Banalità

31/8/2009

Viaggio – 27

Tag:, , — oracolo @ 2:24 am

Reduce da un tragico incontro e con la sensazione di essermi perso qualcosa per strada, cammino sulla sabbia al tramonto. Il piede sinistro sostiene che il mare, l’ultima volta, fosse giusto un po’ meno salato: messo di fronte al fatto che l’aveva assaggiato dopo i pop-corn (e quindi non conta), tace malcelando una punta di stizza.

Il venditore ambulante numero dodici mi ferma e punta il dito accusatore: con ascetico cipiglio sposto il dito, ma non l’accusa.

«Neppure una settimana fa tu mi hai privato del mio più caro fratello!», biascica il mentecatto. «Ti si era avvicinato con aria amichevole ma tu l’hai picchiato selvaggiamente, gli hai rotto due costole e l’hai buttato in mare. E’ morto annegato di lì a poco.»
«Ah, sì?»
«Già. Non potrai ridarmi mio fratello, ma almeno condividerai un po’ della mia sofferenza: indosserai queste infradito taglienti et urticanti e con esse percorrerai ogni giorno il litorale.»

Non mentiva: indossare infradito taglienti et urticanti e con esse macinare kilometri e kilometri è una sofferenza forse più volgare rispetto alla perdita di un consanguineo, ma non priva di una sua dignità beffarda e redentoria. Pratico per almeno sei mesi l’esercizio della dolorosa passeggiata, sino a trasformarmi i piedi in un paio di prosciutti sanguinolenti, quando ti incontro – chi l’avrebbe detto? – il venditore ambulante numero dodici, che le circostanze e l’ora tarda hanno trasformato nel numero cinque appena dopo cena.

«Oh, numi!», incalza, «potrai mai perdonarmi? Mesi e mesi fa ti ho accusato dell’assassinio del mio prediletto fratello, e ti ho costretto a calzare il supplizio! Ma proprio ieri sul litorale ho incontrato il vero assassino: ti assomiglia così tanto da avermi tratto in errore. Ti prego, restituiscimi le infradito, ché io possa infliggerle a lui; e perdonami, se puoi, poiché sono stato così avventato ed ho fatto patire ad un innocente le pene dell’inferno!»
«Ah, sì?»

Devo dire che senza infradito nefaste la vita si apprezza anche un po’ di più.
Un paio di giorni dopo incontro il venditore ambulante numero due tra colazione e pranzo.

«COCCO! COCCO FRESCOO! TRE PEZZI, MILLE LIRE!»
Lo uccido.

28/8/2009

Satori da (altro) osservatore passivo

Tag: — oracolo @ 2:27 am

Non sta succedendo davvero a me. Questa stanza è assurda, dal colore delle pareti all’idea che io abbia bisogno di respirare per vivere.

Ricorderò di essere un gruppetto di atomi tenuti insieme da una manciata di forze nei pressi di una qualche stella e, seduto, farò finta di avere un battito cardiaco e di essere coinvolto in una sequenza di avvenimenti scritti da qualcun altro ma che in ultima analisi non cambieranno la mia vera natura di roccia bislacca.

26/8/2009

Flasback – B

Tag:, — oracolo @ 2:07 am

La serata è calda. Sarebbe silenziosa se non fosse per il suono del cannone laser, generosamente offerto da Paula.

Guarda cosa si inventano. Nel bel mezzo di un platform (ma uno figo, eh, niente animaletti con gli occhioni… un certo Turrican II) tre livelli di sparatutto a scorrimento orizzontale. Il dischetto, piratato con la solita disinvoltura la settimana scorsa e dotato dell’etichetta bianca di rito, gira tranquillo nel drive. Poi c’è questo muro bonus: per superarlo l’hai imparato a memoria. Non c’è altro modo.
La mente è completamente sgombra mentre muovi il joystick con gli occhi fissi nei fosfori di un televisore a 17″. Chissà, forse ricorderai l’esatta sequenza che ti consente di non schiantarti contro le pareti – basso, alto, basso, alto, BASSO!, IN BASSO CI SONO LE VITE!, accidenti qui si muore sempre – tra dieci anni. O quindici. Facciamo diciotto.

I piani per domani mattina sono diversi. Ci si deve liberare di quei dannati chierici. Non una o due volte. Cinquanta o sessanta, almeno, così si sale di livello e si può lanciare Power Word Kill. Non sei tu ad essere maniacale, sono loro che si ostinano a resuscitare ogni volta che passi in quel corridoio… oddio, non proprio ogni volta che passi in quel corridoio. Ogni volta che ci passi dopo essere saltato almeno tre volte (avanti e indietro, come uno scemo) nel teletrasporto. Dettagli.

Comunque la serata è calda. Il dischetto non proviene dal pirata di fiducia, per una volta, ma da una riunione conviviale con i compagni del corso di inglese. L’originale (il dischetto, non la riunione né il corso né l’inglese né tantomeno il pirata) non era stato ritenuto degno dell’etichetta bianca: qualcuno aveva inciso a fondo il nome del gioco direttamente sulla plastica, probabilmente con una matita 20 o 30h. La tua copia è ovviamente più chic e custodita nell’apposito raccoglitore.

Ma è tardi. Tempo di spegnere tutto ed iniziare il rituale serale – anche quello, magari destinato a rimanere immutato per i prossimi dieci. O quindici. Facciamo diciotto anni.

E giù sotto le lenzuola. Ma proprio sotto, ché all’ombra dalla pelle bianca e senza lineamenti non venga in mente di fare scherzi durante la notte.

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