Banalità

31/5/2004

Rituale di Sigillazione della Pipeline

Tag:, — oracolo @ 1:08 am

Per la mente razionale la realtà è unica e parzialmente prevedibile, le leggi conosciute della Fisica garantiscono fin troppa oggettività, alcune cose semplicemente non esistono o non possono accadere.

Una parte di noi non riusciremo mai a convincerla. Quella per cui c’è un sottile legame tra cose apparentemente scorrelate, quella che rende minaccioso un corridoio buio, quella che in fondo è convinta che un moto di volontà possa scatenare tempeste.

Queste due visioni inconciliabili mi lottano dentro, e di rado emerge un vincitore. Quando succede, di solito sono guai.

Pensate che questo blog sia troppo freddo e impersonale?

Zer0

Tag:, , , , — oracolo @ 12:29 am

Zer0 ed i suoi occhialuti compagni sono legati alle montagne russe. Montagne russe banali: scendono, ma non in caduta libera. Procedono, assecondando gli scatti della cremagliera, verso un lago nero posto molto più in basso. Da vicino puzza anche un po’, ma l’odore lo sentono solo gli occhialuti che stanno per immergersi.

Il paesaggio è più banale del percorso; verrebbe da dire nuvoloso, se ci fossero nubi. O sole, o qualsiasi altra cosa. Per fortuna, ogni tanto si transita in una nube di vapore. Ciò spezza la monotonia.

Adesso Zer0 attraversa una nube di vapore.
Adesso esce.
Adesso ha gli occhiali appannati.

1) Zer0 è un Mago. Deride i suoi compagni che preparano sigilli, eseguono rituali e bevono intrugli. Usa la Vera Magia per disappannarsi elegantemente gli occhiali. Non funziona. Non aveva abbastanza convinzione.

2) Zer0 è un Mago. Va in astrale, e dialoga con il suo Vero Sé. Il suo Vero Sé gli ricorda che, in fondo, è un tonno. Al ritorno dall’astrale gli occhiali sono disappannati.

3) Zer0 è un Mago. Si toglie gli occhiali per pulirli con lo straccetto, e nota che vede egualmente bene con o senza occhiali. Inizia a parlare di questa cosa ai compagni, ma quelli si prodigano in una valanga di obiezioni. Si rimette gli occhiali puliti e tace.

4) Zer0 è un Mago. Non si cura dei metodi per disappannare gli occhiali. Nulla succede per caso: cerca di capire quale sia il disegno dietro al progressivo apparire delle nubi di vapore. Elabora una teoria legata agli attrattori strani ed agli stati di coscienza alterati, e capisce come prevedere la prossima nube. Sbaglia, ma capisce perché in questa lista manchi il 7 ed il corretto uso delle minuscole per i nomi comuni.

5) Zer0 è un Mago. Dopo un breve rituale, capisce di essere cieco e sostiene di aver disappannato gli occhiali. I compagni gli dicono che non è vero; nulla sostituisce l’esperienza personale, tuttavia. In Magia, la pratica è tutto.

6) Zer0 è un Mago. Si accorge di essere cieco. Esegue un rituale piuttosto complesso per il disappannagio degli occhiali. Al termine del rituale, vive felice e con gli occhiali disappannati. Forse. Ma chi se ne frega.

8) Zer0 è un Mago. Dirige la sua Vera Volontà in modo che gli disappanni gli occhiali. Capisce che la sua Vera Volontà non è quella di avere occhiali puliti. Sente qualcuno che grida, rivolto al paesaggio: “Fiiiico…” La sua Vera Volontà lo spinge a prendere lo straccetto ma qualcuno, dal punto 13, gliel’ha fottuto.

9) Zer0 è un Mago. E’ talmente avanti, nel suo cammino, che sa che potrebbe disappannarli con la semplice Vera Volontà. Sceglie di pulirli con lo straccetto, e tutti lo ammirano per questo. Nascono, tra i compagni, scuole che insegnano a disappannare gli occhiali con la volontà. Per riuscirci bisognerebbe essere illuminati come Zer0.

