Banalità

23/8/2007

Regole

Tag:, — oracolo @ 11:11 pm

Mi trovavo a guardare un programma estremamente culturale, l’altra sera.

La prima cosa che faceva la tata, dopo aver “studiato” la famiglia, era compilare tanti bei fogli colorati pieni di regole (si va a dormire a quest’ora, si mangia questo, non si calpesta il fratellino… cose così).

Procedeva poi a fare rispettare le regole con un misto di aggressività e di umiliazione per i trasgressori. Sì, forse una bimba che calpesta il fratellino per passare il tempo merita almeno un po’ di umiliazione.

Non ho potuto fare a meno di meditare, però.
Da bambini, subiamo passivamente il volere degli adulti, che ci subissano di regole per il nostro bene. Quando siamo abbastanza grandi da capire il perché di quelle regole, di solito non abbiamo più la forza di metterle in discussione, perché sono entrate a far parte del nostro modo di comportarci: c’è da sperare che fossero regole corrette, altrimenti sono guai.

E per tutto il resto della vita non facciamo altro che darci altre regole, altre regole, altre regole… se non aguzzini di qualcun altro, siamo almeno aguzzini di noi stessi.

Carino.

21/8/2007

2 – 8-ɟʇn

Tag:, — oracolo @ 10:10 pm

˙ǝuoızɐlɐuƃǝs ɐl ɹǝd oıʌɐ oızɐɹƃuıɹ

x so o sʍopuıʍ oʇʇos os uou ˙ıʌıʇunıƃƃɐ ıɹǝʇʇɐɹɐɔ ǝɹɐllɐʇsuı ɐzuǝs ‘ɹɐʍƃuǝʇ uı ǝsɐɹɟ ɐl ǝɥɔuɐ opǝʌ ossǝpɐ – osǝʇsǝ ǝʇuǝɯɹoıɹǝʇln è ıs 8-ɟʇn,llɐ oʇɹoddns lı odɯǝʇʇɐɹɟ lǝu ǝ ‘ʇsod lǝnb ɐp ıuuɐ ıʇɐssɐd ouos

11/8/2007

Soluzioni

Tag:, — oracolo @ 6:36 pm

(Lievemente nerd)

Ma non potrebbe, la Settimana Enigmistica, pubblicare l’hash md5 della soluzione degli indovinelli insieme agli indovinelli?

(Lo so, lo so, lo fanno apposta a mettere le soluzioni sul numero dopo… è che mi sembrava un modo comodo per dirti subito se la soluzione è giusta o meno senza dirti qual è la soluzione, tutto qui).

10/8/2007

Asso di spade

Tag: — oracolo @ 10:47 am

L’asso di spade ti prende da parte e ti fa esaminare la situazione con occhio critico.

Come tutti gli assi porta con sé la spocchia che deriva dall’essere il numero uno, la radice delle forze del proprio seme e tutta quella roba lì. Le spade, ben lungi dall’avere legami con la tossicodipendenza, ce l’hanno con quel tipo di approccio alla Spock: ti mettono una mano sulla spalla e ti fanno svenire.

L’asso consiglia di smetterla di perdersi in stupidi sofismi dettati dalle emozioni per perdersi invece in stupidi sofismi basati sui fatti, su ciò che è oggettivo e verificabile.

Se l’asso di spade ti vede passare per strada con in testa un cappello a forma di banana ti ferma, ti insulta e vuole ancora aver ragione. Un tipaccio.

9/8/2007

Migrazione

Tag:, , , — oracolo @ 12:50 am

Poniamo di aver acquistato un iMac (non l’ultimissimo, quello uscito ieri, ma il modello immediatamente precedente) per il nonno.

Poniamo di accenderlo: all’accensione, una schermata chiede: «Che c’hai della roba su un altro Mac che vorresti qui?»

Guardando l’iMac rosa lì accanto, risalente al 2000, pensiamo «e certo!» e clicchiamo su “Sì”.

Beffardo, quello nuovo ci dice: «Va bene: attaccami all’altro con il cavo firewire, e riavvialo tenendo premuto “T”».

