Banalità

25/2/2008

Nell’autolavaggio

Tag:, , — oracolo @ 12:20 am

Chi si è cibato di innumerevoli situation comedy, negli anni ‘80 (I Jefferson, I Robinson, Webster, Arnold e chi più ne ha…) ricorderà senz’altro la puntata in cui alcuni membri della famiglia rimangono chiusi in soffitta/cantina/lavanderia/ascensore ed iniziano a rievocare il passato.

Già da bambino mi stupiva la sfacciataggine con cui gli autori riproponevano questo cliché, il cui scopo principale era quello di creare una puntata “best of” a colpi di taglia & incolla – pensateci: in quel periodo, l’espressione “taglia & incolla” vi sarebbe stata un po’ meno familiare di adesso.

Avrete capito dove stiamo andando a parare: io e voi siamo rimasti chiusi tutti insieme nell’autolavaggio, il gomito ci fa contatto con il piede ed abbiamo le papille gustative interrotte. La scena sfuma, e giù di vecchi post… con un tono autocelebrativo che, se lo leggessi sul blog di qualcun altro, mi farebbe venire la pelle d’oca. Quindi sì, siete giustificati.

Cappuccini è rivolto agli smanettoni, aspiranti o presunti tali. Ecco come preparare un cappuccino, dal punto di vista di diversi sistemi operativi. Forse sarebbe il caso di aggiungere anche qualche nota su Symbian e Nokia Serie 60. Il futuro ci dirà.

5 idee per accumulare stress è un plagio piuttosto brutale (ma cito la fonte. E che diamine).
Al pari dei nodi dei giorni scorsi, un piccolo promemoria di certi vizi del pensiero che possono complicarci la vita in modo sbarazzino. Attenzione al trasformismo: può capitare che alcuni di questi vizi vi siano decantati come virtù. Scegliete voi da che parte stare, io sto con il vincitore perché il perdente puzza.

Ringrazio Avio per il ripescaggio…

22/2/2008

Satori da matite dell’IKEA

Tag:, — oracolo @ 12:20 am

Matite piccoline, da temperare spesso.

Ne tengo in tasca un paio, rigorosamente rubate. Ma si possono rubare le matite dell’IKEA? E, soprattutto, dove si prendono le matite dell’IKEA?.

Eppure quante scritte ci stanno, in una matita dell’IKEA? Quanti disegni? Numeri, equazioni?

Perdersi nella comtemplazione di oggetti d’uso comune è un altro discreto sistema per sfuggire alle peregrinazioni della mente scimmia. C’è vera genialità in una matita o in un taccuino.

20/2/2008

Opinioni

Tag: — oracolo @ 12:12 am

Ho una brutta malattia: opinioni fluide.

Qualunque sia la mia opinione di partenza, l’esposizione prolungata ad opinioni diverse (od opposte) mi polarizza facilmente.

Com’è intuibile, è necessario che le aliene opinioni siano più o meno credibili o che chi le propone sappia dar loro un minimo di credibilità – il che, per la gente come me, è più o meno lo stesso.

I sintomi più gravi della malattia?

  • Se ti conoscono, non ti prendono troppo sul serio. Ma pazienza.
  • Inizi a chiederti quali idee siano nate nella tua testa e quali siano state abilmente impiantate. Perso nel relativismo, siedi inebetito sullo sgabello. Ma pazienza.
  • Non riesci ad avere costruttivi scambi di opinioni con persone garbate. Neppure dieci minuti, e state dicendo la stessa cosa. Particolarmente desolante il caso in cui ti trovi davanti uno con la tua stessa malattia: le opinioni rimbalzeranno senza mai assestarsi. La conversazione di solito finirà con “Mah.”, “Boh.” o “non c’è più la mezza stagione.”

Qualcuno ha una cura?

18/2/2008

Nodi

Tag:, — oracolo @ 12:20 am

Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non
giocare a un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco.

Sei crudele
a farmi sentir cattivo a pensare
di essere crudele a farti sentire crudele
col sentirmi cattivo che tu possa essere così crudele
da pensare
che non ti voglia bene, quando sai che te ne
voglio.
Se non sai che te ne voglio ci dev’essere qualcosa in te
che non va.

Tratti da “Nodi”, di Ronald David Laing.

Esplora parecchi schemi di pensiero di cui si rimane prigionieri; il signore ha scritto parecchio sulle psicosi, e pare avesse anche un’esperienza di prima mano sull’argomento. Ecco qualche altro nodo, in italiano.

