Banalità

27/8/2008

Ubiquity

Tag:, — oracolo @ 12:17 pm

Continua il rimbalzo di articoli tra me ed USERinterfaccia.

Parliamo sempre del ritorno dell’interfaccia a linea di comando: all’aumentare del numero di opzioni possibili, in molti si rendono conto che un graduale (molto graduale, e lento, e calcolato, e semplificato e condito di trasparenze e colori pastello) ritorno alla linea di comando può semplificare la vita dell’utente perso tra decine di menù.

Oggi tocca a Mozilla Labs.
Ubiquity fa del suo meglio per scalzare dal mio browser la supremazia di YubNub. Punti di forza? In primis la preview in tempo reale di cosa sta succedendo. Il concetto è sempre quello: combinazione di tasti (Alt+Space di default, se usate Linux probabilmente dovrete cambiarla in fretta perché è usata dai gestori di finestre) ed appare l’interfaccia, poi digitate il comando e vedrete apparire una lista di possibili autocompletamenti. Usando YubNub devo premere invio, per avere un’idea dell’output: qui mi basta scrivere “w<spazio>quaternion” e già appaiono, in un riquadro, i risultati della ricerca. Questo consente di cogliere al volo eventuali refusi e di avere un’idea di massima dei dati che si otterranno.

Ubiquity consente anche di operare direttamente sul testo delle pagine web, gestendolo e trasformandolo. Si può inviare una selezione di testo dalla pagina corrente per e-mail, tradurla in loco o elaborarla con tutta una serie di servizi (facilmente estendibili) già inclusi.

Il neo principale, per ora, è lo scarso supporto a Linux: le notifiche – praticamente, l’output dei comandi che non portano ad un indirizzo web o non modificano il contenuto della pagina – vengono gestite tramite Growl in OS X e tramite un sistema interno in Windows, ma non vengono gestite in Linux. Ci stanno lavorando, pare…
Errata corrige: funzionare funziona, solo non usa le notifiche di sistema. E definire delle “notifiche di sistema” è arduo, perché sia GNOME che KDE ne hanno di proprie (libnotify/knotify). Oppure ci sarebbe DBus, oppure… beh, “Linux e le alternative” sarà l’oggetto di un altro post, immagino.

Prima parte con domande, laddove l’autore specula sul futuro con pesanti derive non-sense

Queste evolute linee di comando spuntano come funghi, ma il dilemma rimane: avranno davvero successo o rimarranno utilizzate da una minoranza?
Non solo: meglio vi o emacs? La pizza alta e soffice, o la pizza bassa e croccante? E come si fa a non sognare, la notte, il grottesco gatto Virgola (la stella del telefonino?)

Quello che può far riflettere, semmai, è la progressiva duplicazione di elementi dell’interfaccia dentro e fuori dal browser. Firefox 3.1 avrà una nuova interfaccia per il tab switching, che probabilmente verrà adattata per renderla conforme a quelle già presenti nei vari sistemi operativi; già adesso, poi, ho due combinazioni di tasti diverse che avviano due launcher diversi, uno “di sistema” (GNOME Do, per i curiosi) e l’altro solo per Firefox. Ovviamente c’è da prevedere che le due interfacce inizieranno a pestarsi i piedi, visto che entrambe si basano su plugin: già ora, GNOME Do permette di fare ricerche su servizi web, e non mi stupirei che Ubiquity venisse “potenziato” fino al punto da poter avviare eseguibili esterni – ammesso che la cosa sia fattibile senza generare troppi problemi di sicurezza.

Ormai il browser sta crescendo sino a diventare un sistema operativo multipiattaforma, un layer virtuale verso gli applicativi web. I tentativi di migliorare le prestazioni di Javascript vanno senz’altro in questa direzione.

Seconda parte con domande, laddove l’autore specula nuovamente sul futuro con lievi derive non-sense

Che il futuro ci riservi la lenta trasformazione dei sistemi operativi odierni in un sottile strato di interfaccia tra l’hardware ed il browser? Photoshop CS10 sarà un’estensione di Firefox? Quanti strati può avere la cipolla prima che il cuore diventi irraggiungibile? Ed un giorno, a qualcuno fregherà di dove stia il cuore, o ci si accontenterà di sentirlo pulsare in lontananza, e rianimarlo all’occorrenza?

