperabile, e diretto verso l’infinito. I punti irrecuperabili sono stati colorati di bianco.

Se dopo 5000 iterazioni (nel caso della figura) il punto è ancora nei pressi dell’origine, ossia a distanza minore di TOT, gli si è data fiducia ed è stato giudicato sedentario e bonaccione, poco desideroso di partire verso Puttenburgo. I punti sedentari sono stati colorati di nero.

In alternativa, avremmo potuto assegnare un colore in funzione del numero di iterazioni necessarie al punto per sfuggire dalla zona nei pressi dell’origine e dirigersi chissà dove (ammesso che lo faccia, e che non sia un punto sedentario). Questo schema di colorazione in base alla “velocità di fuga” è il più diffuso, e consente di ottenere delle immagini molto pittoresche.

Gli insiemi di Julia al variare del parametro C sono tanti e variegati, dalle forme più strane e disparate. Se fate una semplice ricerca in rete, o vi dotate di qualche banale generatore di frattali, vedrete che questi insiemi sono davvero, come dice il loro spocchioso inventore, Mandelbrot, oggetti complessi e affascinanti.

E cos’è l’insieme di Mandelbrot? Semplice, visto che il simpatico omino ha inventato (o scoperto… qui il dilemma filosofico è non banale) i frattali di Julia, e ha visto che sono delle forme più disparate, si è detto: perché non giocherellare con il parametro C?

Quindi ha applicato ad ogni punto del piano una successione diversa. Ha imposto per ogni punto il parametro C uguale al punto stesso. Il punto 1+1i, ad esempio, appartiene all’insieme di Mandelbrot se appartiene anche all’insieme di Julia relativo al parametro 1+1i. L’insieme di Mandelbrot non è che un grosso catalogo.

E, sorprendentemente, se provate a generare un insieme di Julia partendo da un punto dell’insieme di Mandelbrot, troverete un insieme visivamente molto simile alla zona dell’insieme di Mandelbrot che si trova nelle vicinanze del punto da cui siete partiti.

Questa figura è una “foto” dell’insieme di Mandelbrot:

Mandelbrot - Thumbnail

Si può cliccare per ingrandire. Pare. Strano, non è vero?

Con estremo sbattimento ho collocato, in giro per l’immagine, delle miniature degli insiemi di Julia corrispondenti a diversi punti dell’insieme di Mandelbrot. Ciò dovrebbe rendere piuttosto evidente la somiglianza locale…

Gli insiemi di Julia che derivano da punti interni all’insieme di Mandelbrot sono connessi, quelli che derivano da punti esterni sono polveri, quelli che sono nei pressi del confine sono per lo più filiformi o dendritici. Come potete notare, i frattali di Julia e Mandelbrot hanno un aspetto piuttosto organico…

E anche qui si potrebbe sproloquiare per ore sul fatto che molte strutture del corpo umano, come i vasi sanguigni, i villi intestinali, ed il sistema nervoso hanno dimensione frattale. Per non parlare degli alberi, delle venature di alcune rocce, delle conchiglie… Ma ho sonno, e riserveremo il discorso per un’altra volta.

E adesso un’ultima nota, per riallacciarci al primo numero di Frattali Oggi: vi ricordate che al termine del nostro discorso abbiamo affermato che la felce ed il triangolo di Sierpinski non erano altro che i punti fissi di un particolare sistema di funzioni iterate?

Se non ve lo ricordate, dovreste… me lo ricordo io, sebbene abbia distrutto la mia copia della prestigiosa testata!

Ad ogni modo, possiamo dire che gli insiemi di Julia sono anch’essi punti fissi, i punti fissi della trasformazione Z(n+1) = Z(n)2 + C.
Infatti un punto appartenente all’insieme rimarrà all’interno dell’insieme stesso anche dopo essere stato trasformato infinite volte.

Bene, qui si conclude il secondo numero di Frattali Oggi.

Appuntamento ai prossimi numeri per discutere, finalmente (!), di Biforcazione e Alberi di Feigenbaum.