10) Zer0 è un Mago. Si accorge di essere cieco, e rinuncia a pulirli. Rimuginerà su come può aver capito che gli occhiali erano appannati.

11) Zer0 è un Mago. Se ne sbatte degli occhiali.

12) Zer0 è un Mago. Scopre un nuovo, veloce e potente rituale per pulire gli occhiali senza straccetto. I compagni dicono che non funziona perché è completamente diverso da quanto tramandato. Eppure, dopo qualche minuto gli occhiali si disappannano.

13) Zer0 è un Mago. Frega lo straccetto del vicino, e ci pulisce gli occhiali.

14) Zer0 è un Mago. Dopo un breve rituale, gli occhiali si disappannano. I compagni gli dicono che non è vero, ma sono tutti ciechi. Si convince che il rituale non ha funzionato, sebbene lui sia l’unico vedente ed abbia gli occhiali puliti.

15) Zer0 è un Mago. La Tradizione vuole che, senza un adeguato rituale, gli occhiali non si disappannino. “Stronzate”, pensa. E gli occhiali rimangono appannati per sempre.

16) Zer0 è un Mago. Capisce che, occhiali appannati o meno, non c’è poi molto da vedere. Convince i compagni a buttare gli occhiali, visto che sono un peso inutile. Alcuni dicono di vederci quanto prima, altri dicono di non vedere più nulla ma tanto non c’è nulla da vedere, altri ancora vogliono tornare a vedere come prima e maledicono Zer0.

17) Zer0 è un Mago. Esegue il suo solito rituale di disappannagio istantaneo. Questa volta non funziona. Visto che funziona solo il 50% delle volte, dovrà studiare ancora ed imparare a concentrare meglio la Volontà.

18) Zer0 è un Mago. Estrarre lo straccetto, od eseguire un rituale, farebbe capire ai suoi compagni come la pensa. Quindi si tiene gli occhiali appannati. In fondo, cosa c’è da vedere?

19) Zer0 è un Mago. Si toglie gli occhiali, si guarda in giro. “SIAMO LEGATI E CI DIRIGIAMO VERSO UNA POZZA NERA! VI RENDETE CONTO DI QUANTO SIA ASSURDO?”, urla. Medita ininterrottamente sulla sua paradossale situazione. Giunge all’illuminazione, e butta gli occhiali. I suoi compagni lo considerano un cretino, ma lui non se ne cura.

20) Zer0 è un Mago. Deride i suoi compagni che preparano sigilli, eseguono rituali e bevono intrugli. I suoi compagni iniziano a credere che lui sia il depositario della Vera Magia per disappannare gli occhiali; quando gli chiedono lumi, lui parla di palmizi e piante grasse. Che uomo saggio.

21) Zer0 è un mago. Sa che la vera magia consiste nel pulire gli occhiali con lo straccetto, e deride i metodi fantasiosi dei suoi compagni. Sfortunatamente, lui non esce mai dalla nube di vapore. Una coincidenza, comunque.

22) Zer0 è un Mago. Estrae lo straccetto e pulisce gli occhiali. Sentiva che sarebbe arrivata una nube di vapore. Lo sente sempre. Solo qualche volta è stato colto di sorpresa, ma dormiva.

23) Zer0 è un Mago. Muove ritmicamente le dita, e gli occhiali si disappannano. Cerca di convincere i compagni che il modo di disappannare gli occhiali è muovere ritmicamente le dita, ma nessuno di loro ci riesce. Loro sono incapaci, lui è un ciarlatano.

30/5/2004

Contando pecore

Tag: — oracolo @ 12:13 am

La sabbia è calda, il cielo è limpido, i miei piedi si fanno pesanti.Così pesanti da non riuscire a muoverli, e sento la sensazione salire. Caviglie, ginocchia, un unico blocco di piombo inamovibile.

