Non è tanto la mancanza di sonno, o i film che spiace non vedere fino in fondo, o il lampione arancione qui davanti.
Alcuni istanti sono trasversali al tempo: non li rimpiangerai mai nel ricordo, perché sono in realtà lo stesso istante. Di quando in quando torni a riviverlo, perfettamente uguale a sé stesso, e solo allora sei veramente a casa.
Il punto è l’unica, eterna, certezza.
(Neppure il sonno scherza).
Biancastro, viscoso, dall’aspetto quantomeno ambiguo e con un gusto che avrebbe voluto essere anice. E non solo lui l’avrebbe voluto.
Ne ho bevuto a litri, in gioventù. Pensavo che oramai avesse ceduto il passo: ho appreso che, invece, non ne ho mai più avuto bisogno per pura coincidenza. Di questo ringrazio il mio sistema immunitario, o la mia buona stella.
Esso è vivo e vegeto (sebbene non nella forma in cui ho imparato ad amarlo, sospetto) e talora fa ancora capolino fra gli incubi degli ammalati.
Chi lo avvistasse è pregato di contattarmi. Ho ancora un conto in sospeso con lui.
Fin dai tempi dell’Amiga, quando perdevo ore con Imagine e Vista (no, non il nuovo Windows…), subisco il fascino di un processore che elabora dati per ore ed ore…
L’aspettativa ha sempre trasformato pochi e deludenti risultati in gioielli. Un esempio recente? Questo affare modellato con Blender e renderizzato (reso? Calcolato? Mah) con YafRay. Non si capisce neppure bene cosa sia, ma aspettare un paio d’ore per vedere calcolate le caustiche mi ha ipnotizzato.
Ultimi passatempi? Guardare Beagle mentre indicizza l’hard disk, e aspettare che Electric Sheep calcoli fotogrammi dei sogni dei nostri processori.
(Electric Sheep vale la pena di essere provato, ed ha molta più dignità degli orridi tubi di Windows o del vostro nome che rimbalza oscenamente per lo schermo: armatevi di molta pazienza, però. Il fascino richiede tempo.)
Bene, dovete sapere che il 29 Agosto di tanti anni fa… (continua…)
Disteso obliquamente sull’amato letto da una piazza e mezza, impreziosito dal copriletto estivo rosa e bianco, leggo e medito sulla serata.
Sto leggendo Amiga Format: mio padre lo compra a Genova. E’ in inglese, ed il fatto che io legga riviste in inglese è qualcosa di cui vantarsi.
Questo mese c’è la recensione di un software che permette di simulare il brush mapping con Sculpt Animate 4D (che notoriamente non supporta il brush mapping). Gli dai in pasto un IFF e lui te lo vettorializza e lo converte in un oggetto per Sculpt. Oddio, vettorializza è un parolone: diciamo che converte ciascun pixel in un quadrato, sparandoti fuori oggetti dalle dimensioni oscene.
Guardo rapito l’immagine a corredo dell’articolo: una cartolina semitrasparente riporta l’immagine di un mago, e proietta luce colorata su una sfera posta dietro di essa.
Io non sono ancora uscito dalla fase “Teiere e sfere riflettenti su pavimenti a scacchi” e forse non ne uscirò mai, nonostante le mie letture colte. Amiga Format, CU Amiga, Amiga Byte ed Amiga Magazine (con Transactor/action, la rubrica del programmatore), tutorial su Turbo Silver ed il suo successore, Imagine, allusioni alla Firecracker24 (una scheda grafica a 24 bit! Sedici milioni di colori sullo schermo tutti contemporaneamente!) ed al Video Toaster ed il favoloso LightWave.
Osservo ancora l’immagine del mago: sì, ma come me lo procuro, questo software? E se anche ce l’avessi, quanti giorni ci metterei a fare il rendering di un oggetto così complesso? Ammesso che basti il mega di memoria… quanto desidereri almeno un hard disk e quella roba per avere memoria virtuale!
Mentre questi pensieri mi turbinano in testa, vedo in tv qualcosa di strano: Star Trek? Ma la musica non è la solita, è quella del film… non ci sono manco Kirk e Spock. Ho capito, la nuova serie di cui parlavano.
Eccitato, mi metto a guardare.
In questo periodo nulla è strano: il mare alla mattina, la partenza per la Sicilia lontana (oddio, e come farò senza computer per tutto quel tempo?), per i compiti delle vacanze in qualche modo ci si arrangia. L’anno prossimo l’esame, e poi si va allo scientifico. Che non so manco cosa voglia dire, ma ha tutto un altro suono rispetto al classico, su. E magari si usano di più i computer, che dove sono io adesso il massimo sono quei c64 al terzo piano.
Sarò franco: penso proprio che diventerò un gran figo. No, non fisicamente, siamo seri. Ma qualcosa combinerò, sono sempre stato un genietto.
c’è gente che ogni volta che guarda indietro trova pretesti per farsi del male.
Attenzione: seguono luoghi comuni
Ogni tanto ci si imbatte in quella situazione spiacevole di essere l’ultimo, inutile anello di una catena virtuosa.
