Banalità

21/7/2010

Viaggio – 31

Tag:, , — oracolo @ 12:32 am

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

Morta la scimmia, faccio l’asceta sul cocuzzolo.

Arrivano Alfa e Beta, vestiti da Pierrot.

«Maestro!», urla Alfa.
«Dimmi!»
«Sono triste perché lui non è triste.»
«Sii triste, Beta!»
Beta si rattrista.
«Ora sei felice, Alfa?»
«Sì, grazie.»

Più tardi

«Maestro!»
«Dimmi, Beta!»
«Sono triste perché Alfa non è triste per quello per cui sono triste io!»
«Rattristati per il motivo della tristezza di Beta, Alfa!»
Alfa si rattrista, ricolmo di empatia.
«Ora sei felice, Beta?»
«Sì, grazie.»

Successivamente

«Maestro!»
Con magistrale fendente, spacco un bastone sulla testa ad Alfa e sferro un calcio nei denti a Beta.
«Ma eravamo felici…», borbotta Beta raccogliendo i premolari.

16/7/2010

Viaggio – 30

Tag:, , — oracolo @ 11:40 pm

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

I racconti della scimmia

Mentre aspetto il mio turno faccio un salto a venerdì scorso. Un altro dei vantaggi dell’essere morti è che la quarta dimensione si comporta come tutte le altre, invece di importi fastidiosi sensi di marcia.

È un regionale di quelli soliti: a sinistra è seduto Pinco, a destra Pallino.

Pinco legge un libro.
«Sei già arrivato al punto dove finiscono i luoghi comuni e c’è qualcosa da leggere o devi aspettare la quarta di copertina per trovare qualcosa di imprevisto – ed è il prezzo?», chiede con poco garbo Pallino.
«Piantala. Mi piace, e lo leggo.»
«Se vuoi ti presto Topolino. La storia è banale uguale, ma i personaggi hanno più spessore.»
«Va bene. Sarò felice di leggerlo, dopo. Ora, se permetti…»
«No, no, fa’ pure. Non volevo interromperti. Poi magari ti distrai mentre dice che l’assassino è il maggiordomo, e ti sei letto novecento pagine di fuffa per niente.»
«Ti ringrazio per il pensiero.»
«Nulla. Ma proprio per niente non l’avrai letto. Credo che all’autore servisse un’altra Porsche: almeno hai fatto un’opera buona, regalandogliela»
«Guarda che ne ho comprato solo una copia, del libro.»
«Oh, no, almeno altre due. Vedi, credevi fosse una trilogia ma in realtà tra un volume e l’altro l’unica cosa che cambiava era la copertina.»
«Credo, invece, che ascolterò un po’ di musica…»
«Impossibile. Non c’è niente che si possa chiamare musica sul tuo iPod.»

«Scusate», intervengo, «È come penso? Questo è uno degli inferni possibili?»
«Già», risponde Pinco posando il libro. «Passai la vita a criticare i gusti altrui: ora sono condannato a viaggiare in seconda classe, con l’aria condizionata rotta ed i finestrini bloccati.»
«E lui cos’ha fatto, di male, in vita?», chiedo, indicando Pallino.
«Ah, lui niente. È stronzo così, tanto per fare.»

12/7/2010

Viaggio – 29

Tag:, , — oracolo @ 5:50 pm

(questo raccontino fa parte di una serie; se sei curioso, ecco come leggerli tutti in fila)

I racconti della scimmia

Essere morti ha un sacco di vantaggi. Uno di questi è poter visitare posti parecchio strani, consci che verranno interpretati come intricate metafore dell’aldilà – ed invece.

Sul cocuzzolo di questo monte la cosa che salta subito all’occhio è che il cellulare non prende per niente. Poi c’è questa scacchiera, vabbè.

Saran sessanta caselle di lato, forse qualcuna in più. Su quasi ogni casella, un omino sta seduto e si ascolta respirare.

Tento l’approccio con uno a metà del lato lungo (gli altri lati sono lunghi uguali, per ipotesi, ma ci tenevo a darvi un’opportunità di correggere una scimmia fastidiosa).

L’omino è di quelli che se li incontri sull’autobus non te li levi più di torno; difatti, parla per primo.

«È una scuola, vedi.»
«Vedo. Dove insegnate a…»
«A non crederci, principalmente.»
«A cosa?»
«Al fatto che si possa star qui, esposti ad un freddo che non ti dico d’inverno e ad un caldo torrido d’estate, a spostarsi di casella in casella verso quell’orrido burrone che vedi là in fondo.»

Nonostante non veda traccia di buon sangue, non mente. Periodicamente si spostano lungo una traiettoria a serpentina che, alla faccia della curva di Peano, copre tutta la scacchiera: l’ultimo salta di sotto.

«Che gran bella idea», sottolineo cerimoniosamente.
«La scacchiera? Sì, davvero. Vedi, se fossimo in fila la percezione di quanto ti resta da soffrire sarebbe alquanto falsata. Così, invece, hai un’idea abbastanza chiara di quanto ti rimane.»
«Non mi riferivo solo alla scacchiera. È proprio l’idea di stare qui a soffrire alle intemperie invece di andare a farsi un panino o al cinema.»
«Ma vedi, alla fine è uguale. Noi che siamo qui l’abbiamo capito: è impossibile che ti venga una malattia e muori. O soffri, o la gente che ti vuole bene ti volti le spalle o un sacco di altre cose pessime. Noi non ci crediamo. Quindi ce ne stiamo qui ad allenarci a non crederci, e di solito per quando arriviamo all’ultima riga di caselle prima del baratro siamo abbastanza persuasi e possiamo buttarci di sotto con un certo trasporto.»

Ci lanciamo sguardi molto eloquenti. Per lo meno, il mio dice un sacco di cose. Il suo non saprei.

«Ho capito, ma se è tutto falso e non ci credete… la verità qual è?»
«E cosa ne so? Ma già che siam qui, ci alleniamo. Tu, per esempio, non esisti.»

Touché. Ma è stato solo un colpo di fortuna, scommetto che di qui passa anche un sacco di gente che esiste.

«E non capita mai che qualcuno si deprima per la propria misera vita sulla scacchiera e si butti di sotto in anticipo?»
«Sì, ma lo disprezziamo. Le cose devi anche guadagnartele, che diamine!»

Oggi fa proprio caldo, questo sole toglie la pelle di dosso.

«Senti, fammi posto.»
«Accomodati. Ma non qui: vai dall’altra parte della scacchiera, per favore. Sai, c’è gente in coda…»
«Si capisce.»

Morirò seccato dal sole prima di metà scacchiera, di questo passo. Ma del resto hanno ragione: tutta questa storia della scacchiera non può essere vera. È decisamente troppo assurda.

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