Un respiro, due respiri, tre respiri, e la pesantezza raggiunge il bacino. Vorrei aprire gli occhi ma sono concentrato sulle sensazioni, sul corpo che diventa tutt’uno con la terra. Un respiro, due respiri, tre respiri ed il busto è pietra, le braccia granito. Solo la testa è leggera, e conta un respiro, due respiri, tre respiri.

Ora posso capire cosa prova una montagna, cosa pensa una strada asfaltata sotto il sole estivo. Nulla mi tocca, nulla mi sposta, io sono nulla. Ci sono sempre stato e ci sarò per sempre.

Il mio respiro è un ciclo eterno: un respiro, due respiri, tre respiri, potrei rimanere qui per tutta l’eternità. Forse lo farò.

Un brillìo scende dal cielo; un sottile filo di sabbia dorata scivola dal sole e cade due dita sotto il mio ombelico. Non mi scivola addosso, mi riempie come se fossi cavo. Un respiro, due respiri, tre respiri e vengo invaso da un tepore benefico. Mentre la sabbia mi colma, dalla punta delle dita esce un fumo nero che una brezza leggera disperde in fretta.

Un respiro, due respiri, tre respiri e non c’è che sabbia tiepida dentro me. Quieto, partecipo della bassa vibrazione dell’universo.

29/5/2004

Biofilia

Tag:, — oracolo @ 11:45 pm

Un minuto di silenzio per tutta la vita che c’è sulla terra; prendi un mucchietto di aminoacidi e guarda come, dopo qualche milione di anni, ti ritrovi con tutto questo gran casino e questo ciclo continuo di vita, morte, rinascita.

A qualsiasi scala: un calabrone, una balena, una muffa, un pensiero, un ricordo. Sì, assumo che siano vivi anche loro, in qualche modo non troppo evidente, e concedo il beneficio del dubbio anche ai cristalli.

Non so se ci si affezioni al passo felpato, agli occhi da sfinge, al miagolio o alle fusa, o all’illusione dell’idea che si ha di tutte queste cose. L’unica cosa certa è che capisci meglio quanto tieni alle cose, quando qualcuno ti ricorda che non è scontato che ci siano.

28/5/2004

Media composizione dei contrari

Tag:, , — oracolo @ 12:34 am

Dice: «Sono poche le parole con tre sillabe uguali consecutive». Una è patatata, nel senso di colpo di patata. Che colpo, la patata! Mi ha fatto venire un colpo, ed andare un polpo, non so se in automezzo o in autointero. Comunque una piovra o comunque coi tentacoli, che sono come i pericoli ma tentano. Però non ci riescono, quindi rientrano come possono. Possono smentisce e afferma di non essere uscito, del resto se lo chiamano possono un motivo ci sarà. Speriamo, l’ultima volta non c’era, era con Alessandro a Magnare. Passò un nodo, che sarebbe stato gordiano se Danguard non avesse preteso i diritti. I rovesci erano invece disponibili e abbondanti, specie sulle alture e nelle mediure, le bassure erano alticce e traevano tracine tracimanti in Tracia (e le tracine tracimanti: «Trainateci!» mentre altre, affini ai tonni, «Tranciateci con grissini!» – tragico tranello). Interviene l’architrave con fare sbarazzino, che ingaggia una lotta senza quartiere col comune e inchiappetta la regione riducendola in cattivo stato. Divenuta regina, scavalca la frontiera e raggiunge la scacchiera, dove travolge alfiere, torre, re, cavalli golosi, faringosi e tracheosi, un paio di pedoni e perde punti dalla patente. Impugna la patente ormai spuntata e ci picchia Woody Woodpeeker, il quale stringe accordi con i diritti sul nodo e produce una stretta armonia che tutti fischiettano, non riuscendo ad innalzare il contrabbasso d’ordinanza.