I circoli viziosi della mente sono un leitmotiv di Banalità. Ricordo una vignetta dei “Peanuts”: Charlie Brown sospirava davanti alla televisione. Passava Lucy: «Perché sospiri, Charlie Brown?» «Perché non sto facendo i compiti, quindi l’angoscia non mi fa godere la televisione.» «Ma scusa, perché non fai i compiti?» «Non mi sto godendo la televisione, lasciami godere almeno l’angoscia…».

[via Mind Hacks]

17/2/2008

Abbonamenti

Tag:, , , — oracolo @ 10:21 am

Non so se avete notato – io non l’avrei fatto, se non l’avessi fatto io – che ho aggiunto la possibilità di abbonarsi via e-mail al blog o alle risposte ad un particolare commento.

Notate l’artificialità e l’ambiguità di  “io non l’avrei fatto, se non l’avessi fatto io” nel paragrafo precedente; la mia maestra delle elementari, che aveva visto giusto e spesso diceva che i miei periodi sono contorti, l’avrebbe segnato con la penna rossa. Purtroppo non legge il blog, e non si possono correggere i blog altrui con la penna rossa. Al limite con qualche commento pungente. Ma non divaghiamo.

Chi volesse ricevere i post via e-mail non dovrà far altro che seguire questo link (servizio gentilmente offerto da FeedBurner). Non vi intaserò la casella, i nuovi articoli appaiono con cadenza trisettimanale… nei periodi di illuminazione. Poi ci sono mesi e mesi di pausa.

Chi, invece, desiderasse essere avvertito di risposte ad un proprio commento non dovrà far altro che spuntare l’apposita casellina in fondo al form dei commenti. Non rivendo i vostri indirizzi ai grossisti di Xanax, tranquilli, né li uso per spedirvi enormi presentazioni in PowerPoint; è tutto automatico, e potete disicrivervi da quel che vi pare quando vi pare seguendo i collegamenti inclusi nelle e-mail.

Io continuo a preferire i feed rss, come sistema per seguire un blog ed i suoi commenti, ma non è detto sia lo stesso per tutti voi.

15/2/2008

Nerd Handbook

Tag:, — oracolo @ 12:12 am

A nerd needs a project because a nerd builds stuff. All the time. Those lulls in the conversation over dinner? That’s the nerd working on his project in his head.

Dividere le persone in categorie mi mette a disagio; conosco gente che, quando ti porge la mano per presentarsi, nasconde già nel palmo un’etichetta appiccicosa di cui non ti libererai neppure sfregando con l’alcool.

Nella migliore delle ipotesi l’etichetta è grossolana, e ti senti ridotto a personaggio minore di una serie tv («Oh, lui è quello che fa battute cretine ma dà buoni consigli»); nella peggiore, l’etichetta è proprio sbagliata. La burocrazia necessaria a farsene assegnare un’altra è estenuante al punto che viene voglia di interpretare il personaggio dell’etichetta per quieto vivere. Ma avere a che fare con un altro individuo è sempre difficile, quindi la mia invettiva contro le etichette si ferma qui: è un modo come un altro per illudersi di avere il controllo della situazione.

Il lungo preambolo introduce l’articolo qui sopra, un pratico manuale per imparare a gestire i nerd. Sì, non è un manuale per i nerd; è un manuale per chi ha a che fare con i nerd. A me non è molto utile, quindi, ma citarlo sul mio blog ha una sua logica nell’ipotesi in cui abbiate avuto, abbiate o prevediate di avere contatti con me.
Ah, sì, sull’uso della parola “nerd”: niente seghe mentali, se vi disturba sostituite con “geek” o con “pollo di gomma con una carrucola in mezzo”, il succo non cambia.

Scoprirete perché il vostro nerd reagisca male ai cambiamenti nel suo ambiente, cosa alimenti il suo interesse per i giocattoli (e per le persone, essenzialmente giocattoli molto sofisticati!), perché abbia una conoscenza a largo spettro ma di scarsa profondità e come questo sia conciliabile con l’apparente carenza di memoria («Ma sarà la quinta volta che te lo dico… solo oggi!»).

Ci sono anche degli interessanti trucchi per sfruttare queste peculiarità ed addestrare il vostro nerd a fare ciò che desiderate con il minimo sforzo.

