Banalità

20/11/2006

Viaggio – 20

Tag:, , — oracolo @ 1:39 am

Finita la canzone, ho deciso di fare ancora due passi. E’ una di quelle serate in cui non si può davvero dire di no ai lampioni.
Decido di assecondare i sensi unici anche se sono a piedi: se non posso dire di no ad un lampione, figuriamoci cosa potrei inventarmi per disobbedire ad una imperiosa freccia bianca – ed alla sua amica, la sbarra bianca in campo rosso.

Sperimento con curiosità che i sensi unici hanno un poderoso intuito: capiscono dove vorrebbe dirigersi il pedone, lo conducono nelle vicinanze della meta e poi sbarrano la strada sul più bello.

Dopo essermi visto negare l’accesso in almeno un paio di occasioni – senz’altro opportunità che non si presenteranno più, i distributori gratuiti di sorrisi sono bighelloni e non amano stazionare troppo a lungo nello stesso incrocio – maledico la malsana idea di rispettare i sensi unici a piedi.

Proprio nel punto del monologo in cui chiamo Dio a testimone di quanto sia stupido essere schiavi delle proprie regole, prorompendo in uno strozzato grido di dolore, vedo un compagno di disavventure intrappolato in un circolo vizioso.

«Scusa, credo che la segnaletica sia sbagliata…»
«COSA?»
«Volevo dire: ti sei accorto che, in questo punto, se continui a seguire le frecce non esci mai dall’incrocio?»
«E tu ti sei accorto di quanto il tuo monologo mancasse di protasi e di mordente? Mi stavo addormentando nel momento più drammatico.»

Il fellone mi ha colpito con maestria. Accuso il colpo e taccio, imbronciato: che diamine, non sarà stato un gran monologo, ma almeno era sincero.

«E sentiamo, perché dovrei star qui a sentir demolire la mia modesta ma aggraziata prosopopea da un poveretto che non riesce ad uscire da un incrocio perché ha deciso di non contraddire i sensi unici?»
«Francamente non saprei. Tu che puoi, vattene: io ho da fare, qui, e tu chiaramente no.»
«Lo facevo per te. Vedi, anche io seguivo i sensi unici, ma poi ho capito che stavo rinunciando a ghiotte opportunità di esplorazione…»
«Tu non hai capito niente. Giro e rigiro perché aspetto. Non è per tua scelta che hai smesso, ma per qualche fortuita coincidenza.»
«Cosa?»
«Hai capito bene. Per qualche scherzo della natura sei riuscito a liberarti del tuo stupido vincolo, ed ora credi di poter insegnare agli altri come fare. Non è merito tuo. Potresti essere ancora lì a girare, proprio come sto facendo io, ed invece giù di monologo.»
«Ma tu perché giri?»
«Lei verrà, e mi libererà uccidendomi.»
«Addirittura? Non c’è altro modo?»
«Certo, c’è. Ma non lo vedo. Questi sensi unici parlano chiaro. Finché lei non verrà, io girerò.»
«La ami?»
«Come si può amare qualcuno che ti pianterà un semaforo nel cuore.»
«Cioè per niente?»
«Cioè tantissimo. Come dicevo, non hai capito niente. Ora, se per favore tu volessi lasciarmi girare in pace… potrebbe arrivare da un momento all’altro.»

Sento dei passi. Un po’ mi fa pena, ma sono convinto che stia esagerando la situazione, o che parli per enigmi solo per convincermi di aver qualcosa da dire. Ripasso mentalmente il mio monologo.

Eccola. Viene dalla strada ad est. E’ bella, ma in modo vistoso. Mi appoggio ad un muro con la schiena, non voglio perdermi lo spettacolo. Ci sono notti che istigano al sadismo.

Lui smette di camminare e le rivolge uno sguardo di supplica. Lei si avvicina risoluta, con un sorriso vitale dipinto sul volto. A guardarla bene, direi decisamente dipinto. Non ha in mano semafori od altre sciocchezze – se proprio vuole ucciderlo, dovrà strangolarlo, o spezzargli il collo, o usare qualche arte (non saprei dire se marziale o meno).

Tira dritto e prosegue verso ovest.

Lui riprende a girare ed io non sono da meno, visto che voglio scambiare due parole a bassa voce.

«Psst… non ti ha ucciso, visto?»
«E’ stato il suo più grande regalo.»
«Lasciarti qui in balia dei sensi unici?»
«Continui a non capire.»
«Sveglia! Non sa neppure chi sei! Vieni via con me, è quasi l’alba.»

Mi rivolge uno degli sguardi più tristi che io abbia mai visto in uno specchio; poi si volta ed ostenta indifferenza, esaminando un grande divieto d’accesso.

L’ho lasciato lì a girare, non ho tempo da perdere. A suo modo, secondo me è felice. Chissà, forse un giorno lei arriverà e lo ucciderà per davvero. Nel frattempo brucia parecchio.

15/11/2006

Percezione a corto raggio

Tag:, — oracolo @ 8:25 pm

La natura di macchine da polling è ancora più manifesta in un ciclo di controlli continuo, che fa da sfondo a qualsiasi pensiero razionale – ad un livello più basso di quello di altri pensieri di natura ossessiva di cui sporadicamente parlerò. Ma torniamo ai controlli ciclici.

Sono banali, ovviamente, ma non ne conosco l’entità su soggetti diversi da me stesso. Si tratta di:

  • controllo sulla posizione del portafogil
  • controllo sulla posizione del cellulare
  • controllo sulla posizione delle chiavi di casa

a questi tre controlli vanno aggiunti, nel caso di un viaggio in treno,

  • controllo sulla posizione dello zaino
  • controllo sulla posizione della giacca

Poiché ogni controllo è ciclico e richiede una certa quantità di risorse di elaborazione, è evidente che è meglio non aumentare il numero di oggetti che potenzialmente possono essere persi o lasciati in giro per evitare di trasformarsi in vegetali, una volta esaurite le risorse e raggiunta la soglia di attenzione zero.

12/11/2006

Lotta allo spam

Tag:, , — oracolo @ 10:49 pm

Giusto per sboronare dimostrare che può essere fatto, ho scaricato ed installato Bad Behavior su questo blog usando solo il cellulare.

Adesso proverò a postare un commento per verificare che il suddetto Bad Behavior non cassi troppo eventuali poster e poi cancellerò tutto come omaggio all’impermanenza lascerò tutto ai poster-i come proof of concept (fai ciao con la manina, impermanenza – dopo la sfacchinata, voglio che questo stupido post venga inciso nella pietra).

È tutto.

11/11/2006

Faux Pas

Tag:, — oracolo @ 12:00 pm

Quando andate in Italia, attenzione ai calzini bianchi.

10/11/2006

Commerciale

Tag: — oracolo @ 9:09 am

Perché quelle sbarre in alto? Nessuno riuscirà mai ad arrampicarsi fin lassù – eppure filtra un po’ di sole, anche se qui in basso è tutto neon e cielo coperto.
C’è fin troppo chiasso. Spostano casse, promettono regali per la famiglia, con il loro camice azzurro.

Fuori di qui ti aspetta la solita utopia. Non l’hai scelta e suona sbagliata e crudele, ma tra una visita e l’altra acquista una pericolosa familiarità. Qualcuno o qualcosa deve far pulizia.

6/11/2006

Scèmless plàg

Tag:, , — oracolo @ 5:41 pm

E’ più imbarazzante scrivere senza saper scrivere o fotografare senza saper fotografare?

Vi saprò dire. Tutti a vedere le foto banali! Il peggio dei due mondi ad un prezzo irrisorio.

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