Banalità

13/7/2008

Altre 5 idee per accumulare stress

Tag:, , , — oracolo @ 2:24 am

(segue)

  1. Concentrarsi sulla fine. Non importa quanto sia bello il momento che si sta vivendo, presto avrà fine. Ciò è sufficiente a renderlo meno bello; il rimuginare su questa verità aiuta a distrarsi, in modo da non godere a pieno del presente.
    Weekend, stagioni, amicizie, amori, vite: tutti articoli con una data di scadenza prefissata – nel migliore dei casi, alcune date di scadenza coincidono. Ad esempio, i weekend con le stagioni e le stagioni con le amicizie.
    Ogni fine è fine sul serio, non esiste ciclicità. Un weekend bruciato non torna più; figuriamoci un’amicizia.
  2. Monitorare attentamente i propri sentimenti. Si sta provando affetto o dipendenza o abitudine? Il fastidio sfocia nell’indifferenza? Gelosia, invidia o stizza?
    Seguire con attenzione le evoluzioni di ogni moto dell’umore, eventualmente annotandole su un taccuino mentale (nelle pagine del quale spicchino le più nefaste) ed investigare sulle cause. Lo sfavamento non è mai endogeno, probabilmente la responsabilità è di amici/parenti/amanti: inchiodarli, seppur tormentati dal rimorso per la crudeltà del gesto, alle proprie responsabilità.
    Ancora più divertente: cercare di controllare gli stati d’animo. L’affetto è intenso quanto basta o va incrementato con sforzi enormi e vani? Ci si sente abbastanza in colpa per le porcate che si sono fatte o si fanno? Si odia a sufficienza per il torto subito?
    Con la pratica affogare ogni sentimento, soprattutto quelli più piacevoli, in una nuvola di fredde analisi.
  3. Considerarsi uomini di elevata moralità e cercare di comportarsi di conseguenza. Funziona molto, molto meglio se non si è uomini di elevata moralità.
    Più in generale, prefiggersi degli obiettivi ed assicurarsi di non avere abbastanza forza di volontà per portarli a termine. Se possibile coinvolgere amici, parenti ed amanti nell’impresa, in modo da deludere più gente possibile quando il fallimento – puntuale – arriverà.
  4. Rimuginare sugli effetti a lunghissimo termine delle proprie azioni, dalle più insignificanti alle più rilevanti. Assumere che le conseguenze di ogni decisione saranno prima o poi nefaste perché qualcosa (dipendente o meno dalla propria volontà) andrà storto e non ci sarà più niente da fare. E si sarà responsabili per averlo previsto e non aver fatto abbastanza per prevenirlo – anche aiutati dalla forza di volontà inesistente.
  5. Considerare il cambiamento come il peggiore dei mali. Poiché le cose non migliorano mai, lasciate a sé stesse, ogni minima variazione ci avvicina al baratro (ed all’inevitabile fine, vedi punto 1).
    Osservare sé stessi tra dieci, venti, trent’anni ed immaginarsi non solo dotati delle stesse vulnerabilità (acuite) e degli stessi desideri (che non si saranno avverati ed ormai sarà troppo tardi), ma fiaccati dagli strali della sorte avversa, soli e detestati da tutti coloro che, un tempo importanti, saranno stati calpestati per necessità, casualità o semplice goffaggine.

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