Banalità

31/1/2007

Pensiero magico

Tag:, , , — oracolo @ 2:07 am

Ho un’intera categoria, qui, di articoli incomprensibili.

Il nome non è casuale: so di essere poco comprensibile anche quando cerco di esserlo, non perché il mio cervello macini chissà quali concetti ma perché sono poco versato nell’arte di mostrare i collegamenti tra i pensieri – per lo più futili e ripetitivi, ma non divaghiamo – che popolano la mia voce interiore.

Un tema ricorrente all’interno degli articoli incomprensibili è il pensiero magico. Mi riferivo ad esso in Paradigm Shift e tutte le volte in cui ho scritto di Yesod.

Ora ho l’opportunità di far parlare qualcun altro al mio posto, e l’occasione è ghiotta. Un articolo che esamina il pensiero magico presta parole sensate ai miei pensieri confusi.

Forti della nostra razionalità, siamo immuni da certe aberrazioni paleolitiche.

Bere acqua da una bottiglia a cui si è tolta l’etichetta, rimpiazzandola con la scritta “VELENO”.

Chiudersi da soli in una stanza in penombra e ripetere per cinque minuti “Dentro all’armadio c’è un mostro orribile, quando aprirò l’armadio mi mangerà”. Dopo cinque minuti aprire l’armadio.

Qualcosa di antico è al lavoro, nel disagio che queste situazioni innocue generano. Qualcosa che non riusciamo del tutto a sopprimere. E’ la via di uscita da situazioni troppo assurde per essere affrontate a colpi di equazioni, è il padre della creatività.

Sogneremo un manichino dorato, sia io che voi, nelle prossime notti: non sarà suggestione, non ci sarà una spiegazione banale. Sarà l’opera della mia potente magia.

Però fate i bravi, quando anche voi sognerete il manichino tornate qui a dirmelo. E non aspettatevi di riavere indietro i soldi se sognate, invece, un koala: la mia magia è potente ma non ama i miscredenti ed i taccagni.

30/1/2007

Linguaggio

Tag:, , — oracolo @ 2:08 am

Un video piuttosto forte – nel senso di emozionalmente coinvolgente, nel bene o nel male, non di divertente – di una donna autistica che cerca di mostrarci come vede il mondo e come deve reagire ad esso.

è in grado di scrivere molto velocemente usando una comune tastiera, quindi la seconda parte del video spiega (usando sottotitoli ed una voce sintetizzata) cosa vediamo nella prima parte e come interpretare i suoi mugolii ed i gesti ripetitivi.

Il video non vuole parlare, in realtà, dell’autismo. Il punto cruciale è che il nostro modo di rapportarci con l’ambiente e di comunicare è solo uno dei modi possibili: anche il suo lo è, anche se a noi appare imbarazzante, fastidioso, a tratti anche spaventoso.

Ciò che mi ha fatto riflettere è che alcuni gesti, alcuni suoni riportano la memoria all’infanzia, a quando ero capace di fissare l’acqua corrente per venti minuti senza battere ciglio. C’è qualcosa di primordiale nel modo che ha questa donna di interagire con gli oggetti che è in tutti noi, ma viene mascherato o trasformato dall’esperienza e dalle convenzioni.

Lei non può controllare certi gesti ripetitivi, non può evitare di cadere in circoli viziosi – una conoscenza superficiale dell’autismo non mi permette di scendere nello specifico o di usare termini più appropriati – perché le costerebbe una significante quantità di energia mentale. Altri, a quanto pare, riescono a confinare certi comportamenti inusuali ai momenti di privacy, pagando come prezzo uno stress notevole.

Il video vuole parlare di linguaggio, di come il linguaggio ci definisca. Avevo già sfiorato l’argomento, con il solito atteggiamento forzatamente criptico e supponente; è una banalità, anche il mio linguaggio parla di me. Che influenza ha sulla nostra vita la capacità o l’incapacità di comunicare ciò che sentiamo, di decifrare il linguaggio altrui?

Qualcuno dei commentatori di YouTube chiedeva se davvero si possa parlare di linguaggio: un linguaggio è tale se almeno in due lo capiscono. Senza questo requisito quel video mostra davvero solo rumori ed un lamento fastidioso.

Silentmiaow sostiene di aver avuto riscontri positivi da altri autistici, testimonianze a conferma di un modo comune di sperimentare la realtà. La cosa non mi stupisce, anche se pare che l’autismo sia molto complesso e ricco di sfaccettature.