Ora scusatemi, mi serve un po’ d’alcool…

[via Lifehacker]

13/2/2008

Chi fa da sé VS L’unione

Tag: — oracolo @ 12:10 am

In accordo con la crescente necessità di saggezza popolare la redazione di Banalità vi offre una concisa ma completa prova comparativa fra due proverbi che sono, oramai da anni, sulla cresta dell’onda: “Chi fa da sé fa per tre” e “L’unione fa la forza”.

“Chi fa da sé fa per tre” è l’esponente più gettonato di una lunga serie di proverbi dinamici, attivi, adatti alle esigenze tanto dello studente quanto del dirigente; con la sua graffiante semplicità è da sempre il più popolare presso chi ha scarsa attitudine alla collaborazione ma non per questo disdegna il lavoro duro.

“L’unione fa la forza” è invece un vecchio classico, e vanta innumerevoli utilizzi nei campi più disparati: dalla politica al sociale alla religione, dall’ambito ingegneristico a quello medico, come strumento educativo ovvero coercitivo.

Entrambi i proverbi rappresentano lo stato dell’arte nella rispettiva categoria, ed è per questo che la nostra breve recensione si concentra su di essi.

Un po’ di storia

Abbiamo frugato nei nostri archivi alla ricerca di una datazione precisa, ma invano; entrambi i proverbi vantano origini antiche, probabilmente legati alle pratiche sessuali.
La storia di “Chi fa da sé fa per tre” è intrecciata alla nascita dell’onanismo, pertanto la sua origine si perde nella notte dei tempi; la recente diffusione di internet ha senz’altro contribuito a renderlo molto attuale.
Altre teorie riconducono “L’unione fa la forza” alle prime pratiche sessuali di gruppo, al bisogno della donna di essere soddisfatta più volte in aperto contrasto con le limitate capacità dei primi ominidi che, sparata una cartuccia, preferivano leggere il giornale.
Da questo punto di vista, dunque, assoluta parità. Se per voi la tradizione è una priorità, andrete comunque sul sicuro.

“Chi fa da sé fa per tre”: 8
“L’unione fa la forza”: 8

Dimensioni

Per numero di parole “Chi fa da sé fa per tre” appare un mammut in confronto al suo antagonista; ben sette parole contro appena cinque. Contare il numero di lettere ci dà una stima più realistica della situazione, e le sedici di “L’unione fa la forza” non sono un gran risparmio rispetto alle diciassette del rivale.
I lettori più scrupolosi e dotati di particolari necessità dovrebbero però considerare che il numero maggiore di parole di “Chi fa da sé fa per tre”, unito all’apostrofo di “L’unione fa la forza” contribuiscono ad una lunghezza percepita molto minore di quest’ultimo, soprattutto nel caso sia necessario scriverlo sui muri dei bagni pubblici e lo spazio sia limitato.
Attenzione anche all’accento sul “sé”; può generare problemi in tutti quei casi in cui non sia possibile o desiderabile utilizzare codifiche ad otto bit.
Potreste trovare sul mercato parallelo anche le versioni con accenti ed apostrofi superflui: “Chi fà da sé fa per tre” o addirittura “L’unione fa’ la forza”. Sono molto popolari tra i giovani ma non ci sentiamo di consigliarle per la sgrammaticatura evidente.

“Chi fa da sé fa per tre”: 7
“L’unione fa la forza”: 8

Musicalità

Il chiaro vincitore, qui, è “Chi fa da sé fa per tre”. Parole corte, dirette; una rima interna (sebbene trita) ed una ripetizione. Facile da memorizzare.
“L’unione fa la forza” ha un ritmo lento, imponente, che però non si adatta ad ogni esigenza. Idealmente potreste scolpire le parole di “Chi fa da sé fa per tre”, incolonnate, su uno stuzzicadenti; provateci con “L’unione fa la forza” e vi ritroverete in mano solo schegge di legno.

“Chi fa da sé fa per tre”: 8
“L’unione fa la forza”: 6

Significato letterale

In questo ambito la competizione è più bilanciata.