25/8/2008

Splendore

Tag:, — oracolo @ 7:14 pm

Non ci limitiamo ad osservare il mondo con distacco, lasciando che ci scorra addosso: vogliamo avercelo dentro. Con colori più vividi dell’originale, anche. E qualche volta ci illudiamo anche di avercela fatta, per poi venire smentiti dal primo sorriso che passa… ma non divaghiamo.

Un tramonto non è mai solo un tramonto, per certi strani bipedi che camminano sulla palla di pietra. Un tramonto è colori, il ricordo di altri colori, i ricordi incollati a quei colori con Pritt (la colla stick).
Ed odori, il ricordo di altri odori, altri ricordi graffettati con quelle graffette rivestite in gomma colorata.
Un insieme di percezioni sempre più fini, insomma, collegano il gelato alla fragola che cola sul bordo della coppa azzurra ad una fittissima e personale ragnatela. E dalla fredda coppa azzurra risaliamo ad una grossa fetta del nostro vissuto, saltando di liana in liana.

Una brezza impercettibile che chiamiamo “Vento dell’anima” (io la chiamo così, se non vi piace ripiegate pure su “Gran Soleil” o “Donne, è arrivato l’arrotino!”) gonfia o meno le vele di una nave che chiamiamo “Umore” (e qui ripiegherei piuttosto su “Convolvolo” o “Maionese”, “Umore” sa di liquido ed organico e… ok, vada per “Umore”).
La bonaccia o la tempesta fanno assumere ad eventi apparentemente molto simili tra loro delle sfumature che simili non sono. Il tramonto gioioso di stasera diventa l’addio tra le lacrime di domani. Senza apparenti motivi se non una nuvola rosata in più, e magari neanche quello.

Non abbiamo solo occhi ed orecchie, ma tutta una serie di sensi sottili che colgono bassi, acuti e calzini stonati. Quando parecchi di questi sensi si allineano, una risonanza ci esplode nell’animo e genera una sensazione di completezza estatica che qualche buontempone ha associato ad Hod, l’ottava sephira. Probabilmente in un giorno di pioggia scrosciante.
(Forse qualcuno non ha notato che questo blog parla di cabala, eh?)

La geometria ha enormi potenzialità per chi intende sfruttarla come droga psichedelica. Il suo limite è che è meno intuitiva di un tramonto, sebbene altrettanto innata, e che nella ragnatela di molti è collegata ad una serie di formule imparate a memoria. Nulla di male nell’imparare a memoria – se voi sapeste quanti incauti visitatori approdano in questo blog bianco e desolato grazie a mnemotecnica… poco male, questo è un blog nostalgico – ma quando gli unici numeri associati ai nostri ricordi geometrici sono dei quattro a fine quadrimestre, abbiamo un problema.

La geometria risponde, senza che nessuno gliel’abbia chiesto, al bisogno innato di cercare ritmi e simmetrie nella schiuma del latte, a colazione. La sfera esiste solo nelle nostre menti, ed è questo il suo fascino; un concetto di una purezza aliena, che possiamo comunicare con facilità tramite un linguaggio sviluppato ad hoc, e che tuttavia rappresenta un ente del tutto inesistente.

In Frattali Oggi ho cercato di catturare un po’ di questo splendore, fra una riga e l’altra della mia prosa traballante. Non è cosa da poco il poter spingere l’occhio della propria mente fino all’infinito: quando proiettiamo un piano su una sfera, stiamo condensando l’orizzonte in un punto. Che il buffo bipede su litosfera di cui sopra possa arrivare a cogliere un legame di questo tipo tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande è una cosa che insommamicasischèrza, scritto tutto attaccato.

Pensare in quattro dimensioni è un altro gioco che non è per tutti. Meglio: non è per nessuno, non c’è proprio verso. Ma sforzarsi di vedere oltre il velo di Maya – che si manifesta in molti modi, denotando una natura beffarda – genera in alcuni, ed il sottoscritto è tra quelli, il genere di brivido alla schiena che non ti aspetteresti.

Poi scopri che puoi rappresentare gli accordi musicali come segmenti su un toroide ripiegato… e per quanto possano essere fastidiose le curve geodetiche della geometria euclidea, non puoi non notare che se tanta gente rimane affascinata da simmetrie che al profano sembrano solo vani esercizi intellettuali deve esserci qualcosa dietro.

Solo una coincidenza? Noi di voyager pensiamo di no.

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