Silentmiaow esprime il suo mondo, all’interno del blog, con dovizia di dettagli e fa capire che c’è una coerenza interna che non sospetteremmo se ci fermassimo all’apparenza.

26/1/2007

Lego armi

Tag:, — oracolo @ 3:45 pm

Attenzione, pacifisti: una Desert Eagle completamente fatta di mattoncini Lego.

Poiché questi tizi vendono non solo le istruzioni, ma anche i mattoncini, un interrogativo mi strugge: dove si procurano tutti quei pezzi neri? Hanno scovato una scatola già in vendita con grandi astronavi/castelli/case/robottoni neri, la comprano, la smontano e rimontano pistole? O ci sono delle confezioni con mattoncini generici? O la Lego vende direttamente mattoncini su ordinazione ai grossisti? O…

E’ un mondo complicato.

[Anche oggi, via Gizmodo]

25/1/2007

L’orologio del ritardatario

Tag:, , — oracolo @ 7:00 am

Anni fa, quando ero addirittura più ritardatario di adesso, avevo l’abitudine di premere periodicamente a caso il pulsante “set time” sulla mia sveglia. L’effetto era di impostare l’ora in avanti di un numero sconosciuto di minuti; quando superavo una certa soglia, ed era palese che la sveglia fosse troppo avanti, rimettevo l’ora corretta e ricominciavo il processo.

Questo mi teneva sempre sulle spine, perché non potevo sottrarre lo scostamento dall’ora segnata per ricavare l’ora esatta; idealmente, mi costringeva a prendere sempre in considerazione l’idea che l’ora segnata potesse essere pericolosamente vicina a quella esatta.
Non troppo efficiente come sistema per prevenire i ritardi, ma evidentemente qualcun altro ha avuto la mia stessa idea

[via Lifehacker]

24/1/2007

5 idee per accumulare stress

Tag:, , , — oracolo @ 7:08 am
  1. Cercare di esercitare controllo su tutto.
    Invece di concentrarsi sul momento attuale, concentrarsi su come ottenere un particolare risultato nel futuro.
    Cercare di controllare le altre persone. Poiché le altre persone sono incompetenti ed inaffidabili, è necessario tentare di influire non solo su ciò che fanno ma possibilmente anche su quello che pensano.
    Cercare di controllare il tempo atmosferico, l’andamento dell’economia, eventi vari ed eventuali e magari anche Dio. Imparare a convivere con l’idea che anche un solo attimo di distrazione potrebbe essere fatale all’intero universo, perché Dio non solo esiste, ma è un’entità crudele e frivola.
  2. Cercare di sfondare nella vita.
    Baloccarsi con l’idea di poter lasciare un segno tangibile della propria presenza sulla terra. Alimentare la sensazione di non sentirsi veramente a casa, di non aver realizzato tutto il proprio potenziale, di poter diventare famosi. E’ importante considerare questo come un punto di arrivo, poiché chi diventa famoso può permettersi di trascorrere la giornata a godere della propria fama.
  3. Cercare la soddisfazione all’esterno.
    Questa è facile: lavorare un mucchio per procurarsi cose da poter sfruttare al massimo nei momenti in cui non si lavora, per convincersi di aver fatto una cosa buona ad aver lavorato per procurarsele. Funziona anche se non si riesce a lavorare abbastanza da potersele procurare; anzi, meglio, perché è più facile invidiare chi riesce a procurarsele.
  4. Cesellare e scolpire la propria personalità.
    Anche questa non dovrebbe essere troppo difficile: difendere con vigore le proprie posizioni, non scendere a compromessi, assicurarsi di aver sempre ragione ed attrezzarsi per farlo sapere agli altri. Esprimere la propria opinione con il dovuto vigore ed esigere, per ogni piccola cosa che si è fatta, rispetto ed ammirazione. Si è persone veramente speciali ed il mondo deve saperlo.
  5. In sintesi: impegnare tutta le proprie energie per essere più di quello che si è adesso, ed avere di più di quello che si ha adesso.

Liberamente tratto da questo post di Helgi Páll Einarsson, per cui l’autore originale chiede una piccola donazione. Presumo l’abbia scritto per dimostrare al mondo quanto valga, e che la donazione gli serva per avere più di quello che ha adesso, eccetera eccetera. Non è così grave, suvvia.

