Ritorno
Dovrei quasi essere di ritorno, se tutto è andato bene.
Ne approfitto per salutarmi.
Dovrei quasi essere di ritorno, se tutto è andato bene.
Ne approfitto per salutarmi.
“Quand on dort, on oublie de tout”.
Questa frase, tratta da una pagina di Spirou a sua volta riportata dal mio libro di francese delle medie (“Mais, avez vous le mot?” per i feticisti) ritorna spesso in mente quando sto per addormentarmi.
In qualche caso, fa capolino anche quando lo stress è troppo: quando si dorme, si dimentica tutto. Per me il sonno è una potente droga, un provvidenziale rifugio.
…è recuperare, sporadicamente, i post vecchi e ripulirli: collegamenti mancanti, errori di battitura che erano sfuggiti ad una prima lettura (che poi sarebbe terza o quarta rilettura, ma preferisco far finta di scrivere così male solo perché non ci perdo troppo tempo dietro), plugin che ora ho disinstallato e che spampanano tutti i post che ho scritto assumendo che sarebbe sempre stato attivo…
Spero di rileggere, un giorno, tutta la roba che ho scritto o questo sarà l’ennesimo lavoro inutile.
Raccogliendo un numero imprecisato di tappi delle bottiglie di Coca Cola, te li regalavano.
Erano cilindrici, con la scritta “Coca Cola” ed una decorazione vegetale tutt’intorno.
Non so esattamente perché, ma li ho desiderati tantissimo. Forse era per la raccolta punti, forse perché ci stava molta Coca Cola ed io ero molto assetato quando tornavo dalla spiaggia (qui in Sicilia, dove dovrei essere mentre leggete ma non mentre scrivo, il clima tende ad essere torrido al limite del desertico).
Li ho desiderati ardentemente proprio come le posate in acciaio con il manico in plastica colorata ed una piccola clessidra per segnare il tempo. Giovane consumista inesperto, non riuscivo a dare un nome a questi istinti che prendevano il sopravvento.
Ora che sono cresciuto, dico che “Ho la scimmia”. Questo blog è pieno di scimmie, a saper cercare.
Con gli anni, nasce un vero antagonista all’assurdo che ha popolato lunghi momenti della mia vità.
Nasce una familiarità con momenti completamente diversi ma uniti da qualche particolare. Una sensazione di sentirsi a casa anche quando non si è a casa, un filo di seta tra momenti distanti.
Uno tra questi fili (banale, ovviamente) è l’estate. Vedo che i blog sono ricolmi di temporali estivi, e questo non farà eccezione: misteriosamente, nella mia memoria è nato e si è consolidato il temporale estivo. Non importa dove io sia; una linea unisce tutti gli odori ed i cieli grigi ed i tuoni in lontananza, ed io sono vivo in un punto a caso (o in tutti i punti?) di questa linea.
Il nuovo nato non è l’unico; poi si parlerà (o se ne è già parlato?) di settembre, dei lampioni a luce gialla, della notte e della solitudine davanti alla tastiera. Ma non adesso, ché non si può essere in più posti contemporaneamente (o sì?)
Nei prossimi 15 giorni vagherò per lo stivale: Roma, Benevento, la Sicilia…
Non noterete grossi cambiamenti, qui. Appariranno in automatico alcuni post scritti in anticipo (potenza di WordPress), e forse qualcuno genuino.
L’unico avvertimento è che eventuali risposte ai commenti potrebbero tardare addirittura più di quanto non facciano usualmente. Nulla di troppo grave.
Abbracci & baci.
Dovendo partire per lidi ignoti, ho cercato di portarmi dietro la maggior parte della mia vita telematica e di lasciare il resto su server che gentilmente si prestano.
Mi sono quindi munito di Firefox Portable, e l’ho installato (completo dei miei bookmark, password salvate, impostazioni e quant’altro) all’interno di un disco virtuale crittografato con Truecrypt che ho prontamente collocato sulla mia chiavetta usb, insieme alla versione “traveller” del suddetto software in modo da poter montare il dispositivo su un computer qualunque senza bisogno di installare nulla. Lo stesso ho fatto con Portable Thunderbird, per poter controllare la posta senza impazzire troppo dietro all’orrida webmail, e con Portable Gaim.
Ho anche Torpark, per ogni evenienza, ma non progetto di visitare siti abbastanza pericolosi da giustificare un simile grado di paranoia…
Le innumerevoli mailing list a cui sono iscritto sono state tutte spostate sul mio account gmail, la cui webmail è praticamente l’unica a poter sopportare un volume di traffico sostenuto senza che l’incauto utente si suicidi per la lentezza e/o scomodità. I filtri permettono un tagging comodo ed agevolano la consultazione.
Questo è il piano A, quello che prevede un accesso moderato ad un pc altrui con minime possibilità di interazione (leggi: sul quale potrebbe dar fastidio anche un reboot, perché potrebbero esserci altri utenti loggati a cui non posso dar fastidio). Può ovviamente fallire in alcuni punti: nel caso di un computer veramente vetusto, potrebbe non essere possibile leggere chiavette usb o potrebbero esserci problemi a far girare le applicazioni. Non sembra, ma la maggior parte del pianeta e la totalità dei non-geek che conosco usa ancora 486 con 16 mega di ram e senza porte usb e non ha bisogno di nulla in più.
Nel caso il pc sia, invece, moderatamente recente e/o potente e che mi venga dato il permesso di fare ciò che mi pare, ho a disposizione un’altra chiavetta autoavviante con su installato Damn Small Linux-N e le applicazioni di cui sopra opportunamente configurate, più qualche altra cosina superflua e piacevole.
Nel caso il pc sia moderatamente recente e/o potente ma non riesca a fare il boot da chiavetta usb (capita fin troppo spesso, speriamo che in futuro…), ho la stessa immagine di DSL-N pronta a partire in una macchina virtuale grazie a QEMU.
Nel caso il pc non sia un pc ma sia un Mac… mi salvo grazie alla stessa immagine ed a Q, il port di QEMU ottimizzato per OS X.
Veniamo, invece, a quello che non risiede sulle mie chiavette ma in giro per la rete. Ho preso di mira i poveri signori di Netvibes ed ho saturato ben nove “linguette” con:
Ogni volta che faccio il login su netvibes e che le nove linguette caricano freneticamente, sento delle bestemmie in lontananza. Non so se urli di più il mio browser o il loro server, ma propendo per la prima ipotesi: questo famoso “web 2.0″ sa essere esoso.
Dopo tutta questa preparazione, è probabile che nel mio pellegrinaggio vacanziero non incontri nessun luogo dove infilare le chiavette (nessuno dia consigli, per favore) e che la rete più vasta a cui riesca a collegarmi sia quella GSM, con un po’ di fortuna. Ma non importa: ho soddisfatto il mio impulso irrefrenabile a personalizzare, selezionare, comprimere, portarsi in tasca un pezzetto di mondo… e soprattutto ho fatto qualcosa di profondamente inutile, e questo dovrebbe bastare a giustificare qualsiasi impresa titanica.
Di fronte ad un elogio sperticato o ad una critica asperrima (notate la padronanza della grammatica… potevo dire asprissima, ed ho detto asperrima. Spero mi dedichino una statua equina in via Petrarca, nonostante la deplorevole abitudine di inserire punti fermi tra parentesi) ci sono due possibili reazioni, curiosamente contrapposte: l’aderenza alla critica o all’elogio, o il forte desiderio di dissentire.
Il neutro lascia il tempo che trova; il polarizzato polarizza, in un senso o nell’altro.
Finché si tratta di elettrostatica nessuno si lamenta, solo è curioso che si applichi anche alle conversazioni tra entità passionali e sudanti.
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