Ipnotizzati, eseguiamo… ci vorranno circa venti minuti, dice.

Passati i venti minuti, ci chiede di scollegare il cavo firewire. Alla schermata di login, accediamo al sistema con le solite credenziali – come password, rigorosamente, la data di nascita – e ci ritroviamo di fronte al wallpaper che c’era sull’altro computer.

Beh, nulla di difficile.

Ed i documenti sono tutti al loro posto.

Che ci vuole, in fondo.

Anche la posta e le impostazioni di sistema, quindi siamo già in rete.

Beh, nulla di troppo complicato.

Anche tutte le applicazioni sono lì al loro posto, ed i collegamenti occhieggiano dal dock. Ne apriamo un paio: funzionano. Anche se alcune sono state compilate per un processore PowerPC, mentre adesso stanno girando felici su un Intel Core 2 Duo.

Mentre ce ne andiamo, ripensiamo ai brividi freddi che ci tormentano quando un amico compra un nuovo pc e ci chiede di trasportare i suoi dati. La mente corre a smontaggi e rimontaggi di hard disk, a cercare di trasferirli via rete ma no, non si può fare perché il vecchio pc non aveva una scheda di rete, o ce l’aveva troppo lenta, oppure quei cavi usb che esportano usb-storage da entrambe le parti ma no, perché sul vecchio c’era solo una usb 1.1. E quando il problema del collegamento fisico dei due computer viene in qualche modo risolto, siamo nelle mani di “Trasferimento guidato file ed impostazioni”, un programmino scritto in fretta, con il nome più lungo di quello che fa.
Anche se saremo riusciti a trasferire i dati, l’amico ci informerà che lui usava sempre “FlipperSheet”, un bellissimo foglio di calcolo con flipper treddì integrato che aveva sul pc vecchio, e lo vorrebbe anche sul nuovo. Alla richiesta del cd di installazione ci ride in faccia, ed iniziamo a trasferire a mano file, chiavi di registro e dll, nella speranza che vada… speranza vana, dopo mezz’ora di ricerche in rete scopriamo che non gira con XP.

Per fortuna gli amici che usano Linux non ci chiamano per migrare i loro dati… ma se chiamassero, una copia bruta della home basterebbe. Se servisse avere subito tutti i programmi già installati, probabilmente una copia dell’intero hard disk farebbe il suo lavoro – metodo crudo, ma efficace per riavere il sistema esattamente com’era. Anche se occorrerebbe aggiornare almeno il bootloader ed eventualmente il kernel… ma ci siamo capiti. Più plausibile che l’incubo Windowsiano, ma comunque distante dal “collega il cavo, riavvia premendo T ed aspetta”.

Uso principalmente un PC compatibile per un sacco di motivi; credo che di strada da fare, per avvicinarci all’immediatezza di casa Apple, ce ne sia ancora parecchia. E non basta scopiazzare gli effetti grafici: la differenza sta in piccolezze come questa della migrazione. Nel poter creare un array RAID trascinando le icone degli hard disk, nell’avviare apache e samba con una spunta, nell’avere la cartella home crittografata in modo trasparente con un paio di clic.

Linux “prende spunto” ed in qualche caso migliora. No, Compiz Fusion non ha più stile di Aqua, per ora è solo un’accozzaglia di effetti grafici carini e qualche volta utili. Un’accozzaglia che uso ed aspettavo da parecchi anni, ma è un altro discorso.

Windows si fa gli affari suoi, e quando scopiazza dimostra di non aver capito ciò che sta copiando. In qualche modo, però, evolve anche lui e sono curioso di vedere che piega prenderà negli anni a venire.

7/8/2007

Sensori

Tag:, , — oracolo @ 12:37 am

Un esperimento semplice semplice.