23/1/2007

Precisazioni tecniche

Tag:, , — oracolo @ 7:42 am
  • Grazie ad Alex King, da qualche mese questo blog è ottimizzato anche per la visione su cellulari e palmari. Se avete qualche contratto che vi consenta di non spendere un occhio quando navigate via GPRS o UMTS, puntate il browser del vostro gadget al solito indirizzo – http://www.ainsophaur.it/blog/ – e vedrete direttamente la versione mobile.
  • Ricordate, o voi amanti degli RSS (non sapete cosa sono? Presto, correte ad informarvi) che è disponibile anche un feed RSS per i commenti. Giusto per evitare di dover tornare qui a verificare se vi ho risposto. Alla larga da questo sito, è un postaccio! Fruite del fruibile tramite il vostro reader preferito. E se avete un blog su splinder, meditate se non sia il caso di abbandonarlo anche solo per il fatto che i feed sono “monchi”, e costringono a visitare direttamente il vostro blog per poter leggere per intero i post.
  • C’è qualcosa nel layout del sito che vi disturba? Chessò, eccesso di glitter? Fatemelo sapere e vedrò di rimediare.

22/1/2007

Transformers

Tag:, — oracolo @ 7:57 am

Come potrebbe non essere utile una giacca-zaino-cuscino?

Giacca – zaino
Giacca – cuscino

[via Gizmodo]

21/1/2007

Tag

Tag:, , , — oracolo @ 1:19 am

Una caratteristica fondamentale del cosiddetto web 2.0 è l’uso estensivo di tag, o etichette. Google si ostina a chiamarle label, ma non è una cosa di cui ci occuperemo.

Usare tag è un sistema di classificazione come un altro. Mi imbatto in qualcosa di nuovo ed adotto una strategia per assegnargli un posto nel mio sistema cognitivo.

La strategia più in voga negli oscuri tempi precedenti al tagging era la classificazione gerarchica: un siamese è un gatto, un gatto è un felino, un felino è un mammifero, un mammifero è un animale. Poco importa che ci sia un ampio consenso sulla gerarchia, perché l’importante è che il gatto abbia una sua precisa collocazione nell’albero ideale che ha alla radice concetti molto ampi ed i cui rami si specializzano via via.

Il tagging segue un approccio completamente diverso: il siamese è un gatto, ha i baffi, ha quattro zampe, è peloso, gioca con gomitoli. Queste caratteristiche non sono intrinsecamente organizzate in gerarchie, ed altri oggetti possono condividere caratteristiche molto particolari o molto generali. Non c’è un albero, ma una nuvola di concetti collegati ad ognuno degli oggetti che voglio classificare.

In ambito informatico classificare ha uno scopo ben preciso, ossia quello di poter recuperare velocemente quello che ho classificato. Chiunque navighi in internet sa quanto sia facile accumulare oggetti di ogni tipo e quanto possa essere difficile recuperarli a posteriori, tanto che molti adottano semplicemente l’approccio di non porsi il problema e lasciano che un motore di ricerca faccia per loro lo sporco lavoro nel caso in cui, in futuro, ci sia bisogno di recuperare dati con cui si è già venuti a contatto. Altri salvano tutto in una cartella documenti che presto supererà il terabyte, e si rendono conto di come avere troppo sia tragicamente simile a non avere nulla – è inutile conservare il porno: sebbene sia intrinsecamente ripetitivo, di rado viene voglia di rivedere lo stesso film.
Quando si parla di tagging è facile imbattersi in un articolo molto popolare, un’analisi cognitiva del tagging. L’articolo è ben scritto e spiega perché il tagging stia avendo molto successo.

La prima cosa che fa il nostro cervello è assegnare tag. Quando vedo un gatto penso “baffi, coda, unghie, fusa, pelo”; astrarre le caratteristiche comuni ai quadrupedi o ai felini è un passo successivo dell’elaborazione.

Cionondimeno questo passo viene sempre compiuto, e la nostra mente classifica l’aggraziato animale sia in base ad una nuvola di tag che all’interno di una struttura ad albero. La differenza tra il nostro cervello ed una qualsiasi struttura informatica, però, è che il nostro cervello non ha bisogno di bilanciare i dati. Se divento esperto di gatti la mia mente si popola immediatamente di categorie aggiuntive (soriano, certosino, sphinx (urgh!)), ma le mie cartelle di posta no. Devo farlo io, e questo significa un lungo processo di riclassificazione dei contenuti precedenti. Chiunque di noi si trova a disagio se scopre di avere una cartella “Cose divertenti” che contiene cento elementi, ed una “Nozioni scientifiche” che ne contiene due. Cercare una fra le cose divertenti diventa difficoltoso, e di contro non ha senso una categoria separata per soli due elementi.