Passa il tempo, e conosco persone di generazioni precedenti alla mia dotate di quella saggezza e quella forza di spirito che non si imparano a scuola, ma vivendo duramente. Gente che la guardi negli occhi e capisci che ha conosciuto ed amato decine di persone, che ha vissuto un sacco di casini e che è uscita senza un graffio da situazioni nelle quali tu preferiresti non trovarti mai.
Poi conosci persone di generazioni ancora precedenti che ne hanno passate ancora di peggiori, che sembrano essere state schiacciate nel fango così tante volte da averci preso l’abitudine ma si sono sempre rialzate, e non sarà l’ennesima disgrazia a spegnere in loro la voglia di vivere (che tu non hai mai capito se ce l’hai: magari sì, ma è mezza affogata nelle seghe mentali).
Gente che ha tirato su case, ha mantenuto famiglie, ha combattuto guerre e magari qualcuna l’ha vinta.
E tu invece sai principalmente startene qui, a guardare siti come questo, e ti viene da piangere se una sera gli amichetti non ti invitano ad uscire con loro.
Attenzione: seguono luoghi davvero comuni
Di questo passo, dove andremo a finire?
(a me comunque il dubbio viene, luogo comune o meno. Qui sembra davvero di saper solo sprecare dna virtuoso. Che brutta sensazione.)
Ho passato anni della mia infanzia nella lettura (per lo più clandestina) di libri sulle esperienze di pre-morte e sulla reincarnazione.
Ci sono stati momenti in cui ero talmente sicuro di cosa sarebbe successo e di perché (come mai, poi, un bambino è tanto vicino a tutto questo? Forse gli estremi della vita attraggono di più quanto più si è vicini?) da considerare l’argomento archiviabile. Non c’erano più misteri in questa complicata faccenda della vita: conservavo con gelosia questa mia sapienza faticosamente acquisita, sapendo che mi sarebbe tornata utile negli anni a venire.
Che colpo quando, crescendo, misi a confronto quello che sapevo con decine di altre fonti, con le opinioni di decine di altre persone… e diventai disilluso, insicuro come tutti gli altri, con nessuna certezza ed una discreta paura addosso.
Ogni tanto viene il dubbio: ma c’è proprio bisogno di metterle a confronto con il mondo, certe convinzioni? Se rinasco, eviterò accuratamente l’argomento. Non ascolterò e, interrogato, parlerò solo di palmizi.
Fa caldo, e la strada fino a casa è lunga. Stringo la mano alla mamma, mi ha appena dato del thè freddo.
Mi lamenterò parecchio, l’asfalto brucia e bisogna camminare sotto il sole. Non volevo uscire dall’acqua, oggi. Eppure bisogna tornare a casa e mangiare. Speriamo che non ci sia carne, non la sopporto.
La mia mamma mi vorrà bene? Io mi lamento sempre perché le cose non vanno bene, ma lei non cede. Dice che tocca sempre a lei fare la cattiva, ma io non capisco; se non vuole fare la cattiva, perché lo fa?
Però ogni tanto mi fa dei regalini. Piccolini, ma non me li aspetto. O mi dice che sono stato proprio bravo, ed io mi sento grande.
E poi c’è sempre, e mi difende.
Per tutti quelli che ricordano di essere stati cuccioli. Niente paura, Flashback – 2 nascerà a tempo debito, per dare a tutti il tempo di disintossicarsi dal miele.
E’ quella sensazione dolce ma sgradevole che provi quando incontri quella tua amica sposata.
Non perché si sia sposata, intendiamoci; ma perché ricordi ancora quando imparavi a fare le divisioni a casa sua, e nella memoria si sovrappone, al volto attuale, quello che aveva cinque, dieci, quindici, venti anni fa.
Istintivamente pensi a come è cambiato il tuo, di volto, e…
…ma parliamo dei palmizi, ché dicono sia ancora troppo presto per sentirsi vecchi.
E’ dolce e amaro, il ritorno. La sera aggiunge quella nota di malinconia che di giorno si perde, in mezzo al rumore ed ai pensieri ansimanti.
La memoria si attacca sui luoghi familiari, che per giorni erano distanti, e li riattiva. La mente, intorpidita dopo la corsa sui soliti pensieri ferroviari, si adagia sulle solite abitudini e riprende esattamente da dove si era fermata.
Quando si viaggia, nascono punti di riferimento ovunque. Un punto di riferimento è il viaggiare stesso, e le abitudini del viaggiare.
Un altro punto di riferimento è quella sensazione malinconica che viene dall’essere soli, fra gente sconosciuta ma che si scopre di amare perché è poca e disorientata.
Un altro ancora quel silenzio delle stazioni, la sera.
La musica, la radio, la televisione, internet: quelle si cercano perché ci sono sempre. Le ami perché sono fari.
A gente più bella di me bastava la luna, o le stelle, ma oramai siamo fatti anche di silicio e neve. Ma quella dei televisori senza sintonia.