27/5/2004

Evocare

Tag: — oracolo @ 1:53 pm

Intere giornate a seminare idee. «Devi assolutamente vedere…», «Non hai mai ascoltato…?», «Vorrei che tu leggessi…».
Parlare, ricordare, rievocare, per trasformare qualcuno che ci è caro nel più grande esperto delle nostre sensazioni.

Nulla mi toglie dalla testa che se esistesse una persona così simile a me finirei con l’odiarla, o la considererei la persona più banale dell’universo.

Per sentirsi più belli si modificano i propri lineamenti, o si cercano specchi che deformino nel modo giusto. C’è chi si innamora della propria immagine a tal punto da volerla eterna, e chi non può fare a meno di cambiarla piuttosto spesso. In questo doloroso processo di muta, Uno grida che vuole esistere, e non si rende conto di esistere anche in silenzio.

Uno vorrebbe evocare in uno sconosciuto la propria emozione, per avere la prova che è reale. Ci riesce solo se ha una scintilla che non si trova per strada, e dopo l’evocazione le certezze non sono aumentate. Al più lo sconosciuto diventa un ammiratore tirato a lucido, lievemente più riflettente, che mormora: «Però, mica male come specchio».

26/5/2004

Matematica esistenziale (tentativo di)

Tag:, , — oracolo @ 12:08 pm

Assioma:Sia m il numero di interessi, ed n il livello di approfondimento in ciascuno di essi. Sia k Il prodotto di m e n. Ogni individuo è caratterizzato da un proprio k, che si mantiene pressocché costante negli anni.

Considerazioni

  • Avere a che fare con k molto diversi dal proprio è pericoloso. k molto inferiori suscitano eccessivo orgoglio, molto superiori ammirazione ai limiti del ragionevole.
  • k è connesso in qualche modo con la memoria, ma la relazione non è facilmente esplicitabile.
  • E’ da considerarsi ignorante sia chi possiede m molto alto, che m molto basso. Alto e basso sono termini oggettivamente soggettivi, ma soggettivamente oggettivi.

Esercizi

Provare a valutare il proprio m, il proprio n ed il proprio k.
Mettere questi parametri in relazione con quelli di chi si frequenta abitualmente.
Constatare che un m tendente a zero o tendente a più infinito esercita un fascino morboso.
Chi scrive si colloca fra gli individui con m molto elevato ma k più basso della media. Scrivere un componimento di almeno 100 parole sull’argomento “Come affrontare un mondo dove tutti sembrano più di te senza convincersi che tutti siano più di te”. In alternativa, scrivere un haiku sull’argomento “Come sfuggire alla tendenza a compararsi con il prossimo in termini di maggiore o minore in un mondo per natura competitivo”.

24/5/2004

Viaggio – 6

Tag:, , — oracolo @ 12:51 am

Ho camminato sulla riva del mare, facendo strani incontri. Dopo mi sono seduto ed ho guardato le onde, rapito. Un colore più rassicurante di quello di stamane (o era stasera?), e quel suono che sembra di sentire prima di addormentarsi, come se ci fosse una memoria ancestrale che sussurra “Provieni da me”.

E’ passato un uomo, e mi ha fissato ironico mentre sedevo con le gambe incrociate.