11/12/2007

Frattali oggi – 1

Tag:, — oracolo @ 9:57 pm

Frattali Oggi vi insegnerà tutto ciò che avreste sempre voluto chiedere ma non avete mai avuto il coraggio di ascoltare sui frattali

Frattali Oggi vi guiderà alla scoperta di un nuovo fantastico mondo, quello della geometria frattale, che vi appassiona sin da piccoli, quando con una biro in mano distruggevate ogni parvenza di geometria euclidea

Frattali Oggi vi permetterà di rimorchiare, mesmerizzando le ragazze con forbiti discorsi sulla Teoria del Caos

Frattali Oggi vi spiegherà come confezionare magnifici foulard e stupende magliette colorate con le quali stupire gli amici e fare i tamarri in discoteca

Frattali Oggi vi farà capire perchè non riuscite a disegnare la Ferrilli a mano libera

Frattali Oggi vi darà la possibilità di dire la vostra quando sentirete dire, in Via S. Vincenzo a Genova, “La sezione di Poincaré di un attrattore strano nello spazio delle fasi non può che essere un attrattore strano a sua volta”

Frattali Oggi vi permetterà di costruire degli stupendi modellini in gesso dalla superficie infinita ma dal peso nullo

Frattali Oggi vi spiegherà cosa cavolo diceva quello scienziato malato con gli occhiali in “Jurassic Park”

Frattali Oggi vi mostrerà i segreti dietro ai programmi di generazione di immagini frattali, e vi permetterà di realizzare entusiasmanti immagini. Le più belle saranno poi pubblicate dalla rivista, e le potrete sfoggiare con vanto

Frattali Oggi vi dà la possibilità di ricevere comodamente a casa vostra i primi dieci risultati di una ricerca condotta con Google(tm) utilizzando come parole chiave “fractal+generator”

Introduzione

Due righe di introduzione sono doverose su un argomento così delicato come la geometria frattale. Il noto matematico francese Benôit (scusate per il circonflesso, ma ci voleva) Mandelbrot ama esporre l’argomento con “Avete mai misurato la costa della Nuova Zelanda?”.

Noi preferiamo la più informale domanda: “Avete mai provato a spostare un tavolino ancorato al suolo?”

In realtà il discorso è più profondo di quanto possa sembrare a prima vista. Si dice che Gaston Julia, altro matematico che non sopravvisse alle sue teorie, abbia rischiato più volte di affondare senza possibilità di risalire, ma più volte si sia salvato grazie alla forza del suo ingegno. Poi morì, e pazienza.

Noi comunque ci sentiamo di concludere qui questa introduzione. Per noi i frattali non rappresentano solo concetti astratti; non solo un modo alternativo di rappresentare la realtà, ma prima di tutto dei buffi disegnini colorati che ricordano l’esplosione sul piano radiale di una pizza quattro stagioni infarcita di tritolo.

Note del redattore: durante questo trattazione sarà fatto un ampio uso della Matematica Dei Puffi. Chi non fosse documentato è pregato di farlo; in due parole, si tratta di una forma di matematica per la quale 1=2 per valori sufficientemente grandi di 1 e piccoli di 2, e per la quale il teorema di Dini si applica sempre tranne quando fa i capricci.

Sistemi di funzioni iterate e Triangolo di Sierpinski

Sapete cos’è una contrazione?
Alcuni vi diranno che è una funzione la cui derivata prima è costantemente maggiorata dal valore 1.
Altri vi diranno che succede alle partorienti prima del grande evento.
Noi ve lo spieghiamo con un paio di esempi.

Accendete la calcolatrice. Scrivete il vostro anno di nascita. Premete il tasto con la radice quadrata per tre minuti. Il valore che vedete sul display (1, se non state barando) si chiama punto fisso, e il vostro premere il tasto della radice quadrata è una contrazione.

Prendete il vostro maglione nuovo. Lavatelo senza Perlana. Di nuovo. Ancora. Un’altra volta. Ok, di nuovo. Continuate. Dopo 60-70 volte, il maglione avrà smesso di restringersi ed infeltrirsi. Quello che vi sarà rimasto in mano è il punto fisso, e la lavatrice è la contrazione.

Osservate Michelle Pfeiffer. Se siete di sesso maschile, probabilmente quella che sentite è una contrazione. No, forse no.

Qualcuno si chiese: e se applicassimo ripetutamente una contrazione ad un piano, e vedessimo che cosa succede?
Qualcun altro rispose: dipende dalla contrazione.

Se prendiamo il piano e ne dimezziamo ripetutamente le dimensioni, dopo tre quarti d’ora ci ritroviamo con un puntino e siamo invogliati alla bestemmia.
Inventiamoci invece una contrazione strana (che sarebbe esprimibile con un sistema di funzioni, ma ci fa schifo):

  1. Prendo una porzione di piano.
  2. Lo dimezzo sull’asse X e Y.
  3. Faccio taglia con Photoshop.
  4. Faccio Incolla in un punto a caso.
  5. Faccio Incolla immediatamente sotto quello che ho incollato prima.
  6. Faccio Incolla immediatamente a destra di quello che ho appena incollato.
  7. Osservo soddisfatto quello che è venuto fuori, e riparto dal punto uno.

