29 Agosto
Bene, dovete sapere che il 29 Agosto di tanti anni fa… (continua…)
Trovate le sue avventure su fat-pie.com
Per ora ci sono sei episodi, ecco il primo:
Non so dirvi se sia disgustoso, imbarazzante, noioso, terrificante, introspettivo o stupido… giudicate da soli.
Credo di dover ringraziare Oneiros per l’adozione.
Con l’intento di migliorare la vita, folle (o genio?) crea ibridi bio-meccanici.
Gli ibridi sono tutti uguali e per questo spaventano.
Gli ibridi lottano e perdono, la vita trionfa;
Gli ibridi lottano e vincono, l’evoluzione trionfa;
Gli ibridi lottano e pareggiano, ed imparano la convivenza pacifica.
Alla mia mente non piace essere vincolata al presente.
Talora esplora il passato, di solito è incastrata nell’immediato futuro. Contrappone ciò che sta facendo a ciò che vorrebbe fare.
I geni sono spesso distratti: mentre passeggiano, il pensiero è al lavoro su qualcosa di eccezionale. La mia mente si accontenta di perdere tempo, invece, fatta eccezione per quei rari casi in cui riesco a darle qualche giocattolo che la tenga impegnata in modo costruttivo.
Ci sono momenti in cui riesco ad incatenarla alla luna, ad un albero, al suono dei miei passi. Istanti in cui vivo solo nel presente.
Sparita la voce saccente, gli occhi guardano la strada come se fosse la prima volta. Vedono forme e colori. Troppe forme e troppi colori per poter essere riassunti da una parola sola, nonostante la prassi imponga una sintesi brutale.
Per pochi minuti nulla è banale.
E scoprì che i numeri non hanno nessun sapore particolare, al di fuori di quello che si attribuisce loro. Il due sembrava avere una sua completezza, il sei un gusto appagante e pieno, il cinque qualcosa di marziale: ma nel complesso nulla di scientifico.
«E se andassimo in campagna?»
«Sì, va bene, è parecchio che non ci andiamo.»
«E se andassimo in campagna?»
«Se ti fa piacere, andiamoci pure: per me fa lo stesso.»
«E se andassimo in campagna?»
«Certo, come vuoi tu.»
«E se andassimo in campagna?»
«Ok, andiamo.»
«E se andassimo in campagna?»
«Ok.»
«E se andassimo in campagna?»
«Hm.»
«E se andassimo in campagna?»
«…»
«E se andassimo in campagna?»
«…»
«E se andassimo in campagna?»
«…»
«E se andassimo in campagna?»
«E CHE PALLE! NO, NON NE HO VOGLIA!»
«Non è mica il caso di prendersela, però. Ho solo proposto di andare in campagna.»
(sinonimo)
Solo dieci minuti al giorno!
C’è chi li usa per avere addominali scolpiti: non commettere questo errore, cogli l’occasione e impara il codice morse!
Riduci all’osso la comunicazione! Liberati di quel fastidioso linguaggio non verbale! Smetti di suggerire all’interlocutore quello che intendi dire anche quando non vorresti! Linea linea punto, e via!
Speculando su argomenti di indubbia originalità* come l’importanza degli spazi tra le parole e delle pause nel discorso, mi sono fermato dopo un breve volo sulla natura degli intercalare. Mah.
Mah è la logica conclusione. Mah è ciò che arresta il flusso, è la parola di tre lettere che squarcia il velo di Maya o che sottolinea la nostra permanenza al di qua di esso.
Naturale opposizione alla sillaba sacra “Ohm”, Mah non richiede particolare esercizio per essere pronunciata correttamente; l’unico prerequisito è quello di pronunciare il suono della “a” in modo simile a quello di una “o”, per poi assumere un’espressione a metà tra il meditativo ed il disilluso.
Che tu abbia appena ascoltato un aneddoto imbarazzante, che tu sia stato ferito da gravi accuse, che l’amico ti abbia aperto il suo cuore e aspetti un responso, con Mah vai sul sicuro.
Boh è da ignavi, invece.
*penso che la smetterò di alludere al titolo del blog nei contenuti; la cosa rischia di diventare davvero banale. I commenti sono svincolati dal rigido regolamento, comunque: abusate pure.
Ciò che trovo davvero fastidioso è che la stizza e il fastidio nascano spontaneamente, mentre l’affetto vada innaffiato e curato.
La simpatia e la reciproca stima germogliano con facilità, ma sono fragili; maturando si legano ad affetto o fastidio, e siamo da capo.
L’autostima va potata periodicamente, quando non ci pensano le intemperie.
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