  • Munitevi di macchina fotografica digitale o cellulare in grado di scattare foto
  • Munitevi di telecomando ad infrarossi
  • Andate al buio
  • Puntate il telecomando verso l’obiettivo della macchina e premete tasti a caso sul telecomando
  • Osservate le lucine che compaiono sul display della macchina e meditate: lei vede l’infrarosso, voi no
  • Eventualmente scrivete il colore delle luci nei commenti, pare ci sia una certa variabilità in funzione del sensore

6/8/2007

Tre di pentacoli

Tag: — oracolo @ 12:41 am

(In un mazzo relativamente recente, il Rider-Waite, i denari vengono chiamati pentacoli. La ragione c’è, ma mica posso dirvi tutto io.)

Il tre di pentacoli è quella cosa che ci si mette insieme ed ognuno fa la propria cosa per benino, non che fai tutto tu senza interpellarci e poi ancora rompi le scatole.

Si deve fare? Ed allora si fa. Un buon progetto, divisione dei ruoli, aderenza alle specifiche e quel genere di determinazione da mulo che compie miracoli – perché “è intelligente, ma non si applica” fa più figo ma alla fine della fiera perde da “è stupido come un panettone di cemento ma si impegna tantissimo”. Pare che, panettone su panettone, Melegatti abbia tirato su una piantagione di felini in Trentino (e con una mano sola!).

L’obiettivo è stato raggiunto, le aspettative sono soddisfatte. Cooperazione e lenta pianificazione sono le parole chiave. La cazzuola c’entra marginalmente, un pizzico di fard è proprio su un altro pianeta.

4/8/2007

Viaggio – 22

Tag:, — oracolo @ 12:08 am

Corrente alternata

«Studio il lento volver della ruota
calcolando l’attrito ed il momento
e la sua volontà tutta m’è nota.»

«Vedo» dico all’uomo «ed il lamento
che pare di sentire ad ogni giro?
Annega la mia strada il suo tormento

«Il mio cuore!» sbotta lui, «Né più io m’iro
né m’affanno, dal dì in cui lo gettai
nel marchingegno che tutt’ora ammiro

e studio. Geme, e non si ferma mai.»
«Pietra storta! Macini il tuo cuore?
Non provi amor, né sentimenti dai!»

«Rido di rime sì banali… muore
il saggio se ascolta la burrasca.
Fu mia scelta imposta dal dolore.

Or brilla la mia mente, così fresca
che penetra il deserto, e lo capisce.»
Com’uomo prigionier ch’infine esca

la ruota guardo, sulle pietre lisce
e il mastro, e le parole tetre
sussurrano una vita che finisce.

3/8/2007

Arte

Tag:, , — oracolo @ 12:52 am

Attenzione: post ad alto contenuto di link e fastidiose autocitazioni. Solo i più coraggiosi arriveranno in fondo. Fra loro, i virtuosi apriranno tutto in tab con una sfilza di clic del pulsante centrale. No, in questo sito non vedrete link che si aprono da soli in una nuova pagina, mi dispiace; ringraziate del libero arbitrio che vi è stato testé regalato.

La mia considerazione era banale al punto che qualcuno ne fa da anni una forma d’arte – incidentalmente, l’uomo iperrealista ha modellato parecchi pupazzi per Labyrinth, tra cui Ludo.

Salto logico tra l’ardito ed il “non c’entra una mazza”: l’arte concettuale è dipendente dal contesto. Un innaffiatoio può essere artistico se mi aspetto che lo sia, ma entro certi limiti.

2/8/2007

Otto di coppe

Tag: — oracolo @ 7:32 am

L’otto di coppe rappresenta quei momenti, nella vita, in cui è necessario alzarsi dallo scalino su cui ci si è seduti per sedersi su quello immediatamente antistante.

A chiunque è capitato, dopo aver ingoiato numerose caramelle gommose senza masticarle, di carpire i sottili segreti che differenziano lo stomaco animale da quello umano; ebbene, l’otto di coppe è quel momento di rassegnata consapevolezza, non già un’improvvisa illuminazione ma un lento manifestarsi di una realtà scomoda.

È la necessità di proseguire. Anche se questo comporta l’abbandono delle scarpe.

Grazie alla fluidità delle coppe ed alla doppia, tetragona concretezza dell’otto, l’otto di coppe si sposa bene sia in comune che da soli. È particolarmente apprezzato dall’associazione nazionale medici dentisti.

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