Cosa otterrò se applico questa contrazione un pò di volte? Be, la redazione di Frattali Oggi si è sbattuta per voi, e ve lo fa vedere in anteprima.

Ok, si parte da qui:

Frattali Oggi 1 - Prima trasformazione

Primo passaggio:

Frattali Oggi 1 - Seconda trasformazione

Secondo passaggio:

Frattali Oggi 1 - Terza trasformazione

Terzo passaggio:

Frattali Oggi 1 - Quarta trasformazione

Quarto passaggio:

Frattali Oggi 1 - Quinta trasformazione

Quinto passaggio:

Frattali Oggi 1 - Sesta trasformazione

Ecco quello che i nostri esperti chiamano Triangolo di Sierpinski. Volete sapere perchè? La forza deve venire da dentro di voi: sentitevi liberi di documentarvi.

Avrete capito che tutto dipende dalla contrazione iniziale: nel vostro tempo libero, provate a sperimentare cosa succede se, ad esempio, si ruota il disegno di 90 gradi in senso orario prima di incollarlo in alto a sinistra. O se si ribalta ogni volta specularmente il quadrato in basso a destra prima di incollarlo.

Ogni diverso sistema di funzioni dà luogo ad un frattale diverso: potrete addirittura divertirvi a disegnare frattali a mano, composti magari da una decina di trasformazioni, per poi dar loro il vostro nome, sicuri che nessuno l’abbia fatto prima di voi. Che soddisfazione, eh?

Ecco un altro esempio di frattale generato iterando un sistema di funzioni: le trasformazioni sono solo quattro, roto-traslazioni.
Sono evidenziate nell’immagine a destra.

Felce

Queste quattro semplici trasformazioni, iterate un numero opportuno di volte generano… beh, guardate voi stessi. E si potrebbe ingrandire all’infinito, senza perdere dettaglio.

Bene, questo termina la nostra scorrazzata nel magico mondo dei frattali: ci rivediamo puntualmente in edicola, per il secondo numero, che tratterà di… tutt’altro (non vogliamo rovinarvi la sorpresa.)

Finito di stampare nell’anno del signore 2000, sperando che il signore 2000 non se la prenda, altrimenti sarà impossibile distribuirla. Si ringrazia la redazione e TheDax per l’idea (è anche colpa sua!)

20/6/2007

Identità

Tag:, , — oracolo @ 10:13 am

Passeggiando in centro…

«Ciao, Melchiorre!»
«Melchiorre? Guarda che mi chiamo Nabucodonosor!»
«Scusa… devo averti scambiato per un mio amico che si chiama Melchiorre.»
«No no, sono io. Ho cambiato nome: ieri mi chiamavo Melchiorre.»
«Ah! Ciao, Nabucodonosor: come va?»

«Ciao!»
«Buongiorno… non credo di conoscerla…»
«Sono Nabucodonosor!»
«Ah, ciao! Ma… ti ricordavo diverso…»
«Certo: ho fatto una plastica facciale completa, ma sono sempre io.»
«Ah! Ciao, Nabucodonosor: come va?»

«Ciao!»
«Salve… ci conosciamo?»
«Certo! Sono Domiziano!»
«Non credo di conoscere nessun Domiziano, mi spiace…»
«Forse mi conoscevi come Diocleziano, ho cambiato nome.»
«Conoscevo un Diocleziano, ma era biondo…»
«Sì: mi sono fatto rifare zigomi e naso, ho fatto crescere la barba e tinto i capelli.»
«Capisco. Allora, Domiziano, come va?»

«Allora, che si dice?»
Prelievo furtivo frammenti di pelle, li porto in laboratorio, faccio analizzare il dna e lo confronto con quello conservato nella mia banca dati, torno trionfante.
«Tutto bene, Santippe! Ti chiami ancora Santippe, vero? Ti trovo molto più sexy, ora che sei mulatta…»

Succede di rado nella vita reale, ma continuamente in internet.
Potreste evitare di cambiare continuamente e contemporaneamente nome, nickname, avatar e quant’altro per seguire le vostre passioni del momento? Grazie.

7/5/2007

Teorie del complotto

Tag:, , — oracolo @ 7:51 am

La vignetta di oggi di xkcd cattura perfettamente il mio senso di sconforto di fronte a certe cose.

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