Crittografia
Cosa mi affascina nelle crittografie (quelle in senso enigmistico) nonostante alcune mi tormentino da anni?
Che esprimono più di ciò che sembra. Sembrano contenere il seme dei concetti: utilizzando simboli ed appoggiandosi ad una infrastruttura definita a priori, si possono ottenere idee enormi o semplicemente diverse.
Talvolta l’infrastruttura è un algoritmo studiato per eliminare la ridondanza: da cento caratteri, mille e più caratteri.
Talvolta l’infrastruttura è la vita: da una sequenza di nucleotidi, il moscerino dell’altra volta.
Talvolta l’infrastruttura è il linguaggio (e la sua struttura!): da una sequenza di lettere come
FATTTTTTTTTTTT
ed una chiave come (2,3,6,1,2,1) = (7, 8), due parole.
In questo caso sembra fuori luogo parlare di compressione… ma quella sequenza di lettere ottiene un ulteriore scopo, assumendo come infrastruttura la rete e la vostra capacità di muovervi in essa: dopo un copia & incolla, cercherete con Google fatttttttttttt e troverete la soluzione. Una sequenza complessa di azioni racchiusa in pochi caratteri. Certo, “Esci!” raggiunge lo scopo senza tirare in ballo l’enigmistica… ma cozza con il titolo di questo articolo.
E’ la potenza dei simboli: dire molto quando si sa già tutto e non dire quasi niente a chi ignora l’infrastruttura.
Ma come si risolvono le crittografie?
Comment by kwisatz — 2/8/2005 @ 12:10 pm
Parti da qui e poi vai a fantasia, considerando le lettere e le loro posizioni reciproche alla stregua di un rebus. La cosa più inquietante è che non ci sono regole fisse, altrimenti sarebbero troppo semplici :)
Comment by oracolo — 3/8/2005 @ 1:16 am