«E’ così bello, eh? Eppure non ci vieni mai, qui. Come non sei venuto tutte le volte che ti ho proposto di andare su in campagna, a respirare i fiori e guardare le ciliegie.»
«Se si fosse trattato solo di ascoltare, guardare e respirare sarei venuto. Sai bene che c’era un secondo fine. Volevi trovare una conferma al tuo modo di vivere. Volevi convincerti che tu sapevi e sentivi cose che a me erano sconosciute.»
«Quante palle, per qualche gita in campagna. Sempre chiuso in quella stanzetta, davanti a quello scatolone, ti perdi tutto il bello della vita. Non sai godere di un tramonto, di un cielo stellato… guarda come sei ridotto. Esiste altro, fuori da quella porta.»
«E’ comodo, per te, pensare che sia tutto così semplice. Che io non sappia sentire come sai tu. Ma io non sono cresciuto in mezzo ai campi come te, ed il mio sentire è diverso. Per te è distorto; per me è naturale.»
«L’uomo è uno solo, la natura è una sola, e tu sei distante da lei. Non ti sei neppure accorto che è primavera inoltrata.»
«Tu credi? Pensi davvero che in me non ci siano quelle voci, solo perché non ne parlo? Io invece penso che tu non vedrai mai la poesia dei lampioni accesi, la sera, non sentirai la musica del centro commerciale, non ascolterai i messaggi che pulsano in una luce al neon»
«Tutte cose fredde, morte, distanti dalla natura e dal giusto ordine delle cose.»
«E tutte cose vicine all’uomo, che pare non essere così naturale come vorresti. Continuo a camminare, ho visto un meraviglioso McDonald laggiù in fondo. Cari saluti.»
«Disgustoso…»
«Grazie del complimento.»

Poveraccio, aveva ragione anche lui. Ma è un gravissimo errore, quello di credermi insensibile. Neppure i macigni sono completamente insensibili; semplicemente, non hanno intenzione di raccontare a tutti quello che provano.

«Non è vero, Giulio?»
«…»

Giulio è proprio un bravo sasso. Un giorno diventerò come lui.

23/5/2004

Osservatore interno

Tag:, — oracolo @ 12:11 am

In assenza di un osservatore esterno , ci si può soffermare un secondo sulla straordinarietà di avere un osservatore interno che analizza i moti dell’anima senza prendere parte ad essi.

Qualcuno sorveglia e sa che è strano che l’umore scenda durante una giornata di sole, senza nulla da fare. Sa che non è il caso di prendersela per una simile stupidaggine, sa che invece di piangersi addosso sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche.

Viene messo a tacere da innumerevoli fattori, ma è vigile e giudica. Detesto trovare spiegazioni razionali che lo blocchino o ne minino l’obiettività; giustificarmi dinanzi a me stesso, cercando al di fuori cause plausibili per i miei comportamenti illogici.

Sebbene detesti farlo, cerco comunque le cause: se sono triste è colpa di una parola sbagliata detta da qualcuno, di una coincidenza fortuita e negativa, al limite del tempo atmosferico.

Sopraggiunge la sensazione che dentro di noi ci sia lo stesso caos che fuori da noi, e che mettersi a costruire modelli per spiegare i nostri comportamenti sia un po’ come prevedere il moto delle nuvole. Ci si riesce, ma alla fine sembrano comunque fare quello che vogliono.

22/5/2004

Se

Tag:, — oracolo @ 9:53 am

SE

un uomo di razza caucasica, noto per la sua encomiabile capacità di estrarre
virtuosamente viti dalle loro sedi all’interno dei contenitori metallici
polifunzione meglio noti come “case per pc”, ed altresì rinomato per la
celerità con cui perde le suddette viti all’interno di uno spazio tutto
sommato ristretto come quello della sua angusta camera;

SE

quest’uomo, nell’atto di mettere in opera la sua capacità per porre rimedio ad
una spiacevole situazione che coinvolgeva l’elaboratore personale di un suo
prossimo consistente nell’impossibilità di avviare il medesimo
(l’elaboratore, non il prossimo) nonostante le ripetute e concitate pressioni
del tasto di accensione;

SE

quest’uomo, per l’appunto, dopo aver fruito della sua micidiale dedizione ed
aver scoperchiato questa struttura futurista contenente ogni sorta di ben di
dio, la trova sprovvista di una fondamentale periferica nota come disco duro,
albionamente “hard disk”;

SE

altresì, scopre al suo interno una piccola zucchetta arancione sorridente ed
un ironico bigliettino della Cassa di Risparmio con su scritto: “Dolcetto o
scherzetto?”

E’… FINIIITAAAA!

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