“Chi fa da sé fa per tre”: per chi? Per tre? E chi sono? Chi fa da sé non fa per sé, per definizione?
Se superiamo il pantano lessicale, rimane la curiosità: perché proprio per tre? Reminiscenze di stampo Wicca? Perché non per dieci, vista la recente diffusione di questa base numerica, o perché non addirittura “per mille”?
Ci rimane in bocca quel retrogusto amaro del chinotto dolcificato all’aspartame. Non è questione di esagerare, ma di trasmettere il concetto in modo chiaro e – è forse un delitto? – pubblicitario.
Si fosse detto “fa per due” saremmo rimasti nel campo del realismo ed il consumatore avrebbe apprezzato la franchezza. Ma “per tre” non è realistico, quindi tanto vale esagerare. Quel tre suona economico, quasi una replica a basso costo.
Buono, invece, il “fa” senza specificare cosa; l’impressione che se ne ricava è che il campo di applicazione del proverbio sia molto vasto, che non importa cosa si possa voler fare: si trarrà comunque un giovamento di qualche tipo.

“L’unione fa la forza”: in primo luogo, l’unione di chi o di cosa? Là, la genericità del “fa” era un punto di forza; qui, questa imprecisata “Unione” lascia il tempo che trova.
Cosa dovremmo unire? I puntini numerati con un tratto di penna? I peni, in segno di reciproca stima?
Di certo non le forze, perché è l’unione che fa la forza, non le forze che fanno l’unione che fa la forza (lapalissiano).
Ed una volta fatta la forza, dove dovremmo applicarla? Per fare del bene, per fare del male?
Si mostra il fianco ad interpretazioni fosche, laddove per “forza” si intenda la prevaricazione e non la generica forza costruttiva. Persino i nazisti avrebbero potuto dire “L’unione fa la forza” e nessuno avrebbe avuto niente da obiettare (per l’incastro linguistico, non tanto perché fosse difficile obiettare). E prima o poi, lo sappiamo, i nazisti invadono qualunque discussione.

“Chi fa da sé fa per tre”: 5, per i materiali scadenti
“L’unione fa la forza”: 4, per l’ambiguità

Conclusioni

Lasciamo che siano i numeri a parlare; la media dei parametri considerati è, rispettivamente:

“Chi fa da sé fa per tre”: 7
“L’unione fa la forza”: 6,5

Voti tutto sommato rispettabili, la cui lieve disparità metterebbe a disagio chi volesse affermare una schiacciante supremazia dell’uno o dell’altro; la scelta del più adatto passa per le esigenze del lettore.
Non è da sottovalutare la possibilità che si affaccino sul mercato alternative economiche o migliorate: ci stupisce non aver visto ancora nessuno investire in un “Chi fa da sé fa per trenta” piuttosto che in un “Il numero fa la forza”, carico di connotazioni tecniche molto utili in un mondo in cui il digitale la fa da padrone.

Allo stato attuale delle cose ci sentiamo di consigliare cautela nell’acquisto. Quando possibile chiedete di poter provare per qualche giorno l’articolo, per non dovervi poi trovare nell’imbarazzante situazione di avere lo strumento meno adatto.

Prendete altresì in considerazione l’idea di investire in entrambi, poiché i campi di applicazione non si intersecano per definizione: “da sé” non è quasi mai un’”unione”, a meno che non stiate facendo un acquisto per conto della vostra azienda. In quest’ultimo caso è conveniente sfruttare gli sconti destinati ad enti di una certa dimensione.

Si ringrazia Matteo per lo spunto.

10/2/2008

Mavvaff…

Tag:, , , , , — oracolo @ 11:30 pm

Dan Simmons minchionava mettendo queste parole in bocca a Martin Sileno? Tutt’altro.

Mentre il linguaggio, per la maggioranza delle persone, ha sede nell’emisfero sinistro, i più coloriti bestemmioni nascono dall’emisfero destro. C’è chi, affetto da afasia per lesioni estese ai centri del linguaggio, è ancora perfettamente in grado di tirare accidenti pirotecnici – e qui tirereremmo in ballo la neuroplasticità, ma quella non vuol saperne di farsi tirare né di ballare. Stronza.

Anche il mestiere di scrivere fa suo un articolo di Internazionale e difende la potenza espressiva della parolaccia e la sua trasversalità: l’abuso di scurrilità rischia di esautorare le imprecazioni più popolari, relegandole a mere interiezioni prive di carica esplosiva? O questa era una frase del cazzo?

Il rischio che l’abuso faccia sparire la linea di demarcazione fra “si dice” e “non si dice” è paragonabile al rischio che la pornografia dilagante in internet uccida il sesso propriamente fatto e detto (cercate di non dimenticare la vera funzione di internet, comunque).

In tempi non sospetti e non monopolizzati da Grillo Beppe – che palle, questa mania di associarsi ad espressioni di uso comune: prima “Forza Italia”, poi “Vaffanculo”… lasciatemi libero almeno “Cazzo”, per favore – proposi una mia versione di un gioco di società che sottoporrò quanto prima alla Editrice Giochi o alla Hasbro: il gioco del Vaffanculo.

Non so se anche voi soffriate di quella malattia che chiude lo stomaco quando, durante una riunione conviviale, la conversazione si fa tesa e tetra a causa di un argomento greve – pessimismo, fastidio tra cose e persone o tra persone ed altre persone, narrazioni intrise di dolore esistenziale.

Bene, in quei casi il gioco prevede di osservare con sguardo accusatorio gli altri interlocutori e mandarli a fare in culo. Lentamente, uno per uno, con convinzione: attenzione, non deve suonare falso. Fate scaturire il vostro Vaffanculo dal Muladhara Chakra per poi farlo risalire, fino ad esplodervi in gola. O nel Muladhara del prossimo, per innescare una gioiosa reazione a catena.

Sorpresa, o forse no: è molto liberatorio.

Una variante per i sessocatti prevede di urlare “Bella topona, ti porrei immantinente a novanta!” (o “Tronco di pino, ti cavalcherei come una valchiria che abbia abusato di LSD!”: che non mi si accusi di sessismo) rivolgendosi a donzelle o figliuoli che inneschino particolari ed incontrollabili pulsioni; le testimonianze dei beta tester mi confermano tuttavia che è tanto liberatorio quanto pericoloso per la propria ed altrui integrità fisica e morale, quindi usate il vostro buon senso.

8/2/2008

La saggezza dei popoli

Tag:, , — oracolo @ 12:20 am

“Sì, ma non è ovvio?”

L’articolone esamina un luogo comune (quello che la psicologia sia ovvia) da vari punti di vista.

Non sono tanto le conclusioni a cui giunge che ci interessano – l’avreste mai immaginato? La psicologia non è ovvia – quanto alcune riflessioni riguardo alla nostra percezione di “ovvio”.

E’ facile scambiare il familiare con l’ovvio; anzi, spesso è proprio la nostra ignoranza di un argomento a farcelo percepire come banale poiché non abbiamo gli strumenti per capire quanto poco ne sappiamo. Tutti credono di conoscere come funziona una cerniera, uno sciacquone od un lucchetto… almeno fino a quando non si chiede di scendere nel dettaglio e descrivere con dovizia di particolari. Solo a quel punto si manifesta l’ignoranza non solo dei particolari, ma anche dei principi generali.

Lo stesso si può dire di tutti quegli esperimenti il cui esito (così ci sembra) è conforme con il nostro buon senso; in realtà il buon senso è molto più utile per giustificare a posteriori un risultato già noto che per prevederlo, numerosi studi lo dimostrano. Sì, so che sono studi scontati: è tutta questione di buon senso.

Ma questo buon senso è lo stesso che ci fa accettare come vere tanto “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” quanto “La lontananza rafforza l’amore”. Estraiamo dal cappello l’una o l’altra frase, in funzione della circostanza, e ci sentiamo fini conoscitori dell’animo umano.

Non avete anche voi un nonno che è campato fino a novant’anni nonostante inserire qui un comportamento nocivo per la salute? Non avete pensato anche voi che, in fondo, inserire qui un argomento dello scibile è un ammasso di fuffa che qualunque scemo potrebbe capire?

Io lo faccio continuamente. In un certo senso è rassicurante: prendere atto della profondità della propria ignoranza non è il modo migliore di trascorrere un sabato sera e Wikipedia è sempre pronta ad estendere la nostra conoscenza superficiale del mondo, conferendoci in cinque minuti l’illusione di sapere qualcosa di un po’ di tutto.

Ed ora torniamo a rimuginare sulla cerniera e sulla serratura. Lo sciaquone viene lasciato come esercizio per il lettore.

[via Mind Hacks]

7/2/2008

Bonghi

Tag:, , — oracolo @ 3:51 pm

Contravvengo alla regola principe che vuole questo posto, per lo più, svincolato dallo spazio e dal tempo (…) per segnalare il video del nuovo singolo degli Elio e le Storie Tese.

Non posso esimermi: oltre ad essere fan di vecchia data degli Elii sono anche un ammiratore di Maccio Capatonda, Rupert Sciamenna, Ivo Avido… E questo video, da un’idea di Phil Norimberga, scritto e diretto dal maestro Pelo Ponneso, mi ha lasciato senza fiato.

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