Per questo quando si deve cercare una posizione ad un oggetto all’interno di una gerarchia predeterminata ci si blocca: il cervello inizia a riconsiderare tutta la struttura della gerarchia alla ricerca di ottimizzazione, di rami troppo spogli e rami troppo pieni, e deve decidere dove posizionare l’oggetto in modo che sia facile recuperarlo e che possibilmente non sia mai necessario spostarlo.

Con il tagging non esiste tutto questo: il cervello si ferma un passo prima. Assegna etichette, e la nube si forma da sola.

Quasi.

Non sono l’unico ad essersi accorto che tutto questo tagging invoca la nascita di uno standard di qualche tipo. E’ intuitivo, ad esempio, che sia estremamente inefficiente dover assegnare tag come “Gatto Gatti Cat Cats Carino Tenero Peloso Cute…” e chi più ne ha più ne metta. La nuvola di tag risultante è così eterogenea che chi si trovi a fare ricerche potrebbe trovare risultati completamente diversi se cerca “Gatto” o se cerca “Gatti”, in funzione delle tendenze classificatorie del popolo.

Del.icio.us ha adottato un approccio che considero azzeccato: all’atto di dover assegnare dei tag, se l’oggetto è già presente nel sistema di classificazione propone quelli già usati e più popolari. Questo porta a consolidare la struttura, e come risultato il mio insieme di tag di del.icio.us è piuttosto compatto e razionale.

Flickr, d’altro canto, non può usare un approccio simile perché ogni oggetto è intrinsecamente nuovo e non è stato etichettato da nessun altro. Infatti i miei tag su flickr appaiono piuttosto casuali.

Ma questi tag devono essere utili a me oppure agli altri? Io sostengo la prima ipotesi, cercando tuttavia di usare tag consolidati in modo da aiutare la comunità facendo il mio interesse. Altri taggano selvaggiamente, sperando di veder nascere una stella danzante dal caos.

Per gli amanti della sega mentale scegliere una manciata di tag diventa difficile quasi come scegliere una categoria: nulla è più divertente che cercare di complicare le cose facili, visto che le cose complicate sono sempre difficili da semplificare. Difatti quando nasce un nuovo tag non posso fare a meno di ritaggare i vecchi elementi aggiungendo le novità… e questo rende il mio utilizzo dei tag simile ad una struttura gerarchica più lasca in cui i rami possono collegarsi in punti arbitrari dell’albero (e forse inficia completamente l’utilità del processo).
Ogni post di questo blog è già da tempo sottoposto ad un tagging automatizzato – e severamente corretto a mano – per essere dato in pasto a technorati, ma per una sorta di pudore che si impadronisce di me quando mi avvicino ad un nuovo mezzo ho preferito non pubblicizzare troppo la cosa, e non appesantire le pagine con parole in libertà in fondo ad ogni modesto contributo. Le cinque categorie con la I (Incazzoso, Incomprensibile, Intimista, Inutile ed Inviàggio) continuano a svolgere egregiamente il loro mestiere: ricordarmi che la creatività muore se priva di binari.

19/1/2007

Delle faccine

Tag:, — oracolo @ 10:31 am

Sono bandite da questo blog – commenti a parte – giusto per prendere le distanze dall’uso che ne faccio di solito: un uso smodato.

La mia scelta delle faccine è condizionata da vari fattori. Grado di formalità, intensità delle emozioni da esprimere, stile di faccina usato dall’interlocutore. In qualche raro caso prendo in considerazione il display del destinatario e la resa grafica dello smiley, ma per fortuna il più delle volte non ho abbastanza informazioni per farlo.

:-) è molto formale, come le sue amiche dotate di naso. Diciamo che con il classico non si sbaglia mai: anche i peperoni dovrebbero riconoscerle come faccine. Il dilemma irrisolto è come comportarsi con le parentesi. La bocca sorridente fa da parentesi chiusa o bisogna aggiungerne una ulteriore, con il rischio di ricadere in quelle faccine storpiate da smorfie di estrema euforia o dolore di cui taluni abusano? (Per fare un esempio pratico: così :-) (oppure così? :-))

:), :(, :/ e varianti sono più veloci da scrivere ed hanno un aspetto affabile, ma alcuni dei miei interlocutori potrebbero non interpretarle correttamente. Mi è capitato di corrispondere con atelematici che mi considerano abbastanza folle da aprire parentesi dopo i due punti o credere che :/ faccia parte di un url (http://penisland.net: in effetti, con un url così c’è poco da stare allegri.)

^_^ è tra le preferite… ricordo che agli albori delle mie esperienze internettare non ne coglievo la simbologia. Si presume che al giorno d’oggi quasi tutti i navigatori riescano a vedere una faccia sorridente in quei due circonflessi, ma nonostante tutto uso questo smiley con cautela. Il punto di forza è che può essere facilmente esteso a ^_^’ o ^_^; , facilmente riconoscibili dai mangofili come sorriso con goccioline di sudore, ed ha una sua variante pittoresca in -_- , forse una delle faccine più azzeccate ( :| non è altrettanto incisiva) per rappresentare forte sgomento e delusione.

Se conosco l’encoding dell’interlocutore e sono sicuro che le vocali accentate arrivino intonse talora impiego la coppia è_é e é_è , che fa egregiamente le veci di >:-( e :-( , risparmiando altresì un carattere.

Poi ci sono i forum, croce e delizia di questi ultimi anni. Lì non c’è molto da scegliere in quanto a faccine. Gli stessi “admin” che impongono argomenti e tono al forum impongono (volenti o nolenti) anche le faccine da usare. Ce ne sono di carine, per carità (Una banana che balla...) ma spesso sono o troppo meste o troppo enfatiche – ed è una vera piaga dover usare Faccina MOLTO sorridente quando si vorrebbe semplicemente abbozzare un sorriso…
I forum zelanti invece di usare un markup specifico convertono direttamente le controparti testuali in faccine grafiche, con risultati altalenanti. Capita addirittura di veder storpiare gli url come l’atelematico di cui sopra: httpFaccina confusa/google.com

Il maestro indiscusso dello scempio rimane Microsoft Messenger. La mia opinione potrebbe essere viziata dal fatto che non lo uso, ma lo subisco: non so come si comporti il client ufficiale, ma quando gaim si trova di fronte ad un Power User di Messenger – uno di quegli utenti che collezionano ed usano decine e decine di faccine e faccione – l’output è un flusso continuo di mestizie animate di varie forme e colori. E’ come se Messenger permettesse all’utente di specificare quali sequenze di caratteri vadano sostituite con faccine; qualche genio nella mia lista di contatti ha subito pensato di sostituire tutte le “e” con un bel gif animato da 120×120 pixel. Se qualche buon’anima mi svelasse l’arcano nei commenti avrebbe la mia eterna gratitudine: la colpa è di gaim, di Messenger o dell’utonto?

11/1/2007

Viaggio – 21

Tag:, , — oracolo @ 2:21 am

Curioso: continuo a viaggiare da solo. Ma non è sempre stato così.

Mentre rimugino su quello che girava la mia attenzione viene catturata da un manifesto a colori, parzialmente affisso su un grande muro – per il quale sarebbe appropriato un grande pennello, ma è un altro spot.

Un neonato, dipinto in un color arancio molto acceso, tiene in mano forchetta e coltello. Mi guarda con un’espressione divertita e crudele, e sopra di lui un fumetto recita:

“E tU, sicURo dI noN GiraRE in TOndo? COme fInIRà QueSTO VIaggIO?”

Le lettere sembrano ritagliate da riviste e giornali, come se ci fosse bisogno di camuffare una calligrafia tipografica: il neonato arancione e sequestratore si prende gioco di me. Estraggo un rossetto economico dalla tasca (che ci faccio con un rossetto in tasca?) e rispondo direttamente sul manifesto, in un angolino:

“L’ho già detto: finirà dov’è iniziato. E’ una cosa bella. E non compro niente.”

Mi allontano ripetendo “E’ una cosa bella”, ed ogni volta sembra quasi che i brividi diminuiscano. Ma manca qualcosa, lo sento.

Avevo dimenticato il rossetto sotto al manifesto. Lo recupero, guardo il neonato e non riesco a trattenere una smorfia. Gli disegno occhiali e baffi ma non diventa ridicolo: cambio bruscamente direzione, spaventato.

Newer Posts »